“Chi critica il capitalismo approvando l’immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l’immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto.”
Alain De Benoist

Bisogna essere un po’ stupidi, o ignoranti al limite dell’analfabetismo, o almeno molto disinformati per prendersela personalmente con gli immigrati clandestini.
Ma visto che non c’è nulla di male ad essere un po’ stupidi, ignoranti o disinformati, e visto che un giornale deve farsi capire da più persone possibile, ripetiamo alcune cose banali, arcinote, semplicissime ma che nella follia che sta accompagnando questa situazione “emergenziale” (o presunta tale) vengono rimosse.

1) I clandestini africani sono le prime, indiscutibili vittime di questa ondata di migrazione coatta, e nello specifico: vittime delle guerre che noi Paesi Occidentali gli abbiamo dichiarato ufficialmente, unilateralmente ed esclusivamente sulla base di una penosa propaganda “umanitarista” (v. Libia); vittime di situazioni di caos che noi Paesi Occidentali abbiamo generato ed alimentato sottobanco, come la destabilizzazione della Siria, l’ascesa dell’Isis (meglio definito Daesh), le infinite e meno conosciute guerre intestine nei paesi dell’Africa nera, l’uccisione di Thomas Sankara e di uno dei più reali sogni africani; vittime dei nostri nonni, del loro tentativo di dare all’Italia “finalmente il suo Impero”, e dei più riusciti imperi e colonialismi di quasi tutte le potenze europee, dei rapporti di sudditanza che in molti casi ancora esistono tra ex colonie e madrepatria; vittime infine del sistema economico attuale, grazie al quale il Nord del mondo alimenta il suo iperconsumo prendendo a piene mani dalle bocche del Sud.

2) Proprio in base a ciò, chi in questi giorni si sta facendo pubblicità sulla pelle degli africani, cianciando di “abbattimento delle frontiere”, “libertà di movimento”, “volemose bene”, sta remando esattamente contro una soluzione seria del problema.
A meno che non vogliamo veramente svuotare l’Africa di tutti i suoi figli per razziare meglio le risorse che le rimangono, a meno che non vogliamo fomentare la guerra (e già si vedono le prime scintille) tra disperati sradicati e autoctoni in via di disperazione, pensare che travasare un intero continente in un altro continente sia una buona soluzione è un pensiero idiota.

Pur trattandosi di un problema enormemente complesso, non risolvibile attraverso poche righe, è probabile che una via d’uscita duratura debba passare per una presa di coscienza integrale delle cause, una ricostituzione della società civile africana, una effettiva sovranità nazionale (da entrambi i lati del Mediterraneo), una collaborazione tra le culture e le entità geopolitiche che ancora soffrono la subalternità nei confronti del blocco ‘occidentale’.
Le emergenze non si gestiscono scavando emergenze più profonde. Proviamo a restare interamente umani, sia col cuore che col cervello.

“Del resto le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune.”
Thomas Sankara