Le notizie sono come un virus, appena raggiungono un sistema a loro adatto si diffondono rapidamente, ora più ora meno, e se il sistema è una rete globale come internet le possibilità di contagio si estendono grandemente. Esistono notizie positive, vere e oneste, che sono gli antidoti; vi sono poi notizie camuffate, false e minacciose, che sono le malattie, sebbene il batterio forse più pericoloso rimanga quello degli allarmisti.

Facebook, Twitter, WhatsApp, vi sono tutta una serie di social network coi quali questi codardi da tastiera possono sbizzarrirsi; Il terribile fragore delle detonazioni francesi è infatti giunto sino a noi, diffondendo in taluni esattamente la paura per la quale gli ordigni esplosivi erano stati “confezionati”. Questi pochi vili, vestitisi di “senso civile” frammisto ad amor proprio, cominciano una loro personale “evangelizzazione”, invitando quanti più possono a rimanere in casa perché, dicono, i terroristi ora hanno come obiettivo l’Italia, Roma soprattutto.

Ecco allora che un narghilè, un portavivande ed un trolley scassato diventano pericolosi pacchi ad orologeria, tanto da fermare metropolitane e servizi della Capitale e di Milano. Ecco poi che cominciano ad arrivare strani messaggi vocali, di madri “informate” dal ministero degli interni sulla pericolosa situazione e realtà in cui viviamo. Ecco che si ingrossano dunque le file degli ignavi, ed imbecilli.

Perché cari allarmisti, pure fosse come dite (e lo scongiuro ad ogni modo è di regola), sappiate che ne muoiono più in casa che per un attentato; che ne uccidono più le sigarette che i terroristi, più le auto ed il lavoro, per non dimenticare la famosa tegola che può cadere in testa. Con la paura non si vive! Al massimo, se proprio è impossibile sconfiggerla, ci si può imparare a convivere, vivendo!

Nelle nazioni che, come ad esempio la Siria, da anni vivono in guerra (dunque sotto continui colpi di mortaio, bombardamenti, tritolo, proiettili e chissà più cos’altro), i giovani escono, parlano, si incontrano, ballano. E la guerra, cari signori, è cosa ben più grande di un attentato.

E che dire dei nostri militari e gendarmi? Non vivono costantemente la strada, rischiando ogni giorno di morire a causa di un qualsiasi malvivente? Ed i coraggiosi reparti antimafia? E i magistrati? Forse che anch’essi non rischiano quotidianamente, affrontando la morte a viso aperto? Che anche loro debbano vivere serrati in casa, smettendo magari di lavorare? Voi allarmisti siete divorati dalla paura e la diffondete, e la paura è terrore, pertanto le vostre azioni vi rendono complici, e terroristi a vostra volta. Come diceva Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

Se poi vi sentite rassicurati dalle misure di sicurezza previste dall’allerta livello II, dunque con maggiori militari in giro, sappiate che la vostra maggiore sicurezza è soltanto percepita. I soldati infatti, e la polizia, sono un ottimo deterrente per malavita e criminalità spicciola, non di certo per eventuali dinamitardi. Quelli, è ora che lo capiate, sono costantemente tenuti sotto controllo dai nostri servizi di intelligence e dagli interni, a prescindere dalle volanti che girano per Roma. Perfino Alfano, che è incapace ma non stupido, sa perfettamente chi siano e dove sono i “foreign fighters” (legittimo però chiedersi cosa aspetti a prendere provvedimenti). Se dunque dovessero mai capitare bombe in Italia, preoccupatevi non degli attentatori, ma del fatto che li abbiano lasciati fare.

Ciò detto è il momento di fare una preghiera, a quel Dio nel quale adesso avrete molto probabilmente paura di credere; preghiamo allora, affinché vi protegga dalla vostra stessa stupidità. Una buona volta e per tutte: tacete, allarmisti.