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Illinois, 1954. Immaginate di un essere un venditore ambulante di frullatori, che va di locale in locale, ricevendo molte porte in faccia. Nella vita avete venduto di tutto, riuscendo a tirare avanti, ma mai a sfondare come avreste voluto e come gli investimenti fatti avrebbero richiesto. La routine è una schifezza, tra delusioni lavorative, incomprensioni familiari e pranzi serviti male nei vari chioschi delle città che girate. Un giorno, però, arriva una telefonata. Da San Bernardino, in California, un solo locale ha ordinato ben sei frullatori. Sicuramente, pensate, ci sarà un errore. Chiamate subito il cliente, un certo Dick McDonald, che vi dice che effettivamente un errore c’è: sei sono troppo pochi, adesso ne vuole otto.

Capite subito che qualcosa di nuovo è nato a San Bernardino, per questo salite in macchina e attraversate gli Stati Uniti, quasi da costa a costa, perché l’estremo west vi sta attirando, come se foste un colonizzatore del recente passato. Finalmente, arrivate sul posto. Notate che non ci sono le cameriere che prendono gli ordini e portano il pranzo nelle macchine dei clienti, ma che una fila consistente di persone si è creata per ordinare e prendere direttamente il cibo al bancone. Siete spaesati, perché non avete mai visto nulla del genere, ma prima una signora e poi il commesso vi tranquillizzano. Vi sedete su una panchina e, per la prima volta in vita vostra senza posate e piatti, addentate un hamburger del chiosco McDonald’s: è fottutamente buono, il migliore che abbiate mai mangiato. Da quel momento, capite che quel posto dovrà diventare vostro.

Il primo chiosco McDonald’s

Il primo chiosco McDonald’s

Più o meno, dovrebbe essere stato questo lo status psico-fisico di Ray Kroc nel 1954, davanti al chiosco McDonald’s. Perlomeno, è questo il ritratto iniziale che emerge dal film The Founder diretto da John Lee Hancock (The Blind Side, Saving Mr. Banks) e sceneggiato da Peter Siegel (The Wrestler). Kroc è interpretato da un Michael Keaton in grande forma, che conferma le ottime prove di Birdman e Il Caso Spotlight. La potenza principale della pellicola, sta nell’aver spiegato la nascita di uno dei marchi multinazionali più potenti al mondo oggi, attraverso l’ascesa inarrestabile del suo fondatore, mettendo l’accento sulla sua personalità cruda, competitiva, egoistica, in una parola: capitalista. Per questo, le associazioni con Il Petroliere di Paul Thomas Anderson e con The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese sono inevitabili. A differenza di questi due, però, The Founder non è stato tratto da un libro, ma da una canzone. Così canta Mark Knopfler nella sua Boom, like that:

Or my name is not Crock, that’s Kroc with a K

Like crocodile but not spelled that way now

It’s dog eat dog, rat eat rat

Dog eat dog, rat eat rat now

Oh it’s dog eat dog, rat eat rat

Kroc style… Boom! like that

Quel dog eat dog, rat eat rat sembra tanto richiamare l’Homo Homini Lupus hobbesiano. Come nel caso di Leonardo DiCaprio nei panni di Jordan Belfort, anche per il Kroc di Keaton la visione del mondo è esattamente questa:

Gli affari sono la guerra. C’è competizione, vince il più forte. Io voglio il futuro. Voglio vincere

Torniamo al momento in cui Ray Kroc sta consumando il primo pranzo al chiosco. Appena finito l’hamburger, le patatine e la bibita, conosce i fratelli McDonald’s, Dick e Mac, i quali, ansiosi di ricevere i frullatori il prima possibile, gli fanno fare una visita guidata della struttura. Kroc si ritrova all’interno di un meccanismo di ispirazione taylor-fordista, in cui il lavoro è diviso e diversificato, per massimizzare il lavoro nel minor tempo possibile. Tuttavia, a contare maggiormente per i due fratelli non è tanto la quantità del prodotto, ma la sua qualità: ecco perché quel panino era incredibilmente buono. Ray capisce di essere davanti a qualcosa che può rivoluzionare i pasti degli americani.

Si fa raccontare la storia personale di Dick e Mac, i quali, dopo essere stati nel mondo del cinema, sono passati a quello della ristorazione, prima con un drive-in classico (con tanto di cameriere e posate), per poi, dal ’48, dare vita ad un vero e proprio fast-food, al fine di ridurre i costi del personale e i tempi di attesa per il cliente. Pur avendo provato ad avviare nuove attività in altre parti della Nazione, nessuna era stata in grado di emulare, anche solo parzialmente, i risultati del locale di San Bernardino. Kroc crede di essere l’uomo giusto per invertire questa tendenza. Chiede ai fratelli, contenti della loro situazione e non desiderosi di espandersi oltre, di fare questo tentativo non tanto per loro stessi, quanto per l’America, offrendo ai propri concittadini una Chiesa che non sia aperta soltanto la domenica. Con la spinta di Mac, anche Dick (il più geniale tra i due) alla fine cede: Ray Kroc entra a far parte dell’attività McDonald’s, firmando un contratto molto vincolante (ad esempio non può utilizzare il brand senza l’autorizzazione dei fratelli).

È l’inizio del sogno americano. Kroc investe tutto quello che ha nel progetto, ipotecando la casa e trovando affiliati tra i suoi vecchi amici del circolo in cui continua ad andare con la moglie. Decine di McDonald’s nascono in diverse parti del paese, ma qualcosa non va. Innanzitutto, i nuovi affiliati non sono rigorosamente attenti agli standard qualitativi dell’azienda. Così, l’investitore decide di trovare nuovi partner, non appagati come i vecchi del circolo, ma giovani, freschi, volenterosi di fare soldi e avere successo. È una mossa vincente, che gli permette anche di conoscere la sua futura moglie, Joan, soffiata ad un suo socio, dopo aver chiesto il divorzio da Ethel, accusata di non averlo mai sostenuto abbastanza (nella realtà Kroc ebbe tre mogli, e non due).

Idealmente, le cose vanno alla grande: Ray si sente finalmente un vincente, perché vede crescere a dismisura il marchio, che diventa sempre più suo, dato l’atteggiamento refrattario di Dick e Mac. Tuttavia, gli affari bastano appena per coprire le spese. In questa incredibile discrepanza, evidentemente, c’è qualcosa che non va, come gli fa notare Henry Sonneborn, che diventa il suo consulente finanziario. Grazie a lui, Kroc capisce che il vero investimento non sta tanto nel cibo, quanto nella terra: «l’affare non è nell’hamburger, ma nel ramo immobiliare». Inizia così ad investire direttamente sui terreni, dove vengono costruite le nuove strutture, gestite dai suoi partner. Sistemate le entrate, anche con l’acquisizione di un frullato in polvere, che, sostituendo il gelato, permette di risparmiare moltissimo sui costi di refrigerazione, la rivoluzione è quasi compiuta.

L’inaugurazione dell’ennesimo McDonald’s per Ray Kroc

L’ascesa dell’Impero: Ray Kroc inaugura l’ennesimo McDonald’s

Manca ancora un piccolo passo: bisogna far fuori dal progetto i due fratelli, che continuano ad opporsi a questo processo di espansione sconsiderata. Tuttavia, essendosi resi conto troppo tardi di aver fatto entrare un lupo nel pollaio, per loro è ormai troppo tardi. Quando Kroc dà vita alla McDonald’s Corporation, rubando la geniale idea degli archi luminosi di Dick e sbattendosene completamente del contratto stipulato in precedenza, capiscono di non potersi opporre a quello che sta diventando un colosso della ristorazione: decidono di vendere, ricevendo 2,7 milioni complessivi, più un 1% sui futuri guadagni, stabilito con una stretta di mano e che, per questo, non vedranno mai.

Nella scena più significativa del film, appena stabilito l’accordo, Dick incontra Ray al bagno e gli chiede perché mai, dopo aver fatto il giro del locale il primo giorno, aver visto il funzionamento dei macchinari e l’organizzazione del personale, non abbia semplicemente avviato un’attività simile. La risposta di Kroc è lapidaria: il nome. McDonald’s, infatti, evoca un qualcosa che nient’altro avrebbe mai potuto eguagliare. Esso stimola non soltanto il palato, ma anche lo spirito di comunità e l’atmosfera di famiglia che sono alla base del progetto. Di fatto, Ray Kroc acquistando dai fratelli McDonald’s il marchio, non ha rubato solamente le idee geniali, ma soprattutto il loro nome, tanto che il chiosco di San Bernardino è costretto a togliere la propria insegna, prima di chiudere qualche anno dopo a causa dell’apertura di un McDonald’s dall’altra parte della strada. È quel nome, che Ray doveva avere, con il suo logo scintillante, il più grande segreto del successo planetario della multinazionale.

I fratelli McDonald con Ray Kroc

I fratelli McDonald con Ray Kroc

Un arco narrativo che avrebbe meritato forse di essere esplorato maggiormente, risiede nella perplessità di Dick espressa ad un certo punto: se la quantità delle filiali aumenta così rapidamente, come si farà a controllare la qualità dei prodotti? A decenni di distanza dagli accadimenti del film, infatti, è interessante notare come lo spirito originario del chiosco McDonald’s sia stato completamente tradito. Già negli anni ’90, il sociologo americano George Ritzer parlava della McDonaldization of Society, come massima espressione del processo di americanizzazione del mondo. Il McDonald’s, lungi dall’essere un luogo comunitario, è diventato l’emblema del consumismo e del cibo spazzatura, tra i maggiori responsabili di fenomeni sociali quali l’obesità e l’inquinamento. Come si capisce dalle azioni di Kroc, a partire da lui a contare non sarà tanto la qualità (requisito principale per i due fratelli), ma la quantità dei prodotti: ovunque si possa risparmiare, è giusto che lo si faccia.

Il saggio di George Ritzer

Al contrario del Belfort di DiCaprio, il Kroc di Keaton è un vincente fino alla fine: non c’è la caduta, ma solamente l’ascesa dell’uomo del capitalismo, che dopo aver costruito un impero, si dedicherà ad altri affari. È la vita di un investitore che, arrivato arrancando alla mezza età, invece di pensare al pensionamento, ha sfondato, senza remore. Il segreto? La perseveranza. Si tratta di una storia aspra, per certi versi affascinante, che necessita di un’analisi critica, per poter credere ancora nella morale e non fare la fine del cane che mangia il cane, o del topo che viene mangiato dal topo: Oh it’s dog eat dog, rat eat rat, Kroc style… Boom! like that.