Non esistono dati statistici a riguardo, ma abbiamo l’impressione che negli ultimi anni l’ironia sia aumentata. Con ‘ironia’ intendiamo anche tutto lo spettro di parole più o meno sinonime: satira, umorismo, comicità. Tutto ciò che in qualche modo nasce come eirōneía, dissimulazione, e finisce per generare quella piccola dose istantanea di piacere che è la risata.

L’impressione, insomma, è che nella realtà materiale, e soprattutto nella realtà virtuale, da un po’ di tempo si scherzi di più. Chi prima pubblicava foto al mare con le amiche, oggi preferisce condividere un fotomontaggio di Salvini. Chi prima esprimeva pensieri di argomento politico in forma seria, adesso li traspone in forma ironica, sperando che risultino più pungenti – o almeno divertenti.

Descritta così, la moda dell’ironia sembrerebbe quasi una buona notizia. Potremmo essere diventati semplicemente tutti più allegri. Purtroppo temiamo di no. Continuando a non avere dati statistici, possiamo supporre che questa sovrapproduzione di ironia corrisponda ad una tendenziale rimozione della serietà dal proprio orizzonte. Se l’ironia è dissimulazione del proprio pensiero, nascondersi costantemente dietro lo scudo dell’ironia rischia di tagliare i ponti con il pensiero non dissimulato. Chiariamo: ridere è bellissimo; ma, come sempre, c’è una misura. Linearizzando al massimo potremmo dire che se la speculazione dell’ironia supera la produzione di realtà seria, il sistema diventa instabile e tende al collasso. L’ironia generalizzata è quindi una forma di psicosi collettiva. È il tentativo di massa di esorcizzare la realtà circostante. È il dispositivo di autodifesa di una fascia di persone costrette in un limbo sempre più affollato, dove le risorse materiali ancora non scarseggiano ma le prospettive incupiscono. È la lotta di classe masochista, post-proletaria e post-borghese, combattuta con le ultime armi rimaste, la “cattiveria” e il “cinismo” soft-core.

Si dice spesso che “la realtà ha superato la satira”, ed è proprio lì che bisognerebbe avere la forza di far saltare il tavolo, tornare seri. Nella dinamica attuale, invece, sembra che nulla possa invertire la tendenza di un continuo rilancio nichilista, ovvero innanzitutto verso ciò che non è, ciò che è dissimulato. Nel mondo della post-ideologia, dopo la coalizione di rossi e neri, tutto il senso sembra smarrito. Il caos, cioè la legge della giungla, diventa legge dello stato. Il forte mangia il debole davanti agli occhi dei medi che ridono, tremano, e sperano di non essere già i prossimi deboli.