L’Accademia della Crusca è twittosa. La parola indica (twitter+osa > twittosa = piena di twitter) la bella circostanza per la quale l’istituto linguistico, fondato nel 1585 con lo scopo di studiare e tutelare l’italiano («Vedendo noi, per manifesti argomenti, falire ogni giorno in più stima la nostra lingua, e col numero degli studiosi di quella, sì dentro, come fuora d’Italia, crescere insieme la vaghezza di conoscer le sue bellezze; giudicammo non douere esser senza lode, ne senza grado, la fatica, e lo studio, che a prò di quella fosse impiegato», scriveva il Segretario Bastiano de’ Rossi nel 1623 al cardinale protettore Antonio Barberini), cotanta Accademia dicevamo abbonda nell’uso di Twitter, il “social network” più colpevole nei confronti dell’italiano che ci sia attualmente sulla rete. Non solo perche il “tweet” e il “twittare” sono odiosi prolegomeni alla globalizzazione indifferenziata e indifferente; ma anche perché il ridotto numero di caratteri a disposizione dell’utente riduce non poco le possibilità di bene usare una lingua maledetta come la nostra.

L’Accademia, quindi è twittosa. L’abbiamo appreso negli ultimi giorni in seguito al caso del bambino che ha inventato la parola “petaloso” (e sempre sui social – sic! – hanno fatto notare come un precedente si desse già con l’“inzupposo” di Antonio Banderas in una nota pubblicità) e dalla Crusca è stato gratificato con una lettera che spiegava genesi e gradevolezza della parola, degna di essere usata. Il fatto è stato ripreso anche dal Presidente del Consiglio, il quale ne ha approfittato per dire che anche l’Italia dev’essere petalosa. Notava Renzi che anche la Crusca usa Twitter, argomento sul quale sarebbe appassionante aprire una discussione, ha detto. Dunque apriamola. L’Accademia è twittosa e il bambino della lettera non può rendersi conto di quale vaso di Pandora abbia aperto. Dal momento che l’istituto ritiene “ben formata”, “bella e chiara” e potenziale d’essere usata in italiano quella parola, nulla ci impedisce di applicare lo stesso ragionamento a tutte le altre parole ugualmente formate che entrino nell’uso comune, ivi compreso il biscotto di Banderas.

Così potremo scrivere e dire un giorno “cirinnoso” per indicare un atto ingarbugliato e retrivo, o “renzoso” per definire un comportamento ondivago e disorientante che sottende il mantenimento del potere. Esempio: Renzi è renzoso, e sta in questi giorni conducendo un gioco cirinnoso sulle unioni civili. Pretendiamo lo stesso rispetto del bambino destinatario della lettera dell’Accademia: la ratio è identica.