È probabilmente vero che il soft power russo sia particolarmente volto a scardinare la retorica occidentalista in giro per l’Europa, d’altronde da questo lato della Cortina di Ferro li ripaghiamo con la stessa moneta. Fiumi di parole che vanno a criticare aspramente la propaganda della politica russa, a livello interno ed esterno, col solito tono demonizzante. E’ indubbio che Russia Today e Sputnik, espressione della stessa matrice governativa, in quanto legati direttamente all’agenzia di informazione nazionale Rossiya Segodnya (la vecchia e storica RIA Novosti di epoca sovietica, oggi niente più che un brand) cerchino di dirottare il proprio seguito verso posizioni che possano essere in contrasto con la retorica russofoba, non perdono occasione per calcare la mano sugli incidenti di percorso dei governi europei, figurarsi sulle elezioni americane, il putiferio!

Ciò che infastidisce, oltre al fatto che venga sostenuta oltraggiosamente la retorica di partito, è la ritorsione della pubblica informazione di carattere internazionale a mezzo di propaganda per la politica interna. In sostanza, secondo alcuni giornali italiani, i partiti anti-Renzi appoggiano la propaganda russa per boicottare il governo italiano e viceversa. Il grillismo, così come lo definisce la Stampa, sfrutterebbe RT, Ruptly e Sputnik per lucrare consensi contro l’attuale primo ministro. Un po’ come se il Cremlino avesse sul serio interesse ad appoggiare il Movimento 5 Stelle con lo scopo di mandare Renzi a casa.

È fuori di dubbio il fatto che Russia Unita, il partito di maggioranza nella Federazione Russa, guardi di buon occhio tutti quei movimenti che siano avvezzi ad intrattenere delle buone relazioni con Mosca, pare quantomeno tendenzioso accusare Mosca di condurre una campagna contro Matteo Renzi, capo dell’unico governo in Europa ancora disposto a dialogare con il Cremlino. E lo dicono i fatti provenienti dagli stessi Putin e Renzi: a partire dalla mossa di Renzi in sede di Consiglio Europeo che ha bloccato le sanzioni per la crisi umanitaria in Siria, passando per i privilegiati rapporti economico-istituzionali, fino ad arrivare alle belle parole di San Pietroburgo spese nei confronti del Bel Paese. Insomma, pare decisamente paradossale che la propaganda russa vada a concentrarsi sull’unico spiraglio di possibilità di restaurare un discorso di distensione con il continente europeo. Sarà che forse il problema è il contrario, la retorica del “Ha stato Putin” giova a chi vuole ostacolare un’opposizione che, gridando al lupo, fa lo stesso gioco sporco che tuttavia denuncia.