di Luca Mariotti

Il documentario Citizenfour narra le vicende relative alle intercettazione effettuate dalla NSA (National Security Agency) a ignari cittadini americani e non, soffermandosi sulla figura centrale di Ed. Snowden. La regista Poitras, tende ad evidenziare quello che è il lato umano e la paura che attanaglia un uomo prima della divulgazione della notizia destabilizzante dello status quo. Il nostro protagonista è consapevole di quello che, di li a poco, potrebbe accadere alla sua vita e a suoi cari, ma, ha la necessità di doversi liberare da questo peso che non riesce più a farlo vivere. Consapevole delle sue capacità informatiche, la narrazione del film documentario, tende ad essere incentrata sulla paranoia, sulla comprensione che lo Stato può ascoltare e monitorare ogni singolo individuo in qualsiasi momento e con qualsiasi mezzo. Le precauzioni prese da Snowden sono un riflesso di tale realtà monopolizzata dal controllo su tutto e tutti. Quando viene citata la parola Stato, viene menzionato il suo potere come un fardello insostenibile, considerando una ridefinendo i confini entro i quali lo Stato può esercitare il suo intervento, rivendicando l’indipendenza di internet. Per tutta la durata del film, lo spettatore si trova davanti ad un thriller ben strutturato, con un climax che raggiunge il suo apice nel momento in cui la notizia viene pubblicata sui principali media. Dopo otto giorni di interviste con Poitras e due giornalisti Glenn Greenwald e Ewen McAskill, nell’hotel Mira di Hong Kong, la fuga di Snowden è l’unica delle possibili azioni che gli rimane. Non ha altro che il suo laptop ed altre apparecchiature informatiche. Solo in questo cammino, cosciente del rischio assunto si avvia verso un lungo viaggio di relazioni internazionali e legali che lo accompagneranno per tutta la sua vita. Il peso della libertà, passa per Snowden e per tutti coloro che lo hanno supportato e lo supportano in questo lungo iter, definirlo eroe non è un errore ma un riconoscimento di diritto. Con questo documentario si conclude la trilogia di Poitras (dopo My country my country e The Oath) su quasi due decenni di storia americana del nuovo millennio, ove il suo contributo non sarà di certo dimenticato.