(da Parigi)

La Cop21, ventunesima opportunità per concordare una strategia globale sul cambiamento climatico, entra nella seconda ed ultima settimana di lavori. Le prime bozze su cui discutere sono arrivate in anticipo rispetto al previsto; nei prossimi giorni si cercherà di arrivare ad una conclusione vincolante e condivisa da (quasi) tutti.

Da un lato si respira la consapevolezza che il tempo per contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2 oC (o addirittura 1,5 oC) sta scadendo rapidamente: già adesso avremmo bisogno di moltiplicare gli investimenti in fonti di energia rinnovabile di almeno 30 volte, e più il tempo passa più questo coefficiente aumenta. Dall’altro la variegata situazione in cui versa ogni parte del mondo, dove le economie emergenti rivendicano il loro diritto ad avere lo stesso sviluppo “fossile” che ha avuto l’occidente, e chiedono che siano i paesi industrializzati a farsi carico di una situazione che loro stessi hanno generato. Questi ultimi, ovviamente, sono invece molto restii a sacrificare punti di PIL per restituire il credito che hanno accumulato in secoli di inquinamento e depredazioni indisturbate.

Ma se anche si arrivasse ad un accordo, se anche qualche senatore repubblicano degli Stati Uniti dovesse avere uno slancio umanitario che vada oltre ai propri interessi immediati, probabilmente non basterebbe. Alla base del nostro mondo c’è ancora un modello di sviluppo che, nonostante le auto elettriche e i panini slow food, è ancora totalmente improntato sulla crescita infinita in uno spazio finito. Ad oggi non esiste un concetto chiaro e condiviso di cosa voglia dire la parola sostenibilità, né da un punto di vista “umanistico” né tantomeno economico o scientifico. Le accademie di tutto il mondo non sono ancora riuscite a stabilire in termini assoluti un discrimine tra ciò che è sostenibile e ciò che non lo è. Sappiamo solo che un pannello solare è più sostenibile di una fabbrica di carbone. Tappezzare il mondo di pannelli solari perché sette miliardi di persone possano fare il pieno alla batteria di sette miliardi di auto elettriche: sostenibile o no?
Non lo sappiamo, ma -piaccia o no- oggi alla COP21 questa rimane l’aspettativa più rosea.

“La natura, o ‘Pacha Mama’, dove si riproduce e si realizza la vita, ha diritto di essere rispettata integralmente nell’esistenza, nel mantenimento e nella rigenerazione del suo ciclo vitale, struttura, funzione e processi evolutivi.”
Art. 71, Carta Costituzionale della Repubblica dell’Ecuador