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Da giorni non abbiamo più tregua, dalle semi secretate bombe di Obama siamo passati alle ben più funzionali bordate mediatiche, dirette, senza troppe sorprese, agli utili nemici del liberal-progressismo. Se da una parte abbiamo gli attacchi d’ogni sorta e levatura etica ai danni del neo POTUS, dall’altra assistiamo al peggior tipo di grettezza umana, ma ben nota alle cronache millenarie d’ogni civiltà, degne dei più vili denigratori. Quando si deve attaccare un potente, un uomo troppo alto da raggiungere con scaracchi e parole d’infamia, le vittime diventano inevitabilmente i suoi consanguinei ai piani più bassi, molto facilmente perseguibili, così è comparsa al grande occhio globale la prima vittima da demolire: capelli biondicci e impomatati, volto triste, sbuffante, fra l’annoiato e l’assonnato, occhi spenti, acquosi, languidi. Un giovinetto dall’aspetto malaticcio, mummificato in camicioni inamidati e completi di dubbio gusto ma di indiscusso valore, soffocato da lunghe cravatte lucide e sgargianti. Quelle poche volte che lo si è visto ci è apparso appollaiato come stanco passero dopo esser stato sballottato da una parte all’altra, neanche fosse un pacco postale, una spossatezza a tratti tragicomica, ma che nasconde una evidente inadeguatezza, una percettibile quanto amara mestizia, una fragile spontaneità. Alto, ingobbito, storto, dinoccolato al limite del claudicante: non ha perso occasione di sbizzarrirsi in facce grottesche, espressioni più o meno naturali, contrazioni di chi è obbligato ad assistere a cerimonie di cui forse, non può neanche comprenderne l’importanza, almeno al momento.

Barron Trump, 10 anni, durante la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca 

Barron William Trump, nato il 20 marzo del 2006 a Manhattan, New York, ultimo figlio di Donald John Trump e primo avuto con Melania Knauss Trump, ha già abbondantemente sperimentato sulla sua lattea, quasi evanescente pelle, le viscide e pungenti lingue e penne di chi ancora è corroso dalla rabbia di ritrovarsi il controverso Tycoon nelle stesse stanze calcate da John Adams prima, Abramo Lincoln poi, fino a giungere ai tanto osannati Harry S. Truman e John F. Kennedy. Un’orgia arcobaleno, fatta di cantanti facili al meretricio, femministe lunatiche con uteri insabbiati alla mano e comuni attiviste con bandiere a stelle e strisce a mo’ di velo islamico sul capo, si è messa tragicamente in moto, senza farsi mancare i sozzi aiuti di certa gente poco raccomandabile, ben incarnata in quel “Crooked man” di George Soros. Se da una parte vediamo sollevazioni di massa contro il 45esimo Presidente, completamente immune, almeno al momento, agli attacchi di queste orde di protesta, ora tocca ai suoi cari: Barron è il perfetto agnello sacrificale. La madre Melania lo ha sempre saputo, per questo ha fatto in modo che il giovane figlio presenziasse il meno possibile agli eventi pubblici, senza però poter strappare a suo marito la possibilità di presentarlo ufficialmente al popolo. La prima occasione la si ebbe durante il celebre comizio della vittoria in South Carolina il 20 febbraio, per poi passare rispettivamente dal 18 al 21 luglio del 2016 alla Quicken Loans Arena di Cleveland in Ohio, fino alla ben più recente giornata dell’insediamento, ove si è mostrato protagonista di una simpatica gag da “High Five” con la madre. In un’intervista del 27 ottobre del 2016, George Stephanopoulos dell’ABC News ha intervistato la futura coppia presidenziale, dedicando la prima parte di questa serie di domande alla signora Trump e a suo figlio. Alla domanda se fosse pronta a dare manforte al marito, la slovena matrona ha così risposto:

“Vedremo. La mia priorità è mio figlio, Barron, nostro figlio Barron. Ed io lo supporto al 100 per cento e sono lì per lui ogni volta che necessita di me. E potrei raggiungerlo. Vedremo”.

Poi ancora, Stephanopoulos incalzò riguardo il figlio, chiedendo come stesse accusando e metabolizzando la campagna, ma la protettiva madre non tentennò e prontamente rispose.

“Gli insegno, gli spiego affinché sappia cosa sta succedendo. E la sta prendendo molto bene. Lo mantengo in equilibrio affinché abbia un’infanzia il più normale possibile. Si gode la scuola e i suoi sport. Lui è un grande atleta. E vorrei solo tenerlo lontano dai riflettori per il momento”.

Il più era stato fatto, il pulcino d’aquila era rimasto al sicuro nel nido, fra gli agi della Trump Tower e gli studi alla Columbia Grammar & Preparatory School, ma ciò non poteva durare per molto. Dopo le fugaci apparizioni del figlioletto spilungone, l’accensione della statunitense e globale macchina del fango era solo questione di giorni ed eventi inaspettati. Se anche la persona più onesta intellettualmente può nutrire dubbi sulla bontà di molte delle azioni paterne, Proprio in questi giorni Barron Trump è stato letteralmente bersagliato da colpi provenienti da ogni parte senza alcun motivo, anzi, sua disgrazia è proprio la giovane età e la marcata goffaggine. Mai si sono visti così tanti attacchi alle precedenti figlie di presidenti, pur essendo anche queste finite nelle mire di comici e giornalisti, come lo sono state Sasha e Malia Obama, Jenna e Barbara Bush e persino Chelsea Clinton, la quale si è fulmineamente prodigata nel difendere il giovane Trump dai disgustosi insulti. La sequela rischierebbe di annoiare e affossare ancor di più la già precaria immagine del liberale progressista, il paladino del politicamente corretto, sempre pronto ad indignarsi per la pagliuzza nel suo occhio mentre fionda la trave in quello altrui.

Complimenti alla mamma Melania.

Complimenti alla mamma Melania

La scrittrice inglese e attivista femminista Caitlin Moran ha affermato che le espressioni del giovane Barron sono “Al 100% Joffrey” un chiaro riferimento al malefico e pazzo re di Game of Thrones. Katie Rich, autrice comica del Saturday Night Live ha ipotizzato che il decenne possa divenire il “Primo giovane stragista delle scuole”. In un Paese in cui simili tragedia sono una piaga quasi all’ordine del giorno, il provvedimento punitivo appare congruo alla gravità della triste e penosa battuta: sospesa a tempo indeterminato dal noto programma di varietà. Il comico e scrittore Matt Oswalt più simpaticamente, ha immaginato il giovane aggirarsi per la casa bianca intento a dar sfogo ad una presunta passione per la piromania. Ma la ciliegina sulla torta non poteva che giungere dall’attrice Rosy O’Donnel, la liberalarva acerrima nemica di “The Donald”. Questa ha condiviso un video ove paventava un possibile autismo di Barron, uscendosene così:

“Barron Trump autistico?”

Nel caso lo fosse quale straordinaria opportunità per portare l’attenzione sull’epidemia di autismo” Epidemia? Autismo? Ignorante e cafona, persino peggio dell’attuale Presidente. Neanche a dirlo, la squallida uscita è stata subito cancellata con tanto di scuse a tappeto e messaggio correlato. La poveretta non era intenzionata a buttar fango su nessuno, infatti, si è così giustificata:

“A settembre scorso anche a mia figlia hanno diagnosticato una forma di autismo, da quel giorno mi sono immersa in quel mondo” il pensiero è epifanico: patetica”.

Questa volta non si parla di politica, non si parla del nuovo inquilino della Casa Bianca, bensì di un giovane, ignaro ed innocente, assolutamente non imputabile di alcuna esternazione a lui non direttamente collegabile. Stavolta, per evidenti questioni di coerenza e giustizia, bisogna esprimersi con schiettezza. Nonostante gli ipotetici difetti umani e fisici che padre e figlio possono incarnare, questa crociata dei benpensante contro uno scolaretto ricorda molto un bullismo mascherato, un vile e violento attacco all’inerme per graffiare il potente, un’arroganza che si manifesta, senza troppe sorprese, ove gli attacchi e le ingiurie prosperano e proliferano meglio, ovvero il grande oceano della rete globale. Noi siamo con l’innocenza e la spensieratezza della gioventù, per la spontaneità di uno sbadiglio e di una smorfia rubata, per la libertà di scherzare e giuocare con il proprio nipote in fasce, per il diritto ad avere dieci anni, di essere figli del POTUS e di chiamarsi Barron William Trump.