di Luca Mariotti

Il titolo del film avrebbe tutte le carte in tavola per essere un sinonimo di garanzia. Il Selvaggio (Wild) è uno dei temi che ha sempre caratterizzato l’uomo nel suo divenire e, in particolare la sua non sempre piacevole convivenza con la Natura. Molti sono i registi che si sono soffermati su questa tematica, da Werner Herzog (Aguirre, Furore di Dio) al più recente e acclamato film di Sean Penn (Into the wild). Anche da un punto di vista letterario vi sono ampi scorci del rapporto uomo,natura e viaggio , basti pensare a Joseph Conrad (Cuore di tenebra, Un avamposto del progresso) fino ad Antonio Tabucchi (Viaggi e altri viaggi) e Robert Pirsing (Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta). Il regista Jean-Marc Vallée, conosciuto per il suo Dallas Buyer Club, mette in scena un film che ha delle pretese molto elevate. La storia ha come protagonista Cheryl Strayed (Reese Witherspoon), una donna che presenta una vita alquanto disastrata, la quale si troverà a dover scegliere se essere divorata dai suoi stessi problemi o cercare di risolverli attraverso un viaggio nella natura.Lo spettatore si accorgerà quasi subito che di veramente selvaggio vi sarà gran poco. Il suo percorso inizia con uno zaino saturo di ogni prodotto, dalle torce al fornelletto a gas. Continui flashback tendono a far comprendere quale sia stato il passato di questa donna pseudo avventuriera che, tra dosi di eroina e sesso casuale tenta di espiare le proprie colpe. La paura la sovrasta, all’inizio, come tutti ci saremmo aspettati, si ripete che può mollare in qualsiasi momento ma, per la sfortuna del malcapitato spettatore lei continua a camminare. Mangia per molti giorni cibi completamente freddi, per via di una bombola di gas sbagliata , per poi, attraverso vari incontri che di volta in volta  gli si presentano e di pacchi colmi di ogni comodità, cominciare a mangiare con il suo fornello da camping. I flashback sono onnipresenti, cercano di aiutarci a costruire la vita della protagonista, ci portano attraverso un montaggio ben costruito a comprendere le sofferenze di Cheryl Strayed. La natura sorride alla nostra neofita escursionista, tanto da diventare una mano fedele che accompagna Cheryl verso l’uscita del suo tunnel, la morte della madre, viene colmata attraverso madre natura. Non sempre la natura è stata così accondiscendente con l’essere umano ove, il più delle volte, tende a fagocitarlo e a restituire un equo compenso per le sue superbie. Analizzare e strutturare il film in un modo migliore era certamente possibile.