Per la prima volta il parlamento europeo ha votato per la messa in pratica dell’articolo 7 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). L’articolo in questione si esprime contro quegli stati che in qualche modo perpetuano una condotta contraria ai principi fondanti dell’unione stessa. Come è facile immaginare, in un Europa in cui singoli stati conducono in assoluta tranquillità politiche autonome e vessatorie nei confronti di altri membri, far valere l’articolo 7 non è semplice. Occorre, come recita il comma 2, che: Il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2…”

L’Unione Europea, nonostante le sue enormi incapacità politiche fin qui dimostrate, è riuscita in questo magistrale esercizio giuridico. A farne le spese l’Ungheria di Viktor OrbànUna riprova di come la cessazione di sovranità sia a senso unico. E’ mai passato in mente a qualcuno di mettere sotto accusa la Francia per il respingimento dei “migranti” alla sua frontiera, la Germania per la captazione dei siriani più istruiti o la Spagna per i suoi problemi con Barcellona? No, certo che no. Eppure, anche queste politiche sono contrarie ai valori fondanti dell’Ue. La differenza sta nell’accettare di piegarsi ad un determinato volere. Il welfare di questi stati è demolito o in fase di demolizione, le politiche su famiglia o cultura nazionale praticamente azzerate, l’ideologia progressista imposta come dogma, pena la gogna mediatica e personale. Tutto il contrario di quello che succede in Ungheria. La repubblica magiara, con politiche in favore della natalità, contro l’immigrazione clandestina e verso la presenza pubblica in economia è riuscita a far spostare, verso il positivo, quegli indicatori che da noi, ad esempio, segnano il passo. Il Pil ungherese è in continua crescita dal 2014 e oggi si attesta intorno al 2,8 %, la disoccupazione è interno al 4%, praticamente fisiologica, debito pubblico al 73% del Pil e, dato unico in europa, l’Ungheria possiede un numero di nascite uguale a quello delle morti.

E’ evidente il gioco politico che Bruxelles sta portando avanti, colpire il capofila di Visegrad per scoraggiare l’adesione di altri membri al progetto populista e non intaccare il vecchio status-quo renano-progressista. Anche la spaccatura all’interno del partito popolare europeo la dice lunga sugli scenari futuri, dopo casa nostra anche il bipolarismo europeo andrà a farsi benedire, e solo a spogli avvenuti si potrà capire con quale intensità. Aspettando maggio e le sue europee, possiamo solo sperare che il parlamento europeo torni ad occuparsi di quello che gli riesce meglio: la lunghezza dei cetrioli.