«Con questa crisi che c’è, l’Italia l’onestà non se la può permettere», figuriamoci il piccolo paesino siciliano dove la parola connivenza fa rima con convenienza. Una lattina gettata per terra, la fila non rispettata grazie all’amico direttore, la monetina regalata al parcheggiatore abusivo che tutti conoscono e nessuno vede, la “104” falsa e ancora l’appalto casualmente affidato all’amico dell’amico che è sicuramente il più competente. Che vuoi che sia un po’ de volemose bene? Quello raccontato dal duo comico Ficarra e Picone nel film “L’Ora Legale” è uno status quo, una condizione sociale, un sistema radicalizzato a cui ci siam così tanto abituati da non riuscire più, certe volte, nemmeno a scrutarlo. Per un siciliano, per esempio, accomodarsi su quella poltrona ed assistere alle divertenti quanto realistiche avventure di Salvo e Valentino tra le vie dell’immaginario paesino siculo di Pietrammare è un po’ come affacciarsi dalla finestra di casa propria. Nulla di nuovo sotto il sole, ma con la differenza che, dalle nostre parti, qualche volta la finestra sei ancora costretto a chiuderla. Altro che differenziata.

Una scena del film "L'ora legale" : cumuli di rifiuti abbandonati sulle strade, che marciscono sotto il sole. Una situazione che in Sicilia, soprattutto nel periodo estivo, diventa una vera e propria emergenza.

Una scena del film “L’ora legale” : cumuli di rifiuti abbandonati sulle strade, che marciscono sotto il sole. Una situazione che in Sicilia, soprattutto nel periodo estivo, diventa una vera e propria emergenza

Le indignazioni, nel grande Strapaese che è l’Italia, arrivano sempre puntuali, come l’ora legale. Ma le lancette vanno di pari passo con le elezioni comunali e allora sì che tornano continuamente a galla le nostre più grandi contraddizioni. Quelle stesse che Ficarra e Picone, con uno stile divertente, satirico, provocatorio ed a volte giustamente estremizzato, hanno “semplicemente” fotografato dalla realtà circostante e dalle ultime vicende politiche nazionali o locali (Si pensi, ad esempio, all’onestà quale motto ormai indiscusso del M5s, alla felpa di Ficarra in stile Salvini, alle manifestazioni di piazza per il “cambiamento” che tanto ricordano quelle avvenute qualche anno fa in alcune città siciliane dopo gli scandali sulla gettonopoli). Ed il virgolettato è obbligatorio quando ciò che dovrebbe sembrare così semplice – e che rappresenta anche il leitmotiv del bellissimo film – è in realtà la cosa più difficile da realizzare: il rispetto della legalità e delle regole. Queste sconosciute che ad applicarle si fa peccato: «Ma questa onestà, a noi, quanto ci viene a costare?», dice il cittadino che auspica il cambiamento ma a condizione che tutto rimanga come è sempre stato. A condizione, cioè, di non rinunciare a nulla a favore della collettività, neppure a lasciare la propria auto in tripla fila.

3 Febbraio 2015. Centinaia di persone scendono in piazza ad Agrigento per manifestare contro la "mala politica" degli ultimi anni dopo il "caso commissioni" balzato alla cronaca nazionale per via dei servizi di Ballarò e L'Arena. Destino simile in altre città siciliane come Siracusa.

3 Febbraio 2015. Centinaia di persone scendono in piazza ad Agrigento per manifestare contro la “mala politica” degli ultimi anni dopo il “caso commissioni” balzato alla cronaca nazionale per via dei servizi di Ballarò e L’Arena. Destino simile in altre città siciliane come Siracusa

La trama ormai la conoscono tutti ma noi la ricordiamo ugualmente per sottolinearne un piccolo aspetto. Un giorno, un piccolo paesino siciliano sembra aver dato vita ad una piccola ma grande rivoluzione: alla vigilia delle elezioni l’arresto di Gaetano Patanè, sindaco chiaramente corrotto ed accusato di una serie di reati contro la Pubblica Amministrazione, scatena l’indignazione della maggior parte dei cittadini e regala la vittoria al rivale politico, un maestro (fin troppo) buono che predica la legalità ed intende anche realizzarla (emblematico, al tal proposito, sarà il ruolo della donna che conserva nella borsa il volantino con scritti tutti i punti – evidentemente nemmeno letti – della campagna elettorale del nuovo sindaco Natoli). I cittadini che lo avevano votato cominciano però ben presto a pentirsene scoprendo, forse per la prima volta, il prezzo di quella fatidica legalità sulla propria pelle: la tremenda raccolta differenziata, il faticoso lavoro per i forestali, la bolletta della spazzatura aumentata, la multa del vigile che un tempo era “amico”, e poi ancora l’abbattimento di quelle case abusive della cui esistenza la vecchia politica non era certamente all’oscuro. Sono solo alcuni esempi delle vicende che spingono i cittadini a ritornare sui loro passi ed imprecare il ritorno del sindaco che aveva amministrato per anni tra favori e vasa vasa.

«In Italia non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti» – Leo Longanesi

A colpire, a parere di chi scrive, non sono soltanto i personaggi e le vicende raccontate dal duo comico siciliano, quanto e soprattutto il modo con cui questi ce li presentano. Sembra quasi che i registi (che sono anche due protagonisti) abbiano voluto attribuire una particolare simpatia ai personaggi principali, quelli cioè che si lamenteranno del nuovo sindaco e non riusciranno a digerire gli effetti di questo astruso cambiamento. C’è chi fa ridere, chi mette compassione, chi quasi ingenuamente è convinto di avere un “negozio” per essersi piazzato col proprio camion a vendere frutta su un suolo pubblico e l’unico permesso che possiede è quello di suo padre. Tutti tra questi, ci ricordano inevitabilmente ed inconsciamente qualcuno: un amico, l’amico dell’amico, uno zio, un cugino, un compagno di scuola, un esponente politico locale, o semplicemente noi stessi. Al contrario il sindaco Natoli, meno scherzoso, meno ironico, forse anche per niente empatico e fuori dagli “schermi sociali”. Una figura forse volutamente estremizzata (fa perfino chiudere il bar dei cognati senza avvisarli e non si arrende alle minacce mafiose) ma proprio per questo meno “familiare”. Sintomo che anche per noi spettatori quel “cambiamento” è forse un qualcosa di molto lontano ma non per questo impossibile.

“Cari concittadini che pretendete il cambiamento, voi siete disposti a cambiare?”, domanda il sindaco onesto alla folla. (Una scena del film L'Ora Legale)

Salvo e Valentino in una scena del loro film

«Cari concittadini che pretendete il cambiamento, voi siete disposti a cambiare?»

Domanda il sindaco onesto alla folla. L’Ora Legale è un film divertente che però lascia ampi spazi di riflessione: è lo specchio di un Paese sempre pronto a lamentarsi prima di rimboccarsi le maniche, a discutere dei problemi nazionali ma guardando al proprio orticello, a lamentarsi dei propri politici o del degrado urbano dimenticando però che entrambi sono a loro volta lo specchio degli stessi cittadini. Non aspettatevi un epilogo da favola: quando uscirete dal cinema troverete la stessa vostra città di novantadue minuti prima. A Ficarra e Picone va però riconosciuto un grande merito: quello di averci regalato, attraverso un sano realismo, la speranza di riscrivere il finale.

«Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare»

Paolo Borsellino