Non ci sono troni né spade che tengano, Fargo è il prodotto seriale che nel mare magnum delle serie TV taglia per primo, e con notevole distacco sugli inseguitori, il traguardo della qualità audiovisiva. Le prime battute della terza stagione sono lì che si guardano intorno a mo’ di sfida, come un Bolt qualunque che rallenti impertinente dopo aver staccato gli avversari in cerca di un rivale degno.

Il prologo, apparentemente slegato dalla narrazione principale, rimanda a quel A serious man che tutt’oggi rappresenta il vertice della carriera coeniana e le sciagure combinate dal furfantello per recuperare il francobollo citano Il grande Lebowski facendo felici i fan dei fratelli cineasti. Le bocche buone si riempirebbero la pancia anche solo per quanto detto, ma Fargo accontenta perfino i palati più esigenti per mezzo di arabeschi tecnici che superano anche gli standard di un certo cinema, e tra le sequenze pre-titoli di testa sempre più prolungate, i campi lunghi, le soggettive e le piacevoli manipolazioni testuali – esercizi che la televisione in genere ignora – appaga ogni tipo di spettatore. Tutto bello, quindi, ma non è sufficiente, o almeno lo è nella stessa misura in cui si esalta un videogioco per la sua prossimità alla narrativa cinefila o alla simulazione del reale. In altre parole citare o scimmiottare il cinema è un buon punto di partenza che da solo non può bastare, Vinyl lo insegna. Fargo allora è la serie per eccellenza perché ha il merito di giocare con il testo filmico di riferimento, di dilatarlo e renderlo barocco senza mai smentire le basi su cui poggia l’originale del 1996.

Jerry (di spalle) assolda due sicari per fingere il rapimento della moglie. Fargo (Joel e Ethan Coen, 1996)

Jerry (di spalle) assolda due sicari per fingere il rapimento della moglie. Fargo (Joel e Ethan Coen, 1996)

In un saggio critico di Ilaria A. De Pascalis, contenuto nella raccolta Joel e Ethan Coen a cura di Giacomo Manzoli, si propone un’analisi del film in questione a partire dal ribaltamento dei ruoli di genere nel rapporto tra i partner, ponendo l’accento sulla perdita di eroicità del maschio americano. È proprio intorno a questo nocciolo che sembrano gravitare anche le tre stagioni televisive che da quella pellicola prendono le mosse. Ciò che qui si vuole proporre è un ulteriore passo in avanti che osi associare la manfrina genderista – unita alle possibili ripercussioni di quest’ultima sulla concezione di famiglia – al rifiuto dei personaggi maschili nella serie di aderire alla natura eroica che la finzione cinematografica ha sempre affibbiato loro, creando di conseguenza un universo narrativo caratterizzato dalla “donna sola al comando”.

Sia prima chiaro un concetto, in modo da rimettere subito a posto eventuali ditini alzati pronti ad accompagnare un “omofobi!” che non si nega mai a nessuno: ciò che si critica della teoria gender non ha nulla a che spartire con i più fantasiosi orientamenti sessuali, tutti legittimi e naturali, piuttosto con l’idea che in natura non esistano diversità di genere se non anatomiche. La serie in questo senso ci viene in soccorso aiutandoci a distinguere i due campi, dal momento che pare non voler mai scadere in retoriche melliflue che chiamino in causa genitori 1, 2 e amenità simili, bensì sviscerare con gusto le possibilità romanzesche offerte dall’aver condotto alle estreme conseguenze la tendenza all’annullamento delle difformità di genere, in atto tanto nel mondo reale quanto in quello di finzione. Che gli autori abbiano enfatizzato l’idea tematica del film, ben messa in luce dal saggio di cui sopra, diviene manifesta nel momento in cui si considera la completa mancanza di virilità della maggior parte dei personaggi maschili, che invece si siano spinti oltre tentando di mostrare l’altra faccia della litania unisex è un azzardo che solo in questa sede ci si vanta di correre.

Noah Hawley è creatore, produttore e regista della serie Tv

Noah Hawley è creatore, produttore e regista della serie Tv

Tenendo ora a mente le piattaforme narrative delle tre stagioni, si noti come il caos che di volta in volta muove l’azione venga causato o rinfocolato da uomini deboli che respingono l’eroicità, caratteristica a cui il cinema ha sempre associato l’uomo anziché la donna, a partire dal mito del conquistatore del west, passando per i detective dei noir, i mafiosi spietati e i soldati degli anni Settanta, i Sylvester Stallone e i Bruce Willis degli anni Ottanta e Novanta per arrivare ai supereroi Marvel di oggi. Tale cambio di verso, sempre nella nostra ardita ipotesi, pare essere il frutto del seguente movimento: l’annullamento delle difformità tra le figure maschili e quelle femminili porta le prime a mancare l’appuntamento con l’eroicità, causando catene di malestri e di morti. Nella finzione filmica una tale piattezza porterebbe alla totale mancanza di azione, visto che nessuna delle due parti vanterebbe i caratteri adeguati per agire, ma è qui che tra i due generi quello femminile sceglie di ereditare il ruolo di eroe mascolino, talvolta per necessità, talaltra per volontà. Non che con questo – e le precauzioni sono doverose visto il terreno minato e l’accusa di sessismo dietro l’angolo – si voglia indirettamente riconoscere un mondo reale fatto di cavalieri impavidi e principesse in pericolo, ma il meccanismo cinematografico ci ha sempre abituati a narrazioni in cui l’azione venisse garantita dal maschio, ci sarà dunque consentito trovare quantomeno significativo il fatto che in Fargo si estremizzi il contrario.

Prima stagione. Molly prenderà in mano le indagini dopo i fallimenti dei suoi colleghi

Prima stagione. Molly prenderà in mano le indagini dopo i fallimenti dei suoi colleghi

Gli uomini sono effeminati, le donne cacciano il cinghiale o si allenano da gladiatori, gli eunuchi si sposano, gli schiavi umiliano i nati liberi, le imperatrici si prostituiscono e il senato discute a lungo su come cucinare un pesce enorme          

L’amarezza che cola dalle parole di Giovenale riguardo ai costumi del proprio tempo può essere associata al risultato finale del ribaltamento a cui si è accennato in precedenza. Ogni coppia della serie subisce dunque una manomissione che vede l’uomo abdicare al proprio ruolo di eroe. In altre parole e più schematicamente: come la teoria gender permette di negare la propria natura, i personaggi maschili di Fargo negano la loro appartenenza a quel genere che la finzione cinematografica ha sempre associato all’eroicità. Si tratta quindi di maschi ma non di uomini, di conseguenza di figure anti-epiche. Si sa che un eroe risulta tanto più infallibile quanto più indipendente da legami sociali come l’amicizia e la famiglia, rapporti che potrebbero limitarlo nell’obbiettivo da raggiungere. Non stupirà allora il fatto che in Fargo gran parte delle donne forti al comando risulti atomizzata, sciolta cioè da legami familiari solidi. Ecco allora che il meccanismo che si è delineato a partire dall’esasperazione della teoria gender si allarga al delicato tema della famiglia tradizionale, minata o da disgrazie fatali o da attitudini liberal-libertarie che nel contesto della serie sono la prima causa di morte.

Terza stagione. Gloria, capo della polizia al femminile con una delicata situazione familiare, non ha genitori né un proprio nucleo familiare. È l'eroe atomizzato per eccellenza

Terza stagione. Gloria, capo della polizia al femminile con una delicata situazione familiare, non ha genitori né un proprio nucleo familiare. È l’eroe atomizzato per eccellenza

Fargo pare dunque da una parte essere rassegnato all’inevitabile distruzione del nucleo familiare, dall’altra sembra reagire sfruttandone gli effetti. Si prendano a esempio due situazioni emblematiche: pochi minuti dall’inizio della terza stagione e subito ci viene presentata la particolare situazione familiare dello sceriffo donna, separata dal marito che si è scoperto omosessuale e legata solo al patrigno, unica figura familiare che le rimane. Del vecchio conosciamo il vizio della bottiglia, il carattere austero e la forte matrice cattolica-conservatrice. Due delle quattro/cinque battute che gli vengono affidate fanno riferimento alla religione e non mancano di sottolineare il proprio risentimento nei confronti dell’ex genero. Quando il nipote chiede delucidazioni su come debba appellare il compagno del padre, la mamma gli risponde con una sorta di “non so come funzioni”, mentre il vecchio, lapidario: “io so come funziona nella Bibbia”, aggiungendo poi “ora sì che parli da cristiana” quando la figliastra gli offre un’altra birra.

Nella logica che qui si è voluto imbastire tutto torna al proprio posto: siamo di fronte a una donna slegata dai rapporti familiari che svolge il ruolo dello sceriffo-eroe e ad un anziano conservatore che, in quanto tale, sarà la prima vittima del nuovo che avanza. E ancora, nella seconda stagione, la famiglia mafiosa guidata da un’anziana risoluta crea in un primo momento un rassicurante quadretto familiare, in cui la matrona viene ripresa nell’impastare il pane, intenta nelle faccende di casa o nel dare ordini ai figli come fossero bambini. Ma il profilo così tradizionale della famiglia verrà a poco a poco rottamato da una mafia giovane e spietata che ne eliminerà uno ad uno i componenti. L’impressione è che si voglia tematizzare in modo critico, dunque non esaltandone le magnifiche sorti, la graduale sostituzione di alcuni fondamenti sociali e civili con altre tendenze che, almeno nella finzione di Fargo,risultano spesso catastrofiche.

Seconda stagione. Floyd Gerhardt, matriarca della famiglia criminale, riunisce figli e nipoti

Seconda stagione. Floyd Gerhardt, matriarca della famiglia criminale, riunisce figli e nipoti

Sono peraltro presenti anche famiglie borghesi –nel senso buono, intendiamoci– ma pare siano costantemente vessate dal fato, che le riempie di malattie e di disgrazie di ogni genere. Senza sciorinare altri esempi, il tutto può essere riassunto con la semplice constatazione di come in Fargo sia sempre la tradizione a morire, nella fattispecie quella della famiglia come prima forma di comunità e quella (solo cinematografica) dell’uomo forte al comando. In modo pessimistico la serie delinea dunque un mondo in cui non c’è posto per chi non si adegui ai nuovi modelli antropologici e familiari, tutti destinati a perire lungo una scia di sangue in cui le donne atomizzate fanno il bello e il cattivo tempo. Per chi avesse voglia di toccare con mano quanto detto, voilà all’uopo un riassunto schematico in cui ad ogni coppia corrisponde un uomo svuotato dei caratteri mitici e una donna che se ne è appropriata per necessità o volontà. Il risultato finale, passando in rassegna quasi tutti i personaggi delle due stagioni complete (troppo presto per inserire la terza, ancora in onda), è una vetrina che mette in mostra una serie di figure femminili alle prese con situazioni caotiche ereditate da un maschio che ha completamente perso coscienza del proprio ruolo eroico nell’epica del cinema.

Seconda stagione. Peggy è la donna forte che manipola il mansueto marito e che tenta di slegarsi da qualsivoglia legame familiare

Seconda stagione. Peggy è la donna forte che manipola il mansueto marito e che tenta di slegarsi da qualsivoglia legame familiare

  1. Stagione 1


Prima coppia:
Il protagonista è il triste assicuratore Lester, un omuncolo sottomesso sia alla moglie – di cui sopporta da sempre le angherie – sia al fratello – più giovane, bello e realizzato – sia dai colleghi di lavoro, con cui non si è mai distinto per celerità. L’incontro con un vecchio compagno di scuola che dopo anni continua a importunarlo è l’espediente che permette di mostrare tutta la sua gracile personalità, oltre a rappresentare la svolta narrativa che non stiamo qui a riassumere. Ciò che importa è che la prima coppia presentata dalla serie è formata da un piccolo impiegato bullizzato da chiunque e da una matrona che tra le mura domestiche fa del marito un liberto a suo servizio.

Seconda coppia: L’ex bullo che infastidisce Lester possiede la forza bruta che si confà al tipico antieroe, ma un quoziente intellettivo prossimo al sottozero che gli impedisce di ritagliarsi un ruolo significativo nella vicenda. Di tutt’altra pasta pare fatta la procace moglie, mater familias che una volta rimasta vedova si troverà sola a crescere i figli leggermente ritardati. Consapevole di poter agilmente ammaliare Lester in modo da incassare l’assicurazione sulla vita del marito, si accomoda nell’affollata fila delle “donne forti al comando”di cui la serie brulica.

Terza coppia: Anche quella formata dal fratello di Lester e dalla bella compagna nasconde, al netto della realizzazione economica, una condizione di virilità mancata. Si tratta sì di un uomo di successo, ma alla guisa di un bambinetto nell’età dello sviluppo non perde occasione per mostrare agli ospiti maschili la sua piccola cassaforte, un caveau che nasconde fucili di ogni sorta e che nell’ottica della mascolinità negata (o non completamente realizzata) sembra voler di continuo ribadirla, in un gioco al chi ce l’ha più lungo in cui sa di essere il sicuro vincitore. La figura femminile deve anche in questo caso, come nella coppia precedente, caricarsi la famiglia sulle spalle, avendo a che fare con un marito poco cresciuto e con un bambino con più di un problema comportamentale.

Quarta e quinta coppia: Mentre nella piccola cittadina teatro della serie si scatena l’inferno, l’unico personaggio intenzionato a infilarsi nel garbuglio di criminalità alla ricerca di una soluzione è Molly, agente di polizia che prende il comando delle indagini dopo che i metodi amatoriali dello sceriffo si rivelano funesti. Altra coppia, altro ribaltamento che mette in luce gli effetti catastrofici dell’uomo fuori luogo: Molly segue la pista giusta ma lo sceriffo non le dà peso, mentre i morti aumentano e la faccenda si ingrossa. L’abile poliziotta, evidentemente calamita per rammolliti, si legherà sentimentalmente a un compagno di lavoro di un altro dipartimento, altro uomo privato da ogni forma di virilità, smidollato che abbandona il posto in polizia in favore della serafica vita del postino di paese.

Personaggi secondari: Dalla logica che si è voluta proporre non si salvano nemmeno i personaggi secondari, che riaffermano quanto marcata sia l’impostazione che vuole la donna forte e l’uomo inetto: c’è il personal trainer metro-sessuale che finirà impallinato col nastro adesivo in bocca, il greco codardo con il figlio rimbambito e il padre di Molly che ha lasciato la polizia per i troppi rischi che il mestiere prevedeva.

Lester, protagonista della prima stagione

Lester, protagonista della prima stagione

  1.  Stagione 2


Prima coppia:
Unica a formare ancora un nucleo familiare classico composto da padre, madre e figlia. Come accennato in precedenza, in Fargo regna un pessimismo che vede ovunque famiglie distrutte. Ecco allora che dove si trova ancora un uomo-eroe la famiglia viene messa a dura prova dalla sorte, che colpisce la moglie-mamma con una malattia.

Seconda coppia: Ed è un macellaio baccellone subalterno alla schizzata moglie Peggy. Il sogno di Ed è di diventare proprietario della macelleria, avere dei figli e condurre un’esistenza felicemente media. Si troverà suo malgrado ad assecondare le isterie della moglie, riluttante agli oneri che il matrimonio e la famiglia prevedono. Tali caratteristiche, unite ad un carattere deciso ed affabulatorio, la fanno entrare di diritto nella categoria delle donne forti e indipendenti da ogni legame.

Terza coppia: Costituita da Mike Milligan, rappresentante della nuova mafia, e Simone Gerhardt, nipote della reggente della mafia “tradizionale” citata in precedenza. La giovane seduce con successo Milligan, in modo da organizzare un doppio gioco che anche in questo caso sfrutta un uomo con l’aria da duro sottomesso al volere della donna forte.

Personaggi secondari: Categoria anche qui piuttosto affollata, ce n’è per tutti i gusti: il detective fifone che ostacola le indagine anziché farle procedere, il meccanico gonzo gabbato dalla furba Peggy, il giovanotto coraggioso della mafia di Fargo ma limitato da una forte menomazione fisica, suo zio cocainomane imbranato e l’avvocato ubriacone e incompetente. Sul fronte delle donne al comando trova posto la collega parrucchiera di Peggy, omosessuale e sempre pronta a mettere in luce le pecche di Ed nella speranza che i due si separino.