di Alessandra Schirò

Il 17 dicembre 2015 al Centro del Commercio Internazionale di Mosca ha avuto luogo la conferenza stampa tenuta dal presidente russo Vladimir Putin. Si tratta di un appuntamento che ricorre al termine di ogni anno dal 2001. Il capo di stato risponde in diretta alle domande dei giornalisti giunti da ogni angolo della Federazione Russa e dall’estero.

In tale occasione il presidente ha risposto a quesiti riguardanti la politica interna, come i parcheggi a pagamento nelle zone residenziali di Mosca, l’aumento progressivo dell’età pensionabile e tanto altro. D’altro canto ha prestato particolare attenzione soprattutto ai temi internazionali che interessano la presse: i rapporti con l’Ucraina, l’intesa con la Georgia, l’interruzione del gasdotto South Stream.  Una giornalista georgiana, sottolineando il fatto che il potere politico nel suo paese è cambiato da tre anni in seguito al conflitto con l’Ossezia del Sud, ha chiesto a Putin come mai non si sono ancora avverate le promesse del presidente russo al popolo della Georgia.  Tra i due paesi è ancora in vigore un regime di visto particolare che avrebbe dovuto essere modificato in seguito al cambio del governo georgiano. Al momento i cittadini russi possono entrare in Georgia in maniera visa-free, ma ai georgiani non è concesso lo stesso privilegio per accedere alle terre della Federazione Russa. I presidenti dei due Paesi non si sono ancora incontrati per delineare nuovi aspetti di contigua collaborazione.  Alla luce di questo, sembra quasi che il tema politico dei rapporti tra Russia e Georgia sia stato insabbiato. “Quali sono le Sue previsioni? Ci sono prospettive?”, ha chiesto in ultimo la rappresentante dei media georgiani a Vladimir Putin.  Il presidente ha risposto che non fu la Federazione Russa, tre anni fa, a dare avvio alle ostilità. La colpa del tracollo territoriale della Georgia è colpa del governo di Mikhail Saakašvili. “È una colpa storica che grava interamente sulle loro spalle”, ha sottolineato Putin.

Rispondendo a questa domanda, il capo di stato russo ha evidenziato anche il fatto che al momento gli stessi politici georgiani sono impegnati a tessere rapporti con un’altra ex Repubblica Sovietica ora indipendente per espandervi il proprio commercio, l’Ucraina. La posizione del presidente russo nei confronti di quest’ultima nazione, visti gli ultimi risvolti della sua politica internazionale, è ben chiara.  Vladimir Putin ha espresso un’amara delusione a riguardo. Secondo lui l’intervento del governo georgiano non è che l’ennesimo “sputo in faccia all’Ucraina: non bastava averla resa uno Stato governato dall’esterno, adesso gli Americani hanno mandato anche Saakašvili a prendere parte attiva alla politica ucraina”, come se a Kiev non fossero in grado di organizzare la propria politica in maniera autonoma. È d’uopo ricordare, infatti, che l’ex presidente della Georgia ricopre al momento l’incarico di sindaco della regione di Odessa.

Dopo questo rimprovero al governo georgiano, Vladimir Putin ha dichiarato di essere comunque favorevole al dialogo. Per ciò che riguarda le modifiche al regime di visto, però, la responsabilità è nelle mani della Georgia. Vladimir Katin, reporter internazionale da Lussemburgo per “Russia Today”, durante la conferenza ha sollevato la questione riguardante l’interruzione del gasdotto South Stream. Sono sette le nazioni che vi hanno preso parte e i lavori persistono da più di due anni. A cosa è dovuta, dunque, questa decisione drastica presa dal presidente russo?  A questo proposito Putin spiega che, purtroppo, alcuni dei paesi attraverso i quali sarebbe dovuto passare il gasdotto, hanno inspiegabilmente deciso di ostacolare il progetto, sebbene inizialmente lo reputassero un modo sicuro per ottenere metano.

Oltre al disastro aereo provocato dalle forze dell’aviazione turca, infatti, a fare antagonismo alla Russia fu la Bulgaria, “due volte, in maniera abbastanza categorica”, secondo il presidente della Federazione Russa. Egli ha inoltre dichiarato a riguardo: “Si può anche supporre che allo stesso governo bulgaro non può essere venuto in mente di disertare una costruzione così importante già avviata e ostacolare i propri alleati. Sulla Bulgaria hanno fatto pressione, sia da oltreoceano che da Bruxelles”. A questo proposito, il portale della presse federale russa spiega: “Sugli altri paesi partecipanti al progetto South Stream, come l’Austria e l’Italia, esercitare una pressione così forte è piuttosto difficile. La Bulgaria è stata scelta come ‘anello debole'”.  Putin ha espresso un suo dubbio sul motivo che possa aver spinto Sofia ad accettare di compiere un gesto così folle e infondato. Evidentemente si tratta di ‘una proposta che non si può rifiutare’, in cambio della garanzia di un diversivo per fermare i lavori intrapresi dai russi per il gasdotto. Certo è, ha sottolineato in ultimo il presidente russo, che il conto per il debito di questo progetto sarà presentato alla Bulgaria, non a Washington, nè a Bruxelles. La conferenza stampa con Putin al Centro del Commercio Internazionale di Mosca, da mezzogiorno in punto del 17 dicembre 2015 si è protratta per 3 ore e 10 minuti.