Quando gli autoritarismi crollano le prime cose a venir giù, assieme al leader, son le opere e le effigi che più lo ricordano. È successo con le statue di Stalin, di Lenin, di Hussein. È successo in Italia con Mussolini. Ora il politicamente corretto vuole cancellare un pezzo di storia. La scritta “Mussolini Dux” sull’obelisco del Foro Italico deve essere rimossa, Ronchi dei legionari deve diventare “dei partigiani”, “non passa lo straniero”  non deve più essere un verso della canzone del Piave. Nei tempi recenti, con un leggero ritardo di settant’anni, queste sono le proposte parlamentari. Perché seppur lontani da un fascismo che fu, e dai pochissimi rigurgiti di esso rimasti, vi è ancora un esercito di falsi perbenisti che vede, in un capitolo di storia finito, un male fin troppo vivo, col risultato di spargere benzina su un fuoco che sarebbe da tempo spento, alimentando così un conflitto che è reso imperituro. Perché la domanda è questa: che senso ha, nel 2015, cancellare una scritta espressione e testimone della storia italiana, non distrutta nemmeno alla fine della guerra? Che senso ha oggi cambiare nome ad una città da Ronchi “dei legionari” a “dei partigiani”? Oltretutto il nome deriva dai famosi legionari di D’Annunzio che proprio da Ronchi partirono in marcia verso Fiume; un titolo dunque dovuto ad una ben precisa motivazione storica, mentre partigiani a Ronchi ve ne sono stati come nel resto d’Italia. Queste e tante altre –purtroppo- le atroci proposte di non pochi perbenisti che in nome dell’ignoranza e della loro ideologia anacronistica vogliono cancellare la storia con progetti evidentemente antistorici. Ed il problema maggiore, in tutto ciò, è che molte volte a sproloquiare son parlamentari e politici che anziché pensare a risolvere gli enormi problemi economico-sociali che affliggono la nostra nazione, perdono tempo in queste ridicole e futili questioni.

Oltretutto, se le cose bisogna farle, che si facciano per bene. Dunque, se del fascismo non deve oggi rimaner più traccia per i posteri, che si cancelli tutto quello che ad esso è legato. Si chiamino ruspe e scavatori, e via a smantellare Latina, Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontina (il famoso “agro pontino bonificato”, magari, per far prima, vi si potrebbe semplicemente riportare fanghiglia e malaria). Via pure Guidonia e Colleferro. E che dire poi dell’EUR? Un quartiere così elegante e sfacciatamente archeofascista è un pugno in un occhio rispetto ai fatiscenti palazzi di cemento dei quartieri circostanti. Però, insomma, tutto qui? Via i contratti regolari ed il limite delle otto ore lavorative. Già, questi italiani smidollati non lavorano, non producono, dormono mentre il mercato e la finanza incalzano; per non parlare poi di queste madri che appena partoriscono pretendono di stare a casa a spupazzarsi la prole, quale affronto! Sedici ore almeno, e tutte d’un fiato. E il sussidio? Ma ci rendiamo conto? Soldi pubblici dati a dei disoccupati, e che quindi non lavorano? Poi? Il TFR! Sì, sì, sì, tanto Renzi ha già deciso di fregarlo ai lavoratori, leviamolo del tutto. Via anche le pensioni, tanto quelle sono diventante un sogno da un pezzo. Bene. Si eliminino anche le assicurazioni sanitarie, di vecchiaia ed i servizi assistenziali. Che cos’è poi questa storia che gli ospedali curano i poveri gratis? Ma è una vergogna! Da pagare hanno, e più caro degli altri, che sporcano. E l’istruzione? Per carità, siamo pieni di laureati a spasso e senza lavoro, viva l’ignoranza che si vive meglio de core e de panza. A proposito, il CNR? L’Accademia Nazionale dei Lincei? stipendi a mangiapane a sbafo, follia pura!

E alle aziende? Avete pensato alle imprese italiane? Sotto il ventennio migliaia di famiglie, hanno dato vita alle più grandi aziende italiane. Dunque boicottaggio totale, anzi chiusura delle varie Simmenthal, Rinascente, Fiat, Giotto, Olivetti, Moto Guzzi, Paglieri profumi (Felce Azzurra), Campari, Perugina, Gancia. Ma continuiamo: la Saiwa, la Fabbri, la Zucchi, Buffetti, Fiorucci, Farchioni, Lete, Galbani, Loacker, Sasso. Oddio, Maledetti imprenditori fascisti!  Laddove non arriva Laura Boldrini purtroppo e’ già arrivata la sua ideologia politica: il Mercato.