Era il febbraio del ’91 quando, sulle pagine di The new mutants, fece il suo esordio Deadpool, che nel corso del tempo sarebbe diventato uno dei personaggi più apprezzati dell’universo della Marvel Comics. A distanza di venticinque anni, parte della sua storia, ovviamente adattata, è diventata un film, diretto dal (semi) esordiente Tim Miller. Il prodotto finale non è stato certo immediato, a seguito delle iniziali bocciature da parte degli executives della 20th Century Fox. Ricorda in proposito il regista: «A giocare a sfavore c’erano diversi elementi: Lanterna Verde era stato un fiasco per Ryan Reynolds, io debuttavo alla regia e davo poche garanzie agli Studios, le volgarità del film restringevano di molto il budget e tagliavano fuori una buona fetta di pubblico. A salvarmi è stata la temperanza. E l’assillo. Ho scritto una mail al mese ai produttori convincendoli che il film andava fatto: per me era questione di vita o di morte, ormai». La tigna di Miller ha pagato bene (ben 132.4 milioni di dollari nel weekend di apertura negli Stati Uniti, un record per un film vietato ai minori), ma sarà meglio andare con ordine. Chi è Deadpool?

Sebbene ci siano diverse versioni sulla sua origine, sicuramente si può dire che Wade Wilson è un ex soldato delle forze speciali, da cui venne cacciato per insubordinazione. Nel numero pilota di Deadpool, datato luglio 2011, dove vengono spiegate le presunte origini del mercenario chiacchierone, si legge: «Dopo essere stato nell’esercito, quest’uomo violento, ancora adolescente, divenne un mercenario, accettando incarichi per uccidere coloro che riteneva meritassero la morte [..] Alla fine arrivò negli USA e si innamorò della giovane Vanessa Carlysle. Anche se la coppia viveva ai margini della società, non abbandonava la speranza di una vita migliore. Purtroppo, Wilson si ammalò di cancro, e preferì lasciare Vanessa piuttosto di imporle il peso di stare vicino a un uomo malato». Sottoposto al progetto Arma X e agli spregevoli esperimenti del Sorvegliante (il cui vero nome è Francis), ottenne il fattore rigenerante, che gli permise di guarire dal cancro, ma il suo corpo venne completamente sfigurato e la sua mente gravemente danneggiata. La ricostruzione “storica” del film fino a questo punto è piuttosto fedele ai fumetti, mentre la storia che si sviluppa è avvincente: Wilson, autoproclamatosi Deadpool (nel film la “lotteria della morte” è quella creata nel bar frequentato assiduamente da Wilson, mentre nei fumetti è quella ideata dai pazienti sottoposti agli esperimenti), dà la caccia a Francis, sia per liberare Vanessa (rapita proprio per attirare il mercenario), sia per ottenere una cura contro le proprie deformazioni. Sostenuto dagli X-Men (che sbeffeggia in continuazione), Colosso e Testata Mutante Negasonica, riuscirà nella pima impresa, ma non nella seconda. Tuttavia, Vanessa, adirata perché abbandonata due anni prima, accetterà le malformazioni del suo amato, decidendo di riaccoglierlo nella sua vita.

Una bella storia, vero? Leggendola così, probabilmente si potrà pensare alla classica storiella del super-eroe, cha fa del bene e si comporta in modo ineccepibile. La verità è che Deadpool è tutto al di fuori di questo. Anti-eroe per eccellenza («Sono solo un cattivo ragazzo pagato per fottere ragazzi peggiori. Io faccio fuori gli stronzi per lavoro»), egli è pienamente cosciente di essere all’interno di una storia e per questo infrange continuamente la quarta parete, comunicando direttamente con il pubblico. La sua retorica è sempre ironica e mai banale, implacabile e a volte decisamente volgare («Di solito alle donne non lo dico, ma tu non ingoiare!»). Ecco perché il film trabocca di battute di tutti i tipi, dai tratti politicamente scorretti, che, a differenza di altri lavori cinematografici Marvel, non sono affatto forzate, ma in linea con la personalità di Wade Wilson. Del resto, il personaggio è stato concepito per essere una parodia di Deathstroke, della DC Comics, il cui vero nome è Slade Wilson. Per questo, Deadpool non va mai preso sul serio, perché in quello che fa non c’è niente che possa definirsi tale. O quasi. Egli mette in crisi qualsiasi struttura morale e logica, si pone fuori da qualsiasi schema pre-costruito, ribalta il senso comune per costituirne uno proprio. La personalità eclettica del personaggio è espressa alla perfezione da un bravissimo Ryan Reynolds e amalgamata egregiamente tra esplosioni, scontri a fuoco, duelli di spada e musiche che sembrano essere state concepite apposta per il film (su tutte Shoop delle Salt-n-Pepa). Come di consueto per una pellicola targata Marvel, anche l’immancabile Stan Lee fa la sua apparizione, nei panni di un Master of Ceremonies di uno strip club, così come il co-creatore del personaggio, Rob Liefeld, appare come un avventore nel bar in cui si svolge parte del film. Insomma, non sembra mancare proprio niente, nemmeno l’annuncio, dopo i titoli di coda, da parte dello stesso Deadpool, di un sequel, da cui ci si aspetta un’altra ventata di sana follia.