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Fantozzi Ragionier Ugo – matricola 7829/bis: è il nostro eroe della mediocrità. Credo che il personaggio creato dalla genialità di Paolo Villaggio sia senza esagerazione una delle figure comiche meglio riuscite della storia del cinema. Ad oggi, quei film di 40 anni or sono fanno ancora sganasciare dalle risate. Le tragicomiche disavventure del ragioniere più famoso d’Italia sono tesori dell’ironia nazionale. Il nostro amatissimo poveretto ha incarnato la quintessenza delle disgrazie, dei vizi, delle miserie della piccola borghesia italiana. L’inferiorità congenita, la codardia, la sfiga, il servilismo, la goffaggine, l’ignoranza, la meschinità, l’impiegatismo brutto, l’arrivismo, le cambiali, la televisione. E la simpatia. Sì, la simpatia e l’affetto, che noi proviamo per il Rag.Ugo, l’esagerazione, l’iperbole dell’italiano medio. Noi vogliamo bene a Fantozzi.

Sono tre le pellicole del filone da custodire come gioielli della nostra cinematografia.

Fantozzi: del 1975, è il primo della serie, con la regia eccezionale di Luciano Salce, che assieme a Villaggio riesce a ricreare l’habitat fantozziano già sfogliato nei due romanzi di successo editi da Rizzoli nei primi ’70. Folle in risata costante con le pance in mano guardano sul grande schermo un divertente mondo buffo e amaro, un piccolo universo parallelo, ma con le sembianze dannatamente simili alla realtà; estremizzazione certo, esagerazione ovvio, ma l’ispirazione è dal reale. Il primo Fantozzi, l’inizio nel trionfo, un capolavoro.

Il secondo tragico Fantozzi: del 1976, sempre con l’abile artigiano tuttofare del cinema Salce (attore, sceneggiatore, regista). Signori, chiediamoci: si può superare un capolavoro? In questo caso sì. È la perfezione. Quello sperimentato con successo nel primo capitolo viene raffinato nel secondo in 105 minuti di incalzante, irresistibile, travolgente comicità. Senza dubbio, è l’opera migliore, quella da portare su un’isola deserta, quella da conservare come un pezzetto di storia dell’arte del novecento. Non esagero, è così.

Fantozzi contro tutti: del 1980, regia di Neri Parenti e Paolo Villaggio, assieme. Non si tratta più di arte come nei primi due, ma considero il terzo capitolo come un film molto divertente. È l’ultimo prima di un lungo declino nella banalità, nella ripetizione, nella perdita progressiva di poesia e humour. Con onestà Villaggio ebbe da dire che non avrebbe voluto fare così tanti sequel, ma pecunia non olet, all’epoca si prestò volentieri per i quattrini. Dopo Fantozzi contro tutti si scivola nello stereotipo, nella gag sempre più fisica e meno di dialogo, nella cretinata fine a se stessa. Diventano film per bambinoni. Seguendo tutto il percorso fantozziano sono due gli elementi visivi dello spartiacque tra cinema umoristico di alto livello e mancanza di qualità. Il primo è la perdita del bravissimo Giuseppe Anatrelli nel meraviglioso ruolo del geometra Calboni, il secondo sono i capelli bianchi di Villaggio. Benché sopravvivano sprazzi di genio in termini di personaggi (ad esempio il tremendo Franchino e la sua ascella hippy in Fantozzi subisce ancora) o in termini di sketch (ad esempio quando nella Roma del 1870 post-Porta Pia, il nuovo capoufficio Gran farabutt lup mann duca Modestino Balabam, sabaudo e spietato, massone e delatore, avvelenatore di Garibaldi per conquistare le simpatie di Cavour, s’insedia al posto del vecchio e terribile cardinale Ravelli-Carta e affligge i dipendenti lavativi romani con la sua passione torinese per il canottaggio), non si è più sulla vetta. Dalla passione per Fantozzi, Il secondo tragico Fantozzi e Fantozzi contro tutti nasce questo vocabolario improvvisato, questo bestiario fantozziano.

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Fantozzi Filini

A – Anatrelli Giuseppe Anatrelli, attore napoletano di teatro nella compagnia di Eduardo De Filippo, ha interpretato il ruolo del geometra Luciano Calboni in maniera magistrale. Re dei cialtroni, ha caratterizzato al meglio l’arrivista aziendale, il lacchè dei potenti, il puttaniere travestito da pseudo-raffinato viveur, una mezza tacca che si dà toni da gran signore. Il Calboni di Anatrelli, è un personaggio chiave, insostituibile, eterno. Guardatevi attorno, nelle vostre aule, nei vostri uffici, tra i vostri compagni di calcetto serale. Siamo circondati dai Calboni. L’Italia è piena di Calboni, a tutti i livelli, anche ai vertici. Davvero troppe le citazioni e le battute che vorrei ricordare, servirebbe un articolo solo su lui. Scelgo una delle tante scene memorabili, quando il geometra assieme alla signorina Silvani e a Fantozzi vanno in gita sulla neve a Courmayeur, dove Calboni conosce tutti, faranno a gara ad invitarli …

Fantozzi sulla neve
B – Babbuina Plinio Fernando, nato a Tunisi nel 1947, attore e scultore, fu scelto da Salce e Villaggio per impersonificare Mariangela Fantozzi, bruttissima e poco intelligente figlia del ragioniere. Talmente brutta che è in realtà un uomo. Albertina la babbuina come la chiamò una volta Filini, è un’adolescente disgraziata dalla voce stridula e sgradevole. Fantozzi è un’opera non solo comica, ma tragicomica, e la babbui … pardon, la bambina, incarna, poverina, uno dei lati più tragici di tutta l’opera. Fa ridere, Mariangela, e noi uomini cattivi ridiamo della sua incredibile bruttezza, come cinici e rozzi spettatori di fenomeni da baraccone del circo Barnum. C’è un momento in cui però l’amaro per la sua condizione di orrendo anatroccolo supera il riso, ed è quando viene molestata da quei farabutti della dirigenza della Megaditta, in occasione degli auguri di Natale che i figli degli impiegati porgono umilmente ai direttori nell’olimpo del 18° piano (stupendo anche il bambino prima di Mariangela con la sua poesia: “Gioite tutti, Gesù è nato e tanti auguri al consigliere delegato”).

La poesia di Natale di Mariangela Fantozzi
C – Contessa 
La Contessa Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare è una nobildonna e una delle maggiori azioniste della megaditta. Temuta madrina di vari di turbonavi aziendali, tiene un celebre ricevimento nella sua splendida villa, e in vista dei prossimi accordi sindacali, estende l’invito a tutti gli impiegati, anche i più umili. Dopo un incidente con “Ivan il Terribile Trentaduesimo, discendente diretto di Ivan il Terribile Primo, appartenuto allo Zar Nicola, leggendario campione di caccia al mugiko nella steppa e fucilato come nemico del popolo durante la Rivoluzione di ottobre sulla Piazza Rossa”, ovvero l’alano brandemburghese dei conti Mazzanti, a cui il ragioniere dà del lei, Fantozzi e Filini, sconvolti e nel pallone più totale, vengono invitati al tavolo d’onore con astuta mossa padronale. Raffica di gaffe, Heil Hitler!, tordo intero. Pare che Villaggio si sia ispirato a Marta Marzotto per la Mazzanti Vien dal Mare. Verosimile.

D – Dirigenza Potenti, arroganti, raccomandati, feroci. Sono i manager della megaditta, belve aziendali. Dal Direttore Onorevole Cavaliere Conte Diego Catellani all’ispettore degli ispettori Direttore Conte Corrado Maria Lobbiam, fino al vertice supremo, sopra il Consiglio dei Dieci Assenti, in una dimensione di potere soprannaturale, mistica ed inquietante, nell’ufficio monacale del Megadirettore Galattico, un’entità di comando spettrale, quasi astratta, apparentemente benevola e comprensiva, un santo, invece un crudele semidio in doppiopetto dalle poltrone in pelle umana e acquari per gli impiegati. Il mio dirigente preferito è senza dubbio il Duca Conte Piercarlo Ing. Semenzara, altezzoso aristocratico indemoniato dal gioco e puttaniere impenitente. Fantozzi, quel menagramo d’un menagramo, avrà l’onore di accompagnarlo a Montecarlo, al casinò. Semenzara che non fa semenze! è interpretato da un vero aristocratico. Antonino dei marchesi Faà di Bruno, piemontese, vantava tra i suoi antenati, un beato, un eroe della battaglia di Lissa, diplomatici d’alto rango, un arcivescovo di Asti. Fu tenente dei granatieri in Africa Orientale Italiana, dove nella seconda guerra mondiale si guadagnò sul campo una medaglia. Andò in pensione con il rango di generale di brigata. Da pensionato, per divertirsi, provò a far l’attore cinematografico, riuscendo, e bene. Fu un hobby profiquo. Recitò anche con Pasolini, Fellini e Monicelli al fianco di Tognazzi nel divertente Vogliamo i colonnelli. Faà di Bruno aveva innate le caratteristiche del “Duca Conte”. Alto, imponente, elegante … un naturale physique du rôle. Fu caratterista d’eccezione, e ne Il secondo tragico Fantozzi diede il meglio di sè, probabilmente con una grande autoironia, prendendo in giro proprio il suo mondo, divertendosi nel gioco della recitazione. Bravo, bravo! Distinti e rispettosi applausi al Duca Conte Semenzara Generale Marchese Faà di Bruno.

Il secondo tragico Fantozzi – Stazione
E – Elezioni
 
Fantozzi prende il suo diritto di voto con una certa serietà.

“Pina, stammi a sentire, se io sbaglio il voto, questa volta va a finire che non mangiamo e non mangiate per una decina d’anni!”

In Fantozzi contro tutti, il nostro si barrica in casa con giornali, radio, televisione, senza perdersi un solo dibattito, procurandosi allucinazioni audiovisive. Alcuni dei grandi protagonisti della politica della Prima Repubblica gli parlano. Pannella in sciopero della fame che beve solo cappuccini ma il conto lo paga Fantozzi. Spadolini che dichiara che si andrà a magnare un bel cotolettone panato con patate fritte. De Mita gli spiega come il Rag. Ugo sia per forza di cose un DC dipendente (“come farà senza l’onorevole Rognoni, per tanti anni ministro delle interiora?”). Berlinguer gli chiede di provare anche loro, secondi a nessuno nel metterla in quel posto. Almirante chiede cortesemente il suo indirizzo, per mandare alcuni camerati e fargli gentile omaggio di una bella confezione di olio di ricino per chiarirgli le idee. Nilde Iotti trova Fantozzi ripugnante come un rospo. Craxi chiarisce il concetto di stabilità per stabilirsi stabilmente nello stabile di Palazzo Chigi. Andreotti promette un sicuro peggioramento quinquennale e progressivo. La scena ricorda la vignette di Giorgio Forattini.

F – Filini “Abbigliamento di Filini: berrettone Sherlock Holmes con penna alla Robin Hood, poncho argentino di una sua zia ricca, scarpe da tennis con sopra galoche, carte topografiche, e trombone da brigante calabrese.”

Il ragionier geometra Renzo Silvio Filini, miope come una talpa, è il pericoloso organizzatore aziendale di eventi disastrosi, nonché ostile migliore amico del ragionier Ugo. Il suo ottimismo è da temere, il suo entusiasmo da schivare come la peste. Nella saga, è la spalla d’eccellenza di Villaggio.

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Fantozzi Filini bis

Senza pietà, trascina l’amico collega in una sfida a calcio tra scapoli e ammogliati in un disastrato campo di periferia dove appare San Pietro sulla traversa della porta, in una partita e tennis dalle 6 alle 7 di mattina nella domenica più fredda dell’anno, in un campeggio invaso da tedeschi (“italiani sempre rumore! Sempre cantare chitarra mandolino!”), in un osceno capodanno nel sotterraneo della ditta con l’orchestra Mario Canello – canta l’infingardo Pasquale Coppola – , in una battuta di caccia degenerata in guerra civile, al varo della turbonave aziendale, in una settimana bianca in un’insidiosa Val Gardena infestata da nazisti, in un miserabile tentativo telefonico per scampare al massacro ciclistico della Coppa Cobram. Gigi Reder alias Luigi Schroeder, napoletano d’origine tedesca, attore di teatro con artisti del calibro di Giorgio Albertazzi, e nel cinema con Fellini e De Sica, ha dato moltissimo al successo dei film di Fantozzi. Mi piace ricordarlo anche in un’altra parte esilarante, nelle vesti della madre siciliana della belva umana, orribile donna armata di micidiale affetto gastronomico, in Fracchia la belva umana.

G – Gran Premio della montagna Il visconte Cobram, maniaco del ciclismo, megalomane e gerarca della società, organizza la Coppa Cobram, in suo onore. Gara atroce, con morti e feriti gravi. Vincerà Fantozzi grazie alla “Bomba”,  beverone di superdoping acquistato da un losco figuro partenopeo.

“’Abbomba, ‘abbomba. Teng’a bomba, chella forte, chella bbona. Metredina, simpamina, aspirina, franceschina, cocaina e peperoncino di Caienna, ‘a vulite? 100.000.”

H – Hotel “Per superare Calboni, Fantozzi scese al più lussuoso albergo di Capri. Anche perché era l’unico aperto”.

Fantozzi abbandona Pina e Mariangela per fuggire con la signorina Silvani, a Capri, il 20 di dicembre.

Concierge: “Abbiamo solo appartamenti, signore.”

Fantozzi: “Ma… ma… quanto… quanto costano?”

Concierge: “60mila.”

Fantozzi: “Solo?”

 

Narratore: “Fantozzi pensò 60mila al mese.”

I – Iperbole  Dicesi iperbole quella figura retorica che consiste nell’esagerare la descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino, per eccesso o per difetto. Nel nostro caso è amplificazione per eccesso. Il ragionier Ugo Fantozzi è egli stesso un’iperbole. L’iperbole è la base di tutta la comicità del mondo fantozziano.

J – Japanese cuisine Oggi, siamo invasi da ogni tipo di cucina etnica. La cucina giapponese (soprattutto il surrogato di essa) è diventata gastronomia nazionalpopolare, chiunque può prendersi la salmonella per modiche cifre in periferie metropolitane dove proliferano all you can eat cinesi camuffati da nipponici. Nel 1975 doveva essere davvero un’esperienza strana ed esotica avventurarsi al ristorante giapponese con tutti i suoi trabocchetti di tatami, tavolini nani, severissime regole d’etichetta, inchini “a testata”, bacchette balorde, samurai alla cassa, triglie crude.

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Fantozzi al giapponese

Fantozzi, dopo aver barato sul suo circonferenza vita con un elegante completo modello “Compact” che impedisce di parlare (“un uomo di classe non parla mai”), riesce a strappare un invito a cena alla signorina Silvani, accompagnata dal povero Pierugo, un rognoso cagnolino pechinese che per un tragico equivoco lessicale finirà arrosto. I giapponesi ovviamente non mangiano i cani, non sono barbari, ma ce ne infischiamo perché fa ridere.

K – Kyrie eleison. Christi eleison Antica preghiera cristiana, litanica, traslitterata dal greco, dagli echi bizantini. È stata tradotta con “Signore, pietà. Cristo pietà.” È la preghiera scelta da Calboni durante il grande sorteggione in sala mensa per la scelta dell’impiegato che accompagnerà il Mega Direttore Clamoroso, Duca Conte Piercarlo ingegner Semenzara, a giocare a Montecarlo. Se poi il Semenzara avesse vinto, per l’impiegato-accompagnatore sarebbe stata una benedizione; era fatta, carriera assicurata. Il brusio di invocazioni e preghiere del battaglione di impiegati sull’attenti innervosisce il Duca Conte.

“Silensssio! Chi è che prega?!?”

Il sorteggione
Notare anche che per l’occasione si è riunita una surreale Commissione Interna, in divisa da guardie rosse maoiste.

L – Lingua felpata Oltre alla tecnica dell’iperbole, al sarcasmo, alla parodia, al giullaresco, al surreale, nei film si ricorre molto e bene (almeno nei primi tre) alla comicità grafica, d’effetto speciale. L’invenzione dell’orrida lingua felpata, è geniale.

M – Megaditta La ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica è un mostro aziendale di proporzioni immani. È un inferno di gironi di uffici e archivi, di sottoscale, di faldoni di scartoffie, di mediocrità, in cui le piccole esistenze di centinaia di dipendenti, forse migliaia, vengono divorate nella routine quotidiana. La megaditta è insaziabile, non solo vuole gli anni – e tanti –  dei suoi servi, ne vuole l’anima. Ma questa creatura di piani, ascensori, portieri armati di mitra, punizioni corporali, non è un lontano frankestein del capitale, non è un’invenzione kafkiana del passato, non è da relegare come un incubo cinematografico anni ’70.

I frutti del capitalismo maturo

I frutti del capitalismo maturo

La Megaditta vive, vegeta, prospera, regna su di noi. La dimensione aziendale si è fatta moderna, non più macchine da scrivere Olivetti Made in Italy al 100% ma pc cinesi, smartphone al posto dei telefoni in plastica rossa, colate di mail invece di carriolate di lettere e sanguinario excel che soppianta torri di carta. La Megaditta oggi è la multinazionale, parla inglese, o un osceno miscuglio di inglese e italiano per gli impiegati smart, è cresciuta di potere fino ad essere non solo multi ma sovranazionale cioè con un potere che supera quello dei vecchi stati, opera dovunque le sembri conveniente, insaziabile di profitto, non è riconducibile più a nessuna precisa geografia, non ha bandiere, ma slogan, è ovunque. La nuova Megaditta è essa stessa il nuovo stato (sto esagerando, ma se non si pone un limite, in pochi anni …). L’organizzazione ha mutato pelle, si è ingigantita, con il pretesto di un’ipocrita uguaglianza lima qualsiasi tipo di differenza, per creare il docile consumatore perpetuo, e il buon dipendente fedele. L’alta torre di vetro e cemento, cresce, e cresce, e cresce.

N – Nuvola dell’impiegato “Ogni impiegato ha la sua nuvola personale. Sono nuvole maligne che stanno in agguato anche quattordici mesi, ma quando vedono che il loro uomo è in ferie o in vacanza gli piombano sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata.” Nel primo Fantozzi, quando il ragioniere e Filini se ne vanno al camping sul lago per pescare, quella dannata nuvola li piomba sopra l’Autobianchi Bianchina e scarica una furia d’acqua circosritta a due metri quadri, proprio per impedire la visuale all’utilitaria che così andrà a sbattere contro la limousine cabriolet dove c’è un improbabile “ministr du petrol” in compagnia di altri potenti.

Fantozzi e il ministro du petrol
O – Ortisei L’organizzazione Filini colpisce ancora, e duramente. In Fantozzi contro tutti il gruppo aziendale “settimana bianca” si presenta ad Ortisei in Trentino –Alto Adige a maggio inoltrato. I gitanti-impiegati della Megaditta, bardati da sci come se fossero a gennaio (Fantozzi con tuta aderente e casco da chilometro lanciato) scoprono che è effettivamente primavera. Vengono messi immediatamente in riga da un panzone del luogo, odioso e autoritario, in tipico abito tirolese da Schützen.

“Voi fengono da Italia?

Fantozzi suo malgrado, opterà per la clinica dimagrante del professor Birkermaier dell’università di Jena, un sadico pazzo, aguzzino, carceriere, torturatore. Una sorta di dietologo alla Mengele. Il Sud Tirolo benché dentro i confini nazionali, viene dipinto come un territorio straniero e anti-italiano, abitato da crucchi boriosi e malvagi.

Prof. Birkermeier
È una spassosa scena umoristica tratta dall’immaginario storico di quel bellissimo angolo alpino d’Italia. Dopotutto, gli abitanti di lingua tedesca hanno sempre dimostrato verso Roma una forte antipatia, talvolta odio. Ci furono diversi episodi di violenza separatista negli anni ’60 del secolo scorso, ad opera della sigla terrorista BAS – Befreiungsausschuss Südtirol. È stato un periodo oscuro di banditismo settentrionale. L’Italia il nemico, patria da rinnegare, e il Sud Tirolo un piccolo Ulster a casa nostra. In questa sede non approfondiamo troppo con queste storie truci della nostra memoria nazionale, ma sorridiamo invece, alle tradizionali divergenze ed incomprensioni tra il popolo italiano e quello austriaco e tedesco, ciascuno coi propri difetti e stereotipi: gli italiani pigri, caciaroni, mangiaspaghetti e i tedeschi precisi, ordinati, antipatici rompicoglioni.

Q – Quattrini Per un semplice impiegato, fondamentali, oggi come ora. Certo, c’è una naturale inferiorità in Fantozzi che lo porta a sottomettersi per tutta la vita ad un impiego di merda, ma il suo svegliarsi tutti i santi giorni della settimana con la nevrosi da ritardo, sopportando la vista di moglie Pina e figlia Mariangela, è per mandare avanti la famiglia, che per quanto sia zoologica, è la sua, e vive coi soldi dello stipendio del ragioniere. Il Rag.Ugo fa una cosa che tanti, tantissimi, hanno imparato a fare, per forza di cose: mandare avanti la carretta; specialmente oggi, che non c’è un cazzo da ridere. Quattrini, viscidi loro, sono i creatori seriali di servi, di Fantozzi vecchi e nuovi.

 P – Pina I modesti panni del curioso animale domestico sono indossati da due attrici diverse, ambedue bravissime. Andando oltre le caratteristiche da umile donnetta quali la sottomissione, di accettazione di umiliazioni coniugali, di capelli color topo, di audaci pettinature a schiaffo (in occasione del Capodanno filiniano, o di quando s’innamora di Cecco, orrendo nipote butterato del panettiere Antonello, alias Diego Abatantuono), è doveroso spendere due parole su Luigia Liù Bosisio e Milena Vukotić.

Fantozzi_(1975)_-_Liù_Bosisio,_Paolo_Villaggio,_Plinio_Fernando

La famiglia al completo

Liù Bosisio: artista poliedrica, è attrice di cinema e teatro, scrittrice e doppiatrice (nei Simpson ha doppiato Marge e quelle due megere delle sorelle Bouvier, le zitelle Patty e Selma, cognate di Homer). Milena Vukotić: di origine montenegrina, figlia d’artisti, ballerina in gioventù, poi attrice sia di teatro e nel cinema con i grandi registi italiani degli anni ’60 (Risi, Fellini, Monicelli, Scola). Curiosità: negli anni ’70 ha posato nuda per Playboy, alla faccia della Pina.

R – Ribellione Il ragionier Ugo non è di certo uno Spartaco, ma può capitare che anche il più soggiogato degli schiavi possa ritorcersi contro il padrone cattivo, morsicandolo. Può capitare infatti che anche il misero e codardo Fantozzi spezzi – seppur per poco tempo – le catene e si prenda la rivincita sui vessatori, sugli sfruttatori, sui potenti. È il momento della classica ultima goccia che fa traboccare il vaso, della corda tirata fino a spezzarla. L’umiliazione che fa scattare qualcosa, che tira fuori un orgoglio sepolto là da qualche parte tra mutui e straordinari, che accende il fuoco della rivolta.

Ribellione!

Quattro i casi storici di insurrezione fantozziana qua presi in esame:

1) 1975. Il ragioniere combina un pasticcio. All’entrata della Megaditta è posta una statua della madre (di nome Teresa !!!) del brutale Cavaliere Conte Diego Catellani Gran Maestro dell’Ufficio Raccomandazioni (chi non scatta niente scatti!). Il Catellani chiede, anzi, ordina, che i dipendenti tutte le mattine s’inchinino in rispettoso ossequio alla statua della vecchia, rappresentata in bronzo mentre lavora coi ferri da maglia, molto appuntiti. Fantozzi regolarmente prende delle craniate pazzesche, e quando, reso isterico per essersi forato una cornea con quei maledetti ferri da maglia nel servile inchino, se la prende con la statua, dandole della puttana e vecchia stronza.

Il Catellani sente, e offeso, sfida a biliardo Fantozzi, per umiliarlo davanti a tutti i colleghi. Ma, al 38° coglionazzo e incrociando lo sguardo in lacrime della povera Pina tra quegli infami dei colleghi, il ragionier raddrizza la schiena e con colpi da campione, sbaraglia quel pallone gonfiato del Catellani. Per sfuggire alle ire omicide del Cavaliere Conte, Fantozzi è costretto a rapire la madre di lui, scagliando la vecchia giù dalla finestra (che poi s’innamorerà dell’improvvisato rapitore).

2) 1975. Complice il collega Folagra, la pecora nera, anzi la pecora rossa della società, e dei suoi incendiari indottrinamenti marxisti-leninisti, Fantozzi realizza che l’hanno sempre preso per il culo. E un dì, con parka rivoluzionario, capelli arruffati a mezzo collo e sciarpone rosso-barricata, si presenta davanti alla Megaditta per compiere un’azione di violenza proletaria … la pecorella smarrita ritroverà la retta via grazie al diretto e sacro intervento del Megadirettore Galattico.

“Ma allora mi hanno sempre preso per il culo”
3) 1976. Celebre episodio di ribellismo. Il potentissimo Professor Guidobaldo Maria Riccardelli, fanatico del cinema d’arte, obbliga i dipendenti e famiglie a sorbirsi “Dies irae”, di Carlo Teodoro Dreyer, sei ore! “L’uomo di Aran”, di Flaherty, nove tempi”! Ma soprattutto il più classico dei classici: “La corazzata Kotiomkin”. Diciotto bobine, di cui il professor Riccardelli possedeva una rarissima copia personale.” Dopo l’ennesimo sopruso, in concomitanza della partita Inghilterra-Italia, la “merdaccia”come il Riccardelli ama chiamare Fantozzi, s’incazza come una belva. Il Riccardelli rischia il linciaggio, e il ragioniere, diventato capo rivolta, si barrica con i colleghi nei locali del cineforum aziendale. L’insurrezione verrà sedata e la punizione per i sovversivi sarà terribile …

4) 1980. Fantozzi rientra dalle ferie, depresso, gli aspetta un altro anno di lugubre lavoro. Con un gesto magico, surrealista, alla Magritte, scrive con il dito nel cielo:

 “Il Mega Presidente è uno stronzo!”

S – Silvani La signorina Silvani è la vamp dell’Ufficio Sinistri. Fantozzi ne è da tempo innamorato. Civettuola, la Silvani s’atteggia a torto come la bella della Megaditta, ma in realtà è una nasona cornacchia, tendente alla volgarità, decisamente ignorante. Fisicamentemte assomiglia all’Olivia di Popeye. Spezzerà il cuore al regionier Ugo in più occasioni, e la vedremo sposata a quel cialtrone esagerato di Calboni. È impersonificata da Anna Mazzamauro, donna molto autoironica, comica stimata, attrice di cabaret e teatro, doppiatrice.

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La Silvani incanta Fantozzi

Curiosità: la Mazzamauro è l’unica donna al mondo ad aver indossato i panni di Cyrano de Bergerac nella famosa commedia teatrale di Rostand.

SILVANI: “Ecco, tenghi.”

FANTOZZI: “Vuole che glieli cambio?”

SILVANI: “Ma no, Fantozzi, deve giocarli alla roulotte. Per me.”

T – Travèt Il travèt è un impiegatuccio disciplinato ma patetico, ancorato al posto sicuro e fisso, dall’esitenza grigia e monotona, rispettoso della gerarchia ma flagellato dai suoi capi. Il nome proviene dalla commedia piemontese Le miserie ‘d Monsù Travet di Vittorio Bersezio, composta nel 1863 e rappresentata per la prima volta al teatro Alfieri di Torino. L’impiegato governativo Ignazio Travet nelle sue miserie quotidiane, è un ragionier Ugo Fantozzi ante litteram. È il suo trisnonno. Nel 1945 Mario Soldati girò la versione cinematografica Le miserie del signor Travet. In Fantozzi troviamo diversi riferimenti in altri lidi culturali, prendendo come spunto d’indagine proprio la condizione squallida di certi dipendenti di basso livello. Nei Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ troviamo Il cappotto, storia grottesca di un burocrate russo di rango modesto, molestato da colleghi e superiori, la cui esistenza gira tutta attorno al suo brutto mondo del lavoro. L’acquisto di un nuovo cappotto rappresenta per l’umile Akakij Akakievič Bašmačkin una grande novità, e una sorta di riscatto sociale in un ambiente ridicolo e corrotto. Poi anche Kafka, certamente.

Personalmente, le vicende tragitaliane del nostro Ragioniere mi ricordano altre situazioni in altri mondi della fantasia e del grottesco. Nel cinema di Terry Gilliam ad esempio, con le scene ambientate in un alienante Reparto recupero informazioni nel meschino Ministero dei burocrati in Brazil (1985); o nel cortometraggio The Crimson Permanent Assurance, che precede il film Monty Python – Il senso della vita, dove una ciurma di vecchi impiegati di una storica compagnia d’assicurazione di Londra, si ammutina contro i nuovi padroni yuppie dell’odiosa The Very Big Corporation of America. L’edificio della compagnia londinese diventa una nave pirata all’arrembaggio di alti grattacieli d’acciaio e vetro.

Sempre in Gran Bretagna, ci sono le simpatiche vignette dell’inglese Frank Dickens che raccontano dell’impiegato Bristow, assunto nell’ufficio acquisti della monolitica Chester-Perry Co.Ltd. Bristow, non è né vinto né vincitore, semplicemente perché si astiene da ogni tipo di lotta. Bristow è una bombetta in un gregge di bombette, prigioniero di una condizione opprimente da cui non ha la voglia di fuggire, un lavativo ormai rassegnato. È il Fantozzi britannico.

 U – Ugo Fantozzi Fantozzi era un collega di Paolo Villaggio nei suoi giorni da impiegato all’Italsider (ora Ilva). Dalla conoscenza con il Fantozzi reale nasce l’ispirazione per il Fantozzi letterario, quintessenza della mediocrità. Nel 1968 Villaggio esordisce in televisione proprio con il suo nuovo personaggio. Il mondo fantozziano prende forma; sulla rivista l’Europeo, vengono pubblicati i primi racconti, poi raccolti e confezionati nel successo editoriale con Rizzoli. È un’ascesa continua del personaggio e di chi lo impersonifica. In URSS, l’autore si aggiudica il prestigioso premio Gogol, come miglior scrittore di opera umoristica. Con il mezzo della comicità e del black humour si raggiunge il fine di feroce critica alla società dei consumi, della televisione, del capitalismo. Seguono le pellicole e il trionfo ai botteghini. Il genio genovese Villaggio, che fece tante altre cose, ha il merito di aver dato luce ad una delle più straordinarie figure della commedia italiana, europea e mondiale.

 W – Wembley Il calcio, ieri come oggi, delizia degli italiani, valvola di sfogo nazionale. Il giornalista e telecronista Nando Martellini (1921 – 2004) nel Il secondo tragico Fantozzi si presta ad una spassosa cronaca di una fantasiosa partita Italia-Inghilterra, valevole per la coppa del mondo, in diretta dallo stadio Wembley di Londra. Martellini che commentò la famosa “partita del secolo” Italia – Germania Ovest 4-3, semifinale mondiale a Mexico ’70, e poi la vittoriosa finale in Spagna nel 1982, gioca con il suo stesso lavoro, raccontando un’epica partita, non più del secolo, ma del millennio, che però Fantozzi e colleghi non vedranno mai, causa ordine del potentissimo Professor Guidobaldo Maria Riccardelli, che li convoca al cineforum aziendale.

“Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per venti a zero. E che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo.”

 Echi dal passato:

MARTELLINI: “Colpito da McKinley, regola del vantaggio, schienata paurosa del portiere inglese. I 120mila di Wembley, e voi, milioni di fortunati che nessuna forza al mondo potrebbe strappare dai teleschermi, potete rendervi conto che l’Italia di questa sera fa impallidire anche il ricordo di quella dei leggendari tempi supplementari di Italia-Germania in Messico.”

Y – Yacht Il Marchese Conte Piermatteo Barambani Megalom, il cui ufficio è protetto da guardie svizzere pontificie, invita Fantozzi e Filini (“Caro Bambocci, caro Follini!”) ad una crociera sul suo panfilo. Ma la vacanza è solo una scusa: il subdolo Marchese Conte Piematteo, approfitta dei due come di mozzi a costo zero. Catastrofiche disavventure marinare. Divertente la gag quando, prima di salire a bordo dello yacht del Barambani, Fantozzi in compagnia di Filini investe con la Bianchina un inglese sul molo ed è preoccupatissimo di sapere se l’ha ferito grave.

FANTOZZI: “Lei parla inglese, vero?

FILINI: “Ah, io sì sì.”

FANTOZZI: “Gli domandi se si è fatto male!”

FILINI: “Ecco … dunque … WHAT TIME IS IT???”

INGLESE INVESTITO: “FUCK OFF!!!

Z – Zizì CALBONI: “Ciao, Zizì. Ah… Ah, mi hai riconosciuto? Sì, sì. Ho due amici. Be’, diciamo di mezza età. Uno piccolotto, grasso, l’altro magro ma miope… Occhiali doppi, tipo civetta, sai. Come? Ah, ho capito. Va be’, ciao, Zizì.”

 Quando il gatto non c’è i topi ballano. Il trio Fantozzi Filini Calboni si prende una serata di libertà dall’asfissia familiare, per andare a puttane. Calboni millanta un vasto giro di modelle e attricette ben disposte, ma non è vero niente, perchè il geometra fa 126 telefonate a vuoto ad altrettanti sconosciuti concittadini, facendo finta che siano sue amiche. Come piano B, i tre si dirigono all’Ippopotamo, un night pieno così di “signore dell’alta aristocrazia borghese”, in realtà mignottone, o escort, come le chiameremmo oggi. Memorabile.

Fantozzi Filini e Calboni all’ippopotamo
Ebbene, Fantozzi è un personaggio fondamentale nella cultura di massa nazionale: un suo grande pregio è quello di essere collante letterario e cinematografico tra diverse classi sociali. Un collante di risate. Ridono il ricco e il povero, l’intellettuale e l’ignorante, il potente e l’umile. Faceva ridere 40 anni fa, fa ridere oggi. Hanno riso i padri, ridiamo noi. Non è elitario ma può piacere all’elite, il suo messaggio non è così leggero ma è adorato da chi cerca uno svago leggero. È trasversale: ecco una sua forza. Non invecchia: ecco un’altra sua forza. Si può snobbare, ma chi lo snobba non ha capito nulla della sua intenzione di critica sociale, del suo sberleffo al consumismo e al potere. In una società italiana che manca spesso di riferimenti culturali comuni, unificatori, a mio avviso Fantozzi rappresenta uno di questi rari casi. Non si tratta di un poema eroico, di esempio di virtù e orgoglio patriottico, certo, ma Fantozzi è un’identificazione italiana collettiva, la dimostrazione che sappiamo ridere di noi stessi, delle nostre miserie e piccinerie, perché siamo autoironici, anche di fronte alla triste evidenza di essere dei sudditi, egoisti e voltagabbana.

In un’intervista del 2015, Villaggio dichiara, amarissimo:

“Il Fantozzi degli anni del boom, dove erano tutti ricchi e l’Italia era il quarto paese industrializzato del pianeta, era un’eccezione: faceva ridere. Adesso, sinceramente, l’Italia è diventata un paese, beh, piuttosto povero, diciamoci la verità. C’è gente che non lavora, c’è gente che fino a 40 anni vive in casa della nonna, quindi direi che Fantozzi non fa più tanto ridere, ma può essere amato in quanto ti libera dal timore di essere isolato in quel tipo di incapacità ad essere competitivi. Ti rendi conto che Fantozzi lo sono diventati il 99% degli italiani.”

 Gasp. Occorre immediatamente un placebo per salutarci con il sorriso:

“Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie, più sei per chiedersi – come sempre senza risposta – cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico. Tre secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina – tremila gradi Fahrenheit! –, dagli otto ai dieci secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto […], due secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela, caffellatte con pettinata incorporata, spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche che può così espletare nel tempo di valore europeo di sei secondi netti. Ha ancora un patrimonio di tre minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 8:01. Tutto questo naturalmente salvo tragici imprevisti…”

La sveglia