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A vent’anni di distanza i quattro ragazzacci di Edimburgo si rincontrano e si riscontrano. Sono cambiati, sono invecchiati e sono arrabbiati. Renton che era scappato con i soldi dei compari, 16.000 sterline, alla volta di Amsterdam, ritorna per fare i conti con il proprio passato. Ci sono tutti: Sick Boy, che gestisce un locale, il Port Sunshine, Spud, ancora alle prese con la sua tossicodipendenza dall’eroina e Francis Begbie, ancora dietro le sbarre per i suoi crimini, ma intenzionato ad uscire al più presto in cerca di riscatto e vendetta. Se prima lo slogan tanto decantato era “Scegliete la vita”, con tanto di ironico riferimento ad una vita normale, fatta di “un maxitelevisore del cazzo, apriscatole elettrici, polizza vita, colesterolo basso e figli ingrati che ci metteranno in squallidi ospizi a motivo di imbarazzo”, ora i tempi sono cambiati e anche i protagonisti vi si sono adeguati.

“Scegliete Facebook, Twitter, Instagram e sperate che da qualche parte a qualcuno freghi qualcosa. Scegliete di cercare vecchie fiamme desiderando di aver agito diversamente. E scegliete di osservare la storia che si ripete”.

Ritroviamo quindi gli (anti)eroi di un tempo disillusi. Certo, anche in passato non erano positivi nei confronti della società e della vita, ma avevano un qualche ideale contro cui scontrarsi: una sorta di morale imposta contro cui combattere. Avevano una loro ideologia prettamente punk, vivevano di furtarelli, di truffe e di sussidio. Sceglievano di non scegliere, perché la scelta che si profilava all’orizzonte non faceva per loro. Bisogna considerare la componente generazionale, i “Ragazzi” sono adesso quarantacinquenni ed è logico che la mentalità sia mutata e sia più cinica. Non è più la droga a farla da padrona, ora sono le nuove tecnologie, i cellulari, i computer e tutto ciò che ne deriva, Internet, Facebook, WhatsApp ecc… A loro modo, però, sono rimasti ancora legati alla generazione di un tempo, solo che i tempi sono ormai non solo cambiati, ma addirittura stravolti, e loro capiscono di doversene fare una ragione.

La locandina del secondo capitolo di Tranispotting, al cinema dal 23 febbraio 2017

La locandina del secondo capitolo di Tranispotting, al cinema dal 23 febbraio 2017

Il film è un adattamento, per chi non lo sapesse, del seguito del cartaceo Trainspotting firmato Irvine Welsh uscito nel 2002 col titolo di Porno, il quale era ambientato nove anni dopo gli eventi del primo libro, anziché venti. In realtà, sono pochi gli spunti estrapolati dal libro. Siamo di fronte ad un seguito del film del 1996, con tanto di flashback che lo riportano alla memoria dello spettatore. Di fatto è una vera e propria continuazione del film precedente. Tutto ruota attorno ai conti lasciati in sospeso dai quattro amici. La nostalgia e il ricordo che permeano la pellicola rendono evidente la difficoltà e forse anche l’impossibilità di staccarsi da un passato troppo crudo per poter essere dimenticato. Certo Renton dice a Spud, quando viene a conoscenza della sua dipendenza mai curata, di incanalare le energie verso qualcos’altro, come la corsa e lo sport. Poi alla domanda di Spud: “Tu come hai fatto?” Lui risponde melanconicamente: “Me ne sono andato”, a testimonianza del fatto che ora che è tornato dovrà combattere ancora un’ultima, durissima battaglia con i propri demoni del passato. Tutti i nodi verranno al pettine alla fine della pellicola, in un finale che ricalca in qualche modo l’immaginario western all’interno del locale di Sick Boy adibito in stile saloon con una vera e propria resa dei conti.

Lo scrittore sozzese Irvine Welsh autore dei romanzi Trainspotting e Porno, opere letterarie da cui sono stati tratti i due film di Danny Boyle

Lo scrittore scozzese Irvine Welsh autore dei romanzi Trainspotting e Porno, opere letterarie da cui sono stati tratti i due film di Danny Boyle

Dicevamo dei riferimenti al passato: questi sono evidenti nei continui rimandi alla pellicola del 1996, a partire dalle gambe di Renton inquadrate all’inizio del film, mentre corre, ma stavolta su di un tapis roulant in una palestra di ultima generazione invece che durante la fuga dalla polizia. Poi cade, la musica si ferma e lui torna con la mente ai tempi di Edimburgo. Quando poi rimette piede nella sua stanza, quella coi treni che corrono lungo la tappezzeria, e mette sul giradischi un vinile, la puntina, che lo tocca per un nano secondo, ci fa sentire uno sprazzo ai più incomprensibile, che per i fan del primo film è invece una evidente nota di Lust for life di Iggy Pop. Poi c’è la commemorazione di Tommy, morto di Toxoplasmosi vent’anni prima, la morte della piccola Dawn, figlia di Sick Boy e compagna a causa della noncuranza dettata dalla preferenza per l’eroina, i demoni e gli orrori che non sono mai stati cancellati dalla memoria in un turbinio di rimorsi e violenza.

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I quattro protagonisti del nuovo film di Danny Boyle (da sinistra): Spud (Ewen Bremner), Renton (Ewan McGregor), Sick Boy (Johnny Lee Miller) e Francis Begbie (Robert Carlyle)

Non era per niente facile riuscire a creare un degno seguito di una pellicola che ha fatto la storia di una generazione. Parliamo di uno di quei film dove la maggior parte di noi può decantare le batture a memoria dell’uno o dell’altro personaggio. Il lavoro comunque è stato soddisfacente. La colonna sonora, a parte qualche piccola pecca, ma d’altra parte, replicare la perfezione della playlist del primo film era impossibile, è comunque adeguata. Vengono rispolverati i classici: Born Slippy degli Underworld in una versione rallentata e Lust for life in una cover techno-rave ad opera dei Prodigy. Lo stesso Welsh poi, ritorna nella parte di Mickey Forrester, lo spacciatore che nel primo film dava a Rent Boy le supposte di oppio per placare la propria dipendenza a segnare una stretta collaborazione con colui il quale tutta questa realtà edimburghese che amiamo non avrebbe senso di esistere. Ora, se mettiamo tutto assieme, ovvero, vent’anni di attesa per riuscire a creare un seguito che fosse all’altezza, la reunion di tutto il cast del primo film, la presenza dello scrittore stesso e la regia dello stesso Danny Boyle, non possiamo certo elaborare una critica negativa.

La profezia di Renton nel primo Trainspotting: «Il mondo sta cambiando […] perfino gli uomini e le donne stanno cambiando. Tra mille anni non ci saranno più maschi e femmine, solo segaioli»

La profezia di Renton nel primo Trainspotting: “Il mondo sta cambiando […] perfino gli uomini e le donne stanno cambiando. Tra mille anni non ci saranno più maschi e femmine, solo segaioli”.

Quello che è venuto fuori è senza dubbio un nostalgico richiamo alla pietra miliare del 1996 e su questo non vi è alcun dubbio, ma la vera difficoltà stava senza dubbio nel riuscire a riadattare una visione, una generazione che dopo vent’anni cerca ancora riscatto. In una realtà in cui ormai è sempre più difficile che la propria ribellione, la propria rabbia emergano per davvero, se non attraverso un qualche social network dove troviamo i cosiddetti “leoni da tastiera” che amano sbizzarrirsi in commenti al vetriolo pensando di cambiare le sorti di un mondo dove la parola è sempre più fluida e priva di senso, ecco riapparire quasi anacronisticamente chi può esternare per davvero la propria disillusione verso una realtà che ha visto mutare in peggio dopo vent’anni di lontananza. In qualche modo questi vent’anni sono stati vissuti con un profilo basso, silenziosamente, lasciando che tutto andasse avanti e seguendo a capo chino la corrente, finché l’eco delle sorti passate ha avuto la meglio.

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Il ghigno spavaldo e diabolico di Renton, quello che si forma sul suo volto alla fine di Trainspotting e che si ripresenta identico in una scena del seguito, è ora il sorriso amareggiato di chi si rende conto che il tempo passa per tutti e che la presa di coscienza, se si è abbastanza coraggiosi da prendere in mano le redini della propria esistenza, è inevitabile. Eppure, sulle note di Lust for life che chiudono il film, non si può evitare di liberare per un attimo la propria mente da tutte le domande esistenziali e ricollegarsi ad un passato che vivrà per sempre nei nostri ricordi.

“Io cambierò, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita, già adesso non vedo l’ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il cd e l’apriscatole elettrico. Tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai”.