«Minchia!» esclama d’impulso dal tavolino di uno Starbucks della Grande Mela il siciliano d’America Gianni Riotta, figlio della voluttuosa Trinacria ma cittadino adottato dal Nuovo Mondo. Sotto il tondo vitreo occhialuto del cowboy Riotta scorre, nel riflesso nero opaco dello schermo made in Silcon Valley, il titolo albionico dell’irrinunciabile Finalcial Times: Five Star and League strike Italy government deal. Con circospezione colpevole il buon Johnny si accorge immediatamente della deplorevole sicula coprolalia e pronto censura il vergognoso gergo con un censorio «Oh My God».

Yankee Riotta non crede ai propri occhi pieni di sdegno e soprassedendo sulle immagini dei corpi e il sangue di Gaza, la sua attenzione si concentra sull’Italia e sul governo M5S-Lega. Sarà per il suo coraggio e per il suo essere ormai americano ma il soldato Riotta comprende l’importanza della battaglia per la libertà e dal suo smartphone, al pensiero trattenuto in gola di “fetusi”, bombarda gli avversari delle democrazia con tweet affilati attraverso la cote della sua sagacia.

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Il buon Johnny inebriato allora da grattacieli di acciaio e vetro, dal rumoreggiare della vita operosa della modernità a stelle e strisce, estrae dal cilindro della sua intelligenza cretina – parafrasando Sciascia – l’allocuzione spot di superficiale genialità: Strapaese non passerà! Camminando nello stato di minoranza, senza lumi a guidarlo, Johnny inciampa in Strapaese con tutta la forza della vulgata, del flatus voci di chi parla di una “italietta” mai esistita o teorizzata se nelle sue paure litotiche di un modernista pronto a negare tradizione e comunità. Pensando di offrire appiglio contro il probabile nuovo esecutivo il buon Riotta giunge infine a rivelare l’assenza di sostanza delle sue posizioni, schernendo con l’ingenuo pensiero del finto apolide una piattaforma culturale storicamente centrale nella storia d’Italia.

Sudato per lo sforzo che richiede essere un progressista nei tempi bui del populismo, finalmente Johnny può chiamare deciso il cameriere e ordinare il meritato ristoro del caffè: lungo, americano si intende. Nell’aria si ode una musica lontana e famigliare:

Tu vuo’ fa’ ll’americano Mericano, mericano, ma si’ nato in Italy.

Minchia… che bella l’America mormora il fu siciliano divenuto parvenu di oltre Oceano.