Serviva Twitter, con i suoi immancabili e odiosi hashtag, a rendere nota l’emergenza assurda che da quasi una settimana coinvolge Messina e i messinesi. Sembra impossibile, ma nell’anno del Signore 2015 basta una frana per lasciare a secco oltre 250mila persone per oltre 6 giorni. Curioso, se non fosse tragico, visto che è una delle zone più piovose del Paese. Nella buttanissima Sicilia tutto può accadere: mentre Crocetta rimpasta l’ennesima giunta, nella terza città dell’Isola sembra essere tornati al 1943. C’è chi sfolla nei paesi vicini, chi fa le file alle poche fontane funzionanti, chi invoca i santi, chi li bestemmia, chi si rassegna e paga le autobotti. Anziani, bambini, invalidi, malati: la carestia d’acqua non risparmia nessuno. Le autorità annaspano nella cronica incompetenza, assunta oramai a tara genetica delle classi dirigenti locali, senza capire nulla e nulla fare: sono serviti tre giorni per accedere alla conduttura, altri due per saldarla. Una fatica di Sisifo inutile, visto che è bastato un modesto sommovimento del terreno per rompere un altro tratto del tubo, risalente a oltre quarant’anni fa. Tutto da rifare, mentre le intemperie della stagione fredda avanzano: doveva, come al solito, conclamarsi un danno clamoroso prima che i responsabili aprissero gli occhi (e azionassero il cervello).

Nihil sub sole novum. Si è voluto privatizzare l’Ente Acquedotti Siciliani? Si è affidata la gestione di un bene primario come l’acqua a una società per azioni francese? Questi sono i risultati. La logica del profitto e del libero (?) mercato cozza inesorabilmente con i diritti fondamentali della persona, maxime nei servizi primari quali acqua, luce, energia, gas. Aggiungendo al quadro la manifesta incapacità degli amministratori pubblici, si giunge ad una summa deprimente. Le vittima, ca va sans dire, sono sempre i cittadini, popolo bue sacrificato sull’altare della concorrenza.

Dove dovrebbe sorgere il ponte più ardito del Mondo, ad oggi, non scorre una goccia d’acqua, i servizi primari sono tra i peggiori d’Italia, i viadotti autostradali sono marci e pronti a crollare, l’incuria e l’abbandono regnano sovrani. La città babba, regno incontrastato della massoneria vile e indegna, incassa l’ennesimo colpo basso, doloroso e incivile. Un territorio che avrebbe potenzialità incredibili, aiutato da una natura splendida e da una posizione formidabile,  agonizza senza segni di reazione. Messina, nel silenzio e nell’indifferenza riservata al Sud, già appassiva a vista d’occhio: senz’acqua, muore di cancrena fetida e fognosa.

Nemmeno i limoni di Goethe potranno alleviare il tanfo.

Conosci la terra dei limoni in fiore, dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure, dal cielo azzurro spira un mite vento, quieto sta il mirto e l’alloro è eccelso, la conosci forse? Laggiù, laggiù io andare vorrei con te, o amato mio!