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Ognuno vive la propria piccola, personale fine del mondo nei momenti più variegati. Può essere l’attimo in cui si concretizza la distruzione di una famiglia, la morte del proprio animale domestico, la fine di una storia d’amore, la presa di coscienza di voler cambiare città. Fine del mondo può essere dare un pugno in faccia al tuo capo, rompere il vaso antico che tua nonna custodiva in cima all’armadio, bruciare una formica con una lente d’ingrandimento. Fine del mondo è però, prima di tutto, alcune cose: sconvolgimento, confusione, destabilizzazione, rottura. E non è una fine del mondo, dopotutto, anche il passaggio dall’adolescenza all’età adulta? Il nuovo cerca di spazzare via quello che è antecedente, lo rifiuta, rifuggendo il passato: si distrugge un mondo, quello vecchio, scansandone l’eredità e cercando di costruirne una nuova. Una che si senta realmente propria.

È proprio questo sconvolgimento che viene raccontato The End of the F***ing World, serie britannica andata in onda sull’emittente Channel 4 e ora distribuita in tutto il mondo da Netflix che, lungimirante, aggiunge un altro piccolo capolavoro al suo vastissimo catalogo. 8 episodi da 20 minuti l’uno che scivolano via uno dopo l’altro con una narrazione precisa e inesorabile e che, in un mondo di reboot, saghe e spin-off, cosa non da poco, hanno il coraggio di avere un proprio inizio, svolgimento e soprattutto fine.

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Ispirata alla caustica graphic novel scritta e disegnata dalla penna punk-underground di Charles Forsman, la serie ha come protagonisti James (Alex Lawther, già apprezzato nell’episodio di Shut Up and Dance di Black Mirror) e Alyssa (Jessica Barden, vista in The Lobster di Yorgos Lanthimos e nella serie tv Penny Dreadful). Il primo ci viene presentato subito come uno psicopatico: non prova emozioni (da bambino ha messo la mano in una friggitrice pur di provare qualcosa), non ha il senso dell’umorismo, odia le interazioni sociali. Soprattutto, però, cova dentro di sé tendenze omicide che fino adesso ha rivolto solo verso animali di piccola e media taglia, ma che ora sente premere sempre più forti e che ritiene sia arrivato il momento d’appagare attraverso l’uccisione di una persona. La seconda aggredisce il mondo urlandogli contro: scappa da una famiglia che non le appartiene e che a sua volta non la vuole, allontana quando vuole avvicinare, attacca gli altri per avere modo di rimanere chiusa in se stessa. La sua rabbia e il suo carattere quasi schizofrenico, però, sono in realtà solo una scorza dura per celare al mondo esterno la sua solitudine e il suo profondo senso di inadeguatezza.

Due personaggi, quindi, tanto giovani quanto disturbati, anticonvenzionali e disfunzionali. Eppure queste due personalità, quando si trovano, risultano compatibili proprio perché provenienti dai margini più estremi della società: i due, quando si incontrano, sentono la necessità di scappare insieme rubando una macchina e dirigendosi verso chissà dove, con scopi diversi eppure uguali, mascherando in ogni modo lo stupore della possibilità di aver trovato una sorta di complementarità con qualcun altro.

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Nonostante le prove attoriali dello show siano tutte fantastiche, sono proprio quelle dei due protagonisti a rendere The End of the F***ing World una serie televisiva così riuscita: nell’arco di queste 8 puntate Alex Lawther e Jessica Barden riescono a tratteggiare meravigliosamente i caratteri di queste due figure che si completano a vicenda e la loro evoluzione, grazie anche all’utilizzo della voce narrante dei due protagonisti. Il creatore e regista Jonathan Entwistle, alternandoli, ci fa entrare nella psiche danneggiata di James e Alyssa e ci fa ascoltare i loro pensieri e le loro insicurezze: ci viene mostrato come il loro atteggiamento rabbioso e di ribellione non sia altro che una maschera per nascondere la paura del futuro, della solitudine, della sofferenza. Si vuole raggiungere disperatamente una qualche forma di maturità quando in realtà, della crescita, se ne ha solo paura: si cerca quindi di cercare rifugio dietro ad una finta ostentazione della stessa e si trova infine un appiglio solo l’uno nell’altro, per riuscire a guardare questo mondo lacerato con occhi diversi.

Se la graphic novel aveva dei connotati un po’ più cupi, qui l’adattamento dello sceneggiatore Charlie Covell prende il materiale originale e lo trasforma leggermente dandogli degli efficaci toni più da dark-comedy e da road movie: il montaggio frenetico (dovuto anche alla brevità degli episodi) e l’uso dei flashback, infatti, in accoppiata con delle scenografie molto anni ’90, riescono a trasmettere la sensazione di stare raccontando una storia indie un po’ fuori dal tempo. Ad aiutare il tutto, inoltre, contribuiscono anche le fantastiche musiche dalle sonorità molto’50-’60 e la colonna sonora originale, scritta e suonata da Graham Coxom, chitarrista dei Blur. Non mancano anche i rimandi e le citazioni: la giovane coppia di criminali in fuga, nella loro tenera goffaggine, a tratti non potranno non riportare alla mente una copia più dolce e sgangherata di Bonnie & Clyde o Harold & Maude, con a tratti anche un pizzico di Pulp Fiction. Dopotutto, al nichilismo corrosivo che caratterizza la psiche dei protagonisti nei primi episodi, si andrà poi a sostituire la centralità della crescita emozionale di questa strana storia d’amore disfunzionale, insieme allo svilupparsi di un vero e proprio racconto di formazione tra disillusione e scoperta.

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In The End of the F***ing World ci si concentra su come gli sbagli dei grandi ricadano inevitabilmente sui più giovani, vittime delle azioni dei propri genitori e depositari inconsapevoli delle loro frustrazioni e fallimenti. L’apatia di una generazione, spesso, non è altro che una manifestazione di rabbia e di esasperazione, oltre che un tentativo di rifuggire al peso di una serie di responsabilità che non si sentono mai veramente proprie: è la rottura di due mondi, quello dei giovani e quello degli adulti, insanabile e profonda.

Abbiamo detto come la fine del mondo del titolo faccia riferimento allo sconvolgimento che arriva proprio con la fine dell’adolescenza, con la voglia di crescere e lasciarsi alle spalle l’immaturità, l’inadeguatezza e soprattutto la transizione di quel periodo indefinito tra l’infanzia e quello che viene dopo. Si travalica il confine tra quei due mondi così distanti che sono l’adolescenza e l’età adulta e si decide di affrontare apertamente la società sputandole in faccia, con la speranza che quel presagio oscuro di incertezza venga finalmente spazzato via. La fine del mondo arriva con la convinzione che, diventando adulti, le cose vadano meglio. La fine del mondo, però, arriva anche quando si capisce che probabilmente non sarà così.

 The End of the F**king World – Trailer italiano