Perché la Lega non molla Silvio Berlusconi per formare un governo con il M5S, visto che i due gruppi parlamentari avrebbero i numeri per una maggioranza? La spiegazione ufficiale, naturalmente, può andar bene ai gonzi: la fedeltà all’alleanza, il che presupporrebbe che in politica i patti siano rispettati, cosa che non è e non è mai stata. Tanto meno quando fra due alleati ce n’è uno, il Carroccio, che doveva restare socio minore e invece, alle elezioni, ha sopravanzato chi era primo, cioè Forza Italia.

La motivazione è più pratica e terra terra: se Matteo Salvini decidesse di rompere con l’arzillo leader forzista, i proconsoli di quest’ultimo – si dice – scatenerebbero la ritorsione nelle Regioni del nord governate assieme, ovvero Lombardia, Veneto, Liguria e, da poco, Friuli-Venezia Giulia, facendo cadere le rispettive giunte. Il che sarebbe politicamente incomprensibile nell’ultimo caso, a urne appena chiuse, e semplicemente catastrofico nelle prime due, poiché vorrebbe dire perdere il controllo su bilanci che valgono da soli come uno Stato nello Stato.

Si dice. Proviamo a immaginare lo scenario. Salvini, dopo settimane di inconcludenti trattative che l’hanno fatto passare, beninteso in coppia con Di Maio, come un vincitore che non porta a casa nulla, in nome del superiore bene della Patria toglie l’alibi ai grillini sacrificando le ragioni di coalizione, ossia di fazione, e scarica la zavorra di Arcore. Il Berlusca lo accusa di tradimento, e parte lancia in resta in una vendetta immediata (immaginiamo già Brunetta con l’elmo e l’alabarda), sciogliendo le sue truppe regionali dal vincolo di lealtà.

Ma siamo proprio sicuri che gli azzurri sparsi per tutto il Settentrione scatterebbero sull’attenti, felici di perdere poltrone da assessori e consiglieri, correndo verso elezioni anticipate in Regioni dove si voterà fra due anni o dove si è appena votato? Possiamo davvero dare per pacifica la convinta obbedienza di capi, capetti e gregari locali di un partito, Forza Italia, che gode di pessima salute e che si condannerebbe al rischio di racimolare risultati imbarazzanti, visto che la Lega ha il vento in poppa? Siamo così certi che gli elettori punirebbero i leghisti e premierebbero i forzisti?

Magari stiamo suggerendo a Salvini una mossa che più che coraggiosa, è temeraria, ma un governo che metta mano ad una nuova legge elettorale (che avvantaggerebbe, come sempre accade, chi la vara, cioè Lega e M5S), sarebbe l’unica soluzione possibile per liberarsi una volta per tutte dell’ingombro berlusconiano, e dall’altra parte per togliersi di torno l’altro speculare pelo superfluo nell’agone, il Pd. Salvini dovrebbe correre il pericolo, contando sulla fifa e la disgregazione già in atto tra le file dell’alleato, accelerandone l’inevitabile passaggio di una parte in quelle sue (il presidente ligure Toti ha già un piede mezzo dentro, per esempio).

Salvini, su, da’ un meritatissimo calcio al Caimano e rompi gli indugi. Non perché ci si aspetti il sol dell’avvenire da un futuro bipolarismo Lega vs M5S (questo sistema fintamente democratico andrebbe sbaraccato dalle fondamenta), ma perché noi si è stufi, arcistufi, strastufi di dover continuare anche solo a parlare e scrivere di un signore che ha concorso a rovinare, con le sue televisioni e la sua corruzione da quattro soldi, l’antropologia dell’italiano, producendo derivati minori come quell’altro bullo che si crede statista, Renzi. Più che una critica politica, il nostro è un odio estetico. Dunque etico. Dunque politico.