Cagliari val bene un tempura. 16 novembre, il presidente cinese Xi Jinping incontra Renzi in Sardegna. In mattinata, centossessanta persone visitano il sito archeologico di Nora. Dodici i ministri, uno il verbo: l’isola in vetrina. I fenici, redivivi, pregano Esculapio: “Piuttosto che i cinesi, mandaci più tedeschi”. Si teme accordo tra i rivoltosi fenici e i  delusi nuragici. Mobilitata la Brigata Sassari.

Cagliari val bene un tempura. Due uomini non fanno una gamba, due donne ne fanno quattro; ad accompagnare i due Presidenti, infatti, le rispettive first ladies. Dopo il compleanno di Agnese Landini, veloce veloce Matteuccio nostro le regala una galante luna di miele in Sardegna. Più che la mancata bellezza poté l’eleganza. Per l’occasione lei indossa un abito grigio, mentre la cinese Peng Liyuan si veste di preziosa seta verde acqua. Alta politica tra le signore: “Che smalto dovrei abbinarci?”.

Cagliari val bene un tempura. Saputo dell’incontro, Berlusconi si preoccupa per la terra delle veline, e chiamati i suoi a battaglia, archiviati i litigi referendari, rilancia il patto del Nazareno: “Un Sì al voto di dicembre se Renzi non mi ruba le sarde”. Le aziende ittiche  registrano un calo fulmineo delle vendite, panico tra gli azionisti. La smentita del cavaliere: “Ajò, parlavo di ragazze”.

Cagliari val bene un tempura. “Ci piace il cibo italiano”, segnala fiero ai microfoni Xi Jinping. Renzi prende l’invito sul serio, e la cena è tutta uno sfoggio di mare: noce di capasanta su zuppetta di cavolfiore, tempura di calamari e crostacei con verdure, paccheri di gragnano con carciofi e gamberi, nodi di sogliola. Gli allevatori isolani occupano le torri saracene che puntellano la costa e spingono allo sciopero i maialetti sardi: “I crostacei ci rubano il lavoro”. Dopo il danno, anche la beffa. Per dessert mousse di pistacchio, cioccolato e mandorle.

Cagliari val bene un tempura. Più diplomatica che romantica, la cena al Forte Village di Pula. Indiscrezioni dai servizi segreti segnalano l’occultamento preventivo del Nepente di Oliena a favore di un più leggero e modesto Vermentino di Gallura. Infastidito dall’offesa subita dal premier, dalle colonne del Corriere il renzianissimo Severgigni s’improvvisa enologo e commenta: “L’odore del Nepente ha ubriacato D’Annunzio, ma Renzi è più forte d’ogne Vate”.  Lo tranquillizza con un tweet Gianni Riotta: “Matteo era brillo, ha regalato a Xi una maglia del Cagliari”. Si prevedono grandi spese cinesi nel calcio isolano.

Cagliari val bene un tempura. Dopo la cena, un ruttino. Renzi, che vuol far parlar di sé, si dona con nonchalance a favore di camera, ma la lista dei commensali passa di bocca in bocca. Grande assente il presidente della regione Sardegna, Francesco Pigliaru, per la delusione dei compaesani sassaresi. Il sindaco piddino Nicola Sanna guida i vespri sardi e, resuscitato Giovanni Maria Angioy, gli ordina: “Anda e Pigliaru!” (vai e prendilo). Gli indipendentisti di iRS, indipendentzia Repubrica de Sardigna, borbottano sui social: “Poco Gavino, molto Sale”.

Cagliari val bene un tempura. L’isola in vetrina, si diceva. Il quotidiano locale L’Unione Sarda titola: “Storico patto sardo-cinese: Xi Jinping stregato dalla Sardegna”. Il presidente consiglia agli isolani di vendere i loro straordinari prodotti alimentari sui portali digitali della Repubblica Popolare. Assalto dei pastori barbaricini ai rivenditori Lenovo e Huawei, seguito da un boom di iscritti al sito Alibaba. I consumatori cinesi rimangono spaesati di fronte al casu marzu: “Vada per le larve, ma si mangia anche il formaggio?”.

Cagliari val bene un tempura. Renzi gioca bene la partita, portando i riflettori sull’isola dei nuraghi. Ben venga se questo nobilissimo popolo si darà alla nuova ideologia del cerchiobottismo centrista. Le Università di Sassari e Cagliari rilanciano i teorici locali, augurandosi presto nuove sintesi politiche tra indipendentismo e renzismo, e invitano gli studenti sardi a votare Sì al referendum. La risposta dei giovani: “Nessun Sì, conosciamo soltanto Eja”.