Sta facendo il giro del web la foto del presidente boliviano Evo Morales che consegna un crocifisso a forma di falce e martello a Papa Francesco, per onorarlo e ringraziarlo della sua visita. Ciò ha ovviamente causato una pioggia di insulti e critiche verso il presidente boliviano, che si è permesso di accostare l’immagine del martirio di Gesù Cristo alla falce e il martello, storico simbolo dell’ideologia comunista per il cui fondatore Carlo Marx “la religione è l’oppio dei popoli”. Le critiche provengono ovviamente dal ceto cattolico-liberale e anti-comunista, che critica Morales per aver regalato al Papa il simbolo di decenni di lotta alle religioni. Ora non è nostro intento, e neanche interesse, legittimare o meno il socialismo reale e quello che è stato il suo rapporto con le religioni; quello che ci preme è invece mettere alla luce l’inattualità di questi personaggi che criticano il gesto.

A questi benpensanti con il portafoglio a destra e la testa indietro (di decenni), è bene ricordare alcune cose. Innanzitutto come il comunismo poté avere tanto consenso nella cristianissima Russia ottocentesca: lo stesso Giuseppe Stalin era un fervido credente praticante e abbandonò in seguito la fede cristiana per quella comunista, proprio come tanti altri cristiani russi. La rivoluzione d’ottobre, come spiega Simon Montefiore ne “Il giovane Stalin”, venne legittimata dal substrato culturale cristiano, che vedeva nei valori del comunismo il riflesso di quelli cristiani: uguaglianza, fratellanza, solidarietà. Inutile storcere il naso: come avrebbe potuto altrimenti un’ideologia che professa(va) l’ateismo attrarre a sé i consensi di così tanti cristiani?

Poi è doveroso far loro notare cosa sia accaduto negli ultimi vent’anni in America Latina. Sulla strada tracciata da Fidèl Castro e la rivoluzione cubana, quasi tutti i paesi hanno proclamato la loro indipendenza (reale) dall’influenza di Washington, e lo hanno fatto eleggendo democraticamente dei presidenti socialisti con il sogno della Patria Grande di Simon Bolivar: Hugo Chavez e poi Maduro in Venezuela, Nestor Kirchner e poi sua moglie Cristina in Argentina, Lula da Silva e poi Dilma Rousseff in Brasile, Rafael Correa in Ecuador, lo stesso Evo Morales in Bolivia. Ognuno di questi paesi ha le sue peculiarità, ma condividono tutti l’intento di accelerare il processo di integrazione latinoamericana. Inoltre l’ideologia di Hugo Chavez è stata definita Socialismo del XXI secolo, poiché all’anticapitalismo tipico del socialismo reale coniuga patriottismo, sovranità e difesa delle tradizioni in funzione anti-globalista. Questo socialismo, a cui si ispirano la maggior parte dei leader latinoamericani e caraibici, non vieta assolutamente di professare la propria fede, né perseguita chi lo fa. Anzi, lo stesso Chàvez ribadì più e più volte che “il bolivarismo è sia socialismo che cristianesimo”, che il socialismo del XXI secolo è ispirato al marxismo ma non è marxista poiché fortemente cristiano, perché coniuga le tradizioni indigene con l’influenza di secoli di colonizzazione spagnola, e i suoi tre grandi maestri sono Simon Bolivar, Ernesto Che Guevara e Gesù Cristo. Se oggi c’è qualcuno che professa i valori cristiani in politica, bisogna guardare al processo di integrazione dell’America Latina. È l’unico che sta mirando al predominio dell’uomo sull’economia, ad uno sviluppo in totale armonia con l’ambiente, e ad un sistema che combatta le logiche individualistiche e sfruttatrici del capitalismo e il suo Dio mercato, che in troppe parti del mondo ha sostituito quello dei cieli.

Come ci si può scandalizzare per un Cristo rappresentato su una falce e un martello e non aprire bocca quando il Papa indossa la kippah e incontra le autorità religiose ebraiche in Israele, Stato che occupa militarmente la Palestina (la terra dove nacque Cristo e dove hanno sempre convissuto in pace ebrei, musulmani e cristiani) e che da anni porta avanti il genocidio dei Palestinesi? Facile fare i cattolico-liberali e gli anti-comunisti quando devi attaccare un piccolo Paese come la Bolivia. Il ceto cattolico-liberale ha perso l’occasione di mostrarsi veramente cristiano ritirando fuori l’inattualissima bandiera dell’anti-comunismo in assenza di comunismo e perdendo l’ennesimo appuntamento con la storia.