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Donald Trump ha vinto le Presidenziali. Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti d’America e ora si è insediato ufficialmente alla Casa Bianca. Ma in USA molti, troppi, non se ne vogliono persuadere. È sempre peculiare l’atteggiamento dei “democratici” delusi dalla propria Democrazia: ‘Trump non è il mio presidente’ gridano nei cortei di DC e NY City i progressisti. Delusi dalla democrazia? Delusi dalla maggioranza? Delusi da loro stessi perché non sono andati a votare o perché i pronostici promettevano una vittoria schiacciante del loro candidato? Delusi, dal risultato che non li ha visti vincere. Come i bambini che perdono e vorrebbero portarsi via la palla, ma la palla è del campo dove giocano.

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Fino a qui tutto bene

Mentre i paragoni e i meme si sprecano, mentre la santificazione di ogni passato decreta “ieri” già migliore di qualsiasi “domani” – a dimostrazione che il pregiudizio non è esclusiva dei bifolchi bianchi di tutte le Trumpland d’America -, mentre Hollywood fa ostruzione tramutandosi in un bivacco di finissimi politologi danzanti e la moda internazionale fa embargo di abiti alla first lady, mentre quel mezzo pianeta che si professa paladino e difensore del ‘giusto’ si affanna a deridere il piccolo Barron Trump perché è un po’ tardo – dimostrando che concede il proprio tatto solo agli afroamericani e alle femmine – qualcuno cova qualcosa di di veramente grosso. L’NSA, i servizi segreti americani per la sicurezza nazionale, hanno aperto un’indagine su tal Heather Lowrey, una ventiseienne del Kentucky che su Twitter ha giustamente sparato:

“Se qualcuno è stato abbastanza crudele da ammazzare Martin Luther King, sarebbe così gentile da uccidere Trump?”

La provocazione, severa ma giusta, ha sollevato l’interesse nell’agenzia per la sicurezza nazionale, che ha passato in rassegna come si conviene l’intero etere per vedere chi e come avesse interagito con il lancio del sasso della giovane progressista, femminista, sostenitrice dei diritti, dell’uguaglianza, della parità dei sessi, di quella delle etnie, delle preferenze sessuali, che sogna che qualcuno assassini il presidente eletto solo perché non le piace. Quando nel 1963 in ventiquattrenne Lee Oswald si procurò per 10 dollari un fucile di precisione Mannlicher Ceracano mod. 91 per assassinare JFK (secondo la tesi ufficialmente dalla Commissione Warren) accontentando buona parte dei repubblicani, le sue idee forse erano confuse come quelle della giovane Heather. Una cosa però lo rendeva più coerente della peperina del Kentucky: lui non si è mai fregiato del suo spirito democratico.

È sempre dilettevole, dicevamo, osservare l’atteggiamento dei democratici delusi dalla loro stessa democrazia. Veder sfumare tutta la loro comprensione, la loro compassione, vedere il politicamente corretto sfociare nell’insulto becero e nella sospensione del diritto di far valere idee diverse dalle proprie. Assistere allo sfogo della frustrazione della sconfitta; lasciarli perfino credere che uccidere Donald Trump equivarrebbe ad uccidere un po’ meno, che mica è Martin L. King. È sempre dilettevole assistere a questa pantomima della democrazia, a questi due pesi e le due misure: ma questa è la loro democrazia bellezza, la “loro”, non la tua. E non c’è niente, niente che tu possa fare. A parte votare e rammentarglielo.