Che il giglio magico stia appassendo non sono solo i sondaggi a dirlo. Nelle strade, al bar o negli uffici è sempre più palpabile la stanchezza del popolo italiano rispetto ai vuoti slogan del renzismo. Difatti l’ultima sparata buonista non è andata giù neanche alle oche starnazzanti del cortile di casa: proprio in quel di Firenze si sono alzati violenti i fischi contro la decisione di riadattare il finale della Carmen di Bizet in chiave femminista. E non si può di certo dire che i convenuti alla prima del Maggio Fiorentino siano i tanto deprecati rancorosi, ovvero, tutti quelli che non riescono a scaldarsi con il sole del progresso renziano; al contrario le contestazioni sono venute da un’area di solito ben disposta nei confronti delle cialtronerie progressiste. La misura è colma e i sorci cominciano ad abbandonare la nave.

A far le spese dell’ira del pubblico, il regista Leo Muscato e il presidente del Maggio Fiorentino, nonché sindaco: Dario Nardella. Fedelissimo del precedente inquilino di Palazzo Vecchio, che con un tweet ha difeso l’operato del regista e sostenuto “….la decisione di cambiare il finale di #Carmen, che non muore . Messaggio culturale, sociale ed etico che denuncia la violenza sulle donne, in aumento in Italia”

Insomma, non contenti di snaturare l’opera con un’ambientazione fuori luogo, un campo rom degli anni ’80 (si, avete capito bene) anche la trama ha dovuto subire un’indecorosa quanto inutile mutazione. Non sarà più Carmen a perire sotto i colpi del pugnale di Don Josè ma l’amante respinto stesso, ucciso a colpi di pistola. Un goffo tentativo con cui si è cercato di strumentalizzare una delle più importanti opere francesi dell’800, che non solo riduce a farsa un capolavoro ma nega alle donne stesse l’esempio di Carmen. Una donna libera che ha corso il rischio di amare la propria libertà.

Questo continuo stupro delle passate glorie dell’arte, di cui si annoverano molteplici casi in questi anni sciagurati, denota la totale incapacità di produrre qualcosa di nuovo e originale da parte degli addetti alla cultura. Una razza balorda a cui: “Giammai Carmen cederà! Libera è nata e libera morirà!”