Francesco De Gregori, travestito come Sinatra che arrangia una cover di Malafemmena di Murulo, e intanto balla il tip-tap; Lucio Dalla che imita Cindy Lauper con canotta di spugna e occhiali rotondi, in attesa del giudizio imperterrito di un Gianni Morandi – magari con il terrore che le sue grandi mani ricadano laconiche sul ‘bottone’ del dissenso: per me è no;  e Lucio Battisti, che per passare indenne i boot-camp deve vestire i magnifici panni di Mr. Trololo per sofisticata scelta di Fred Bongusto.. avrebbe funzionato?

Probabilmente no. Probabilmente quegli artisti con la A maiuscola che hanno segnato la storia della musica italiana con il loro talento, e continuano a portare la nostra mano al volume dello stereo – per alzare sempre di qualche tacca – nemmeno avrebbero partecipato. Avrebbero preferito prodigarsi nelle esibizioni in cantine, garage, e nelle osterie al sabato sera sognando Sanremo (quando era Sanremo) – al massimo al Festival Bar con Fiorello – e regalando bootleg, piuttosto che concedersi alla recita circense del ‘talent’, per strappare applausi al pubblico non con la loro arte o ricercata personalità, ma con gorgheggi da abile pappagallo che se accompagnati da una storia personale struggente scatenano anche qualche lacrima di penosa empatia e fanno volare lo share.

I talent-show dei quali è impestata ogni rete televisiva è ormai il principale diffusore di artisti ‘usa e getta’, ma nel format già concettualmente lacunoso di per se, osserviamo la peculiarità del giudice giudicato, e ci domandiamo come fa per esempio un figlioccio delle major come Federico Leonardo Lucia qualsiasi – al secolo Fedez – ad essere insignito dell’arduo compito di trovare negli altri qualcosa che a detta dei più non presenta nemmeno in se? Forse che il fattore X in un sistema che privilegia e confeziona proprio coloro che sono più adatti al mainstream, non sia proprio il miglior ‘mainstream’ stesso ? La penuria di ‘successi’ che si confermano dopo l’uscita dai talent – realtà lamentata pubblicamente anche un Manuel Agnelli ad esempio – lascia quasi pensare che sia essenzialmente quello il fattore sul quale si incentra tutto il carrozzone, il mainstream calcolato; e allora torniamo daccapo alla nostra questione: dove sono finiti i veri artisti? Perché focalizzare tanto interesse su questa gente da fisarmonica per le elemosina sul metrò che beneficia dell’upgrade televisivo, e toglie spazio alle etichette per cercare artisti veri?

Dell’artista figlio dell’epoca boy-band abbiamo imparato a conoscere tutti i tratti canonici oramai: aspetto gradevole, magari un bonazzo tatuato o una ‘donna bambina’ stile Stadio, oppure montatura alla Ugly-betty, voce suadente, testi poveri dalle rime semplici spesso al limite del dadaismo – ‘notizia è l’anagramma del mio nome’ – un qualsiasi ‘particolare’ non particolare facilmente rivendibile alle masse: look hipsterico, capigliature da ‘Kiss me Licia’ e guardaroba di Formigoni e Malgioglio cui pescare alla rinfusa prima dell’esibizione; magari una dubbia sessualità del frontman che fa sempre brodo per riempire i rotocalchi. Il resto, la canzone, che non dovrebbe essere di secondo piano, va a quei ‘quattro accordi’ da assuefazione (I, IV, V e vi) che qualcuno rielabora per lui o lei e che ormai vengono usati per comporre praticamente tutta la musica contemporanea. Fotocopie di fotocopie con 6 mesi di vita prima dell’autodistruzione in una cesta di cd dell’Autogrill a 4,99. Ecco la ‘ricetta del campione’, come cantava Luca Dirisio – che come odierno talent-o sarebbe stato perfetto, ma si è bruciato presto ed è già tornato a cantare nelle cantine.

In Italia, sempre in cordata mai capocorda, scimmiottando gli States abbiamo prodotto tanta immondizia musico-televisiva da espletare tutte le sue funzioni. The Bubbles un anno prima degli ’80 già lo dicevano: «Video Killed the Radio Star»; eppure non era del tutto vero, non tutto era perso; i Righeira nei loro video futuristi, e Alberto Camerini o i CCCP con i loro bizzarri outfit erano dei geni di talento; e allora erano artisti di secondo o terzo piano: oggi in confronto sarebbero nel gotha. Si sono solo abbassate le pretese del pubblico ‘interattivo’ che denunciava Carmelo Bene: dunque ‘saranno famosi’ per 15 minuti, tutti quanti. E avanti i prossimi.