In Italia sembra non esserci forza politica o individuo in parlamento – ma anche fuori – non affetto dalla smania di mettersi qualcosa in tasca: ora è il turno dei pupazzi di Grillo e del fantasma di Casaleggio. Questo scandalo tutto elettorale parte da un’inchiesta della redazione de Le Iene. Che una realtà giornalistica di Mediaset vada a fare le pulci su dei rimborsi parrebbe bizzarro, se non incoerente, stavolta però i conti risultano essere corretti e gli estremi per un fondato disagio politico da parte dei pentastellati, vi è tutto. Due parlamentari, già abbondantemente immersi nelle dinamiche elettorali, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, sono stati accusati da una fonte anonima – quel che appare come un ex militante del movimento – di aver indegnamente finto la restituzione dei rimborsi elettorali – presenti sul sito tirendiconto.it – dapprima depositandoli, ma revocando poi il bonifico entro ventiquattro ore dalla loro pubblicazione.

Parliamo di 21 mila euro per Cecconi e 76 mila per Martelli, ma la voragine continua ad allargarsi ora dopo ora. Di Maio, già estremamente impegnato per via della serrata campagna elettorale, si pone a difesa di coloro che nel movimento si sono dimostrati limpidamente retti e onesti, mentre dall’altra condanna amaramente quei furbetti che, a suo dire, son presenti in ogni angolo e partito della politica nazionale. Il candidato pentastellato promette di far pulizia: il problema del M5S ora come ora non sono neanche le mele marce, piuttosto è quell’indigestione che si sta facendo sentire spaventosamente dopo averne mangiate troppe fino a ieri.

Vedremo innanzitutto se ogni frutto andato a male verrà sbattuto fuori; certamente, parafrasando le dichiarazioni di Di Maio, molti furbi di altri schieramenti e in tempi diversi, anziché essere puniti, hanno ricevuto cariche e posizioni di riguardo, ma si potrà dire veramente il contrario per il M5S? D’altro canto, mettendo da parte la cifra – circa un milione di euro, più di quanto si fosse ipotizzato inizialmente – gli altri nomi sospetti ora sotto l’attenzione di un ex satrapo della Casaleggio Associati, Marco Canestrari, farebbero pensare ad un sistema ben radicato e soprattutto noto anche agli esponenti di spicco del movimento: ritroviamo così Giarrusso, Toninelli, Crimi e Bernini, giusto per citarne alcuni, coinvolti ancora minimamente nello scandalo, ma pur sempre sospettabili per via di restituzioni di cifre identiche nell’arco di alcuni mesi.

E mentre il senatore Buccarella si autosospende, vittima a suo dire di una leggerezza e pertanto confermando la revoca di due bonifici – stiamo comunque assistendo ad un evento del tutto raro nel panorama italiano – sul fronte elettorale fioccano le bordate: persino il ministro per lo sviluppo economico Calenda si concede al tafferuglio esprimendo il suo stupore per l’incapacità del M5S nel gestire una iniziativa senza dubbio lodevole, ma che ha portato in modo strampalato a questi risultati poco lusinghieri. “Come possono candidarsi al governo del paese? “, Si chiede il ministro. Noi altri invece rimaniamo, come spesso capita, poco stupiti e tiepidamente delusi per la quasi completa mancanza di autocontrollo partitico, soprattutto da parte di chi è entrato nelle stanze di questo laido potere inneggiando al candore e alla purezza d’intenti. Sciascia li avrebbe definiti tutti, senza distinzione, come dei “quaquaraquà”.

I due candidati premier si rimpallano vicendevolmente la questione “morale”, mentre Buffagni, attualmente consigliere regionale in Lombardia e candidato alla Camera, auspica una cacciata dei mercanti dal tempio, difendendo poi i risultati ottenuti in questi anni – a suo dire, parliamo di 37 milioni di restituzioni, tra 25 parlamentari e 12 consiglieri regionali –. Sotto l’amareggiato sole di un’Italia che si appresta a fare di nuovo i conti con il suo passato politico, noialtri non si cambia pensiero su quel che si sta effettivamente ripetendo: grassi buoi che additano come cornute delle caprette imberbi. Siamo nel vivo della campagna elettorale: in questo panorama le corna le hanno tutti, ma noi tristi spettatori, per nostra malaugurata sorte, ci ritroviamo come sempre pure mazziati.