“Un ritratto delle stranezze di ogni latitudine dei primi anni ’60”. Così potrebbe essere definita la coppia di film che Cavara, Jacopetti e Prosperi hanno realizzato in una delle stagioni più fortunate del cinema italiano. Un documento talmente importante da prestarsi con estrema facilità a costituire analisi di studio storiche e antropologiche e che, come tale, moltiplica il suo valore di anno in anno. Il cane come fil rouge e riferimento intertestuale della crudezza film. Il cane osannato negli Stati Uniti, dove si diffondono le prime gioiellerie per bestie a quattro zampe (ad oggi moltiplicatesi in tutto l’Occidente) od i primi cimiteri per animali domestici. Il cane come esempio di bestialità di un’umanità che vive di riti, di lotta bruta, di un progresso relativo e schiavizzante. Come specificato nell’introduzione «Tutte le scene che vedrete in questo film sono vere e sempre riprese dal vero. Se spesso saranno scene amare è perché molte cose sono amare su questa terra. D’altronde il dovere del cronista non è quello di addolcire la verità, ma di riferirla obbiettivamente». Mondo cane  (e il suo sequel Mondo cane 2) è dunque soprattutto un crudo documentario antropologico, che ci mostra il mondo nel suo doppio volto di sogno e onirodinia, nei suoi riti fatti gioco di apologia della vita e di spettacolarizzazione della morte.

Un affascinante viaggio nella Weltanschaaung di un italiano dei primi anni Sessanta, che prova stupore nel guardare a un’America dove si diffondono i primi autodemolitori, o i “ristoranti automatici”, che impara con curiosità dell’esistenza del pedaggio autostradale o delle prime forme di arte postmoderna, e che viene a contatto con la stessa realtà del suo meridione attraverso le processioni del venerdì santo riprese e descritte, eredità atavica di un concetto di salvezza mediato dalla mortificazione del corpo. Il corpo dunque, soggetto al dolore come via espiativa ma anche come immagine cui dedicare le massime attenzioni attraverso fanghi di bellezza, parrucche e palestre dimagranti ad oggi “esportati” massicciamente anche in Europa. Due film profetici e significativamente illuminanti sulle diversità etnologiche e sulle attese di un decennio che inizia ad assaggiare i primi segni di un globo in rapida trasformazione, e che fatica a comprenderne la portata. Basti pensare all’enfasi con cui la voce narrante informa dell’elevatissimo numero di abitanti in Cina (cinquecento milioni) che ad oggi risulta triplicato, ai primi segni di una globalizzazione di massa che porta alla scomparsa di intere comunità primitive, all’incidenza dell’inquinamento marino e terrestre sulle specie animali e vegetali, ai danni di un industrializzazione che non ha conosciuto l’idea di uno sviluppo sostenibile, e che Cavara, Jacopetti e Prosperi sono fra i primi a denunciare.

La colonna sonora di Nino Olivieri e Riz Ortolani si configura perfettamente alla diegesi documentaristica in una varietà di stili, timbri e ritmi che solo la musica per cinema d’autore ha potuto conoscere. Candidata all’oscar nel 1963, assolve degnamente al ruolo di commento e di definizione emotiva delle situazioni mostrate, attraverso un lirismo sincero e mai fine a se stesso. Mondo cane, e il suo sequel sono pellicole da recuperare e analizzare, di cui fare tesoro per la loro obiettività, per l’alta professionalità documentaristica utilizzata, per la sottile ironia e l’inevitabile stimolo alla riflessione.