da Venezia

Se si libera una posizione da Ambasciatrice presso le Nazioni Unite, o da Presidente della Camera dei Deputati, sappiano lorsignori delle risorse umane che Concita De Gregorio nel curriculum ha anche un documentario da regista. La nota giornalista ex direttrice dell’Unità – affiancata da Esmeralda Calabria, montatrice e regista davvero – sfoggia tutte le sue migliori amicizie per raccogliere 60 minuti di chiacchierata autocelebrativa: interviste a 13 donne italiane famose + (e che non si dica che è stata un’operazione elitista) 2 donne prese a caso dal popolo. Un’oretta simpatica, perché comunque i vecchi fanno ridere, in cui si parlotta di famiglia, sesso, fidanzatini, politica. Non c’è un filo conduttore, un messaggio, una degna documentazione storica, una posizione politica; niente.

Chiariamo subito che come filmino di compleanno sarebbe stato carinissimo. Ad esempio, se per i 90 anni di Natalia Aspesi Concita avesse avuto l’idea di farle un video di auguri con le sue amiche, un video in cui oltre agli auguri si dicessero anche delle cose in generale sulle donne, su quanto è bello e complicato a volte doloroso essere donne, con anche magari degli spezzoni di filmini d’infanzia, e se poi lo avesse montato con le musichine Fandango di archi pizzicati e poi lo avesse proiettato nel salone di Natalia subito dopo la torta, io sarei stato contento. Certo, non sarebbe stata un’opera cinematografica, ma sicuramente alla festeggiata avrebbe fatto piacere. Non è da escludere che lo avrebbe anche fatto vedere alle nipotine, magari una sera di agosto che erano a casa ad annoiarsi.
In questo senso sorprende un po’ che invece che a casa Aspesi sia stato proiettato alla Mostra di Venezia, dove magari nella sala affianco c’era Jim Carrey che parlava di Andy Kaufman. Però va bene, ormai è andata. Passiamo velocemente alle frasi più rilevanti della pellicola. “Non mi importa niente della paura di invecchiare”. “La pazienza in amore è determinante, è vincente” (bella). “È quasi impossibile amare un’idea se non si è mai amata una persona” (carina). “La verginità è una perdita di tempo”. “La famiglia è più bella quando la scegli tu tra gli amici, non per forza tra i parenti […] La famiglia è una stronzata”. “Le donne non si prendono mai troppo sul serio”.

La cosa più dolorosa, su cui forse vale la pena fermarsi un attimo, è il disprezzo per la bellezza fisica. In più circostanze le anziane signore parlano (spesso dichiarando il falso) di come loro abbiano nascosto la loro bellezza, o almeno non l’abbiano sfruttata, addirittura se ne siano vergognate. L’idea implicita di fondo è che la bellezza è una qualità che non tutti hanno, è immeritata, non va sudata e divide ingiustamente il mondo in belli e brutti; dall’altra parte c’è l’intelligenza, che secondo questa grottesca visione sarebbe invece democratica, diffusa omogeneamente in tutte le teste, meritata o almeno meritabile, e che quindi dà luogo ad una sacrosanta divisione tra buoni intelligenti e stupidi cattivi. Questa idea ormai tristemente egemone nel femminismo (la stessa che portò la Boldrini a denigrare i concorsi di bellezza e le sue partecipanti), è molto presente nel documentario e sprofonda ancora più in basso il giudizio su un’opera altrimenti insignificante. ⊥