Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

Prima di iniziare qualsiasi approfondimento, risulta necessario ricordare un episodio cruciale di storia contemporanea: la parte Est della Città di David venne invasa ed occupata dalle truppe Israeliane nel 1967, a coronamento della mirabolante e imperialistica appropriazione della terra di Palestina. Inutile dire che, tutt’oggi tale evento, suscita, sia in sedi ufficiali quali il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia in ambito civile e sociale, non poco sgomento; ecco come sistemare le basi per i disordini, le incomprensioni religiose e gli odi fra civiltà, ci si stupisce poi del perché si sono andate a formare realtà considerate terroriste dai benpensanti d’occidente quali quelle di Hamas in Palestina ed Hezbollah nel martoriato Libano, due realtà di strenua e netta opposizione politica e paramilitare verso l’oggettivo e palese sopruso del carro armato sionista. Torniamo ai fatti di questi giorni: la bulgara Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco dal 2009, ha presentato una vasta documentazione a comprova del necessario riconoscimento di Gerusalemme in qualità di asse culturale per le tre grandi confessioni monoteiste.

“A Gerusalemme le tradizioni e i patrimoni ebraico, cristiano, musulmano, sono legati come in nessun altro posto al mondo sostenendosi reciprocamente. Queste tradizioni culturali e spirituali si appoggiano su testi e riferimenti, noti a tutti, che sono parte integrante dell’identità e della storia dei popoli”

Una mappa di Gerusalemme.

Una mappa di Gerusalemme.

Parole che strappano applausi e alti picchi di speranza, per una terra da troppo tempo inondata di sangue. La Bokova ci tiene a precisare l’importanza di alcuni siti specifici, avvolgendoli in un alone di generosa ed utile condivisione, trasformando così la Spianata delle Moschee, o il Monte del Tempio che dir si voglia, in uno stendardo ampio e altamente inclusivo delle tre confessioni. Altre dichiarazioni ufficiali della Bokova si muovono in tal senso:

“Nella Torah Gerusalemme è la capitale di Davide, il Re degli ebrei, dove Salomone costruì il Tempio che custodiva l’Arca dell’Alleanza. Nel Vangelo è il luogo della passione della resurrezione di Cristo. Nel Corano è la destinazione del viaggio notturno (Ista) del Profeta Maometto dalla Mecca fino alla Moschea Al Aqsa […] in questo microcosmo della nostra diversità spirituale, popoli diversi frequentano gli stessi luoghi, spesso con denominazioni diverse.

Il riconoscimento, l’uso e il rispetto di queste denominazioni sono essenziali. La Moschea Al Aqsa/Al-Haram-al-Sharif, sacro santuario dei musulmani, è anche lo Har HaBayit – o Monte del Tempio – il cui Muro Occidentale è il luogo più sacro del giudaismo a pochi passi dal Santo Sepolcro e del Monte degli Ulivi venerati dai cristiani”

Così ha affermato pubblicamente. Nessuno storico o intellettuale potrebbe lucidamente contraddire un sunto così ben posto e genuino, una semplice e pacata realtà sotto gli occhi di tutti, in primis degli abitanti della Città Santa. L’Onu ha votato la risoluzione, presentata da Palestina, Libano, Egitto, Marocco, Sudan, Qatar, Algeria e Oman, ricevendo l’approvazione da ben ventiquattro paesi, gli astenuti sono stati ventisei, compresa l’Italia, mentre invece solo sei nazioni hanno respinto la risoluzione: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Estonia e Lituania. Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, ha esplicitamente invitato Israele a porre fine all’occupazione e di riconoscere la Palestina come uno Stato sovrano e dotato di una capitale condivisa.

5oze1w3

Poliziotti Israeliani assaltano la Spianata del Tempio nei pressi della Moschea della Roccia, con l’intento di disperdere una folla di frombolieri Palestinesi dopo il venerdì della preghiera. Febbraio 2014

Venerdì 14 ottobre, un giorno dopo la storica nota, dalla Knesset non tardano ad alzarsi gli straziati lamenti e le manifestazioni di stizza e assurda intransigenza: Naftali Bennet, ministro dell’Istruzione e presidente della Commissione Nazionale Israeliana dell’Unesco, ha tagliato ogni ponte ufficiale con l’istituzione, includendo le partecipazioni ai forum interculturali e alle cooperazioni professionali a tempo indeterminato. Il ministro della Cultura Miri Regev ha definito la risoluzione: “Vergognosa e antisemita”. Benjamin Netanyahu: “Assurdo”. Il Presidente israeliano, Reuven Rivlin: “Imbarazzante” mentre il ministro dell’Agricoltura Uri Ariel ha invitato la popolazione israeliana ad aumentare la presenza ebraica sul loro Monte del Tempio, andando così a soffiare sul fuoco di probabili, futuri scontri fra musulmani ed ebrei. Secondo i gruppi di opposizione, questo gesto rappresenta un tradimento da parte dell’Unesco e dell’Onu, uno spregevole tentativo di riscrivere la storia, un furto ai danni del Muro del Pianto e del Monte del Tempio, un atto che non potrà che alimentare l’odio.

Il piagnisteo dello Knesset 

Le parole dei diretti interessati e dei fautori di questa risoluzione si commentano quasi da sole. Ciò che traspare limpidamente è un netto rifiuto da parte di Israele a mettersi d’accordo con le realtà da esso assoggettate e brutalmente bastonate da decenni, un pauroso livore che impedisce una agognatissima pace nel Levante e che, in via del tutto unilaterale ed ipocrita, alimenta i pretesti di guerra e prevaricazione. Ebrei, Musulmani e Cristiani hanno convissuto per secoli nella stessa città, in tempi in cui erano la cultura e lo spessore umano ad avere più valenza, rispetto alla psicopatica distopia di Herzliana memoria. Ci provarono Nabucodonosor II di Babilonia prima, Gneo Pompeo Magno, Tito Flavio Vespasiano, Publio Elio Traiano Adriano e Cosroe II poi. Che possa essere – con le dovute proporzioni – Irina Bokova la nuova riformatrice della complessa natura sociale e geopolitica di Gerusalemme?