Basta col fascismo e l’antifascismo. Sono passati settantré anni dalla fine della guerra civile, d’occupazione o liberazione o come volete chiamarla. E’ cambiato tutto, veramente tutto. Tranne l’attaccamento nostalgico, che ormai ha del paranoico, ai retaggi di un passato che non vuole passare. E non vuole perché, in una certa misura, non può: non si sono formati miti, riti e liturgie tali da sostituire la forza seducente di epiche storiche che hanno segnato profondamente l’immaginario popolare italiano. Mussolini uomo forte, l’iconografia del Regime, i risultati del Ventennio, l’idea di Stato etico e interventista, e dall’altra la Resistenza, la lotta partigiana, il rifiorire dei partiti, la fondazione della Repubblica con una nuova Costituzione assurta a vangelo laico: due mondi che continuano a combattersi perché nessun altro fatto epocale è avvenuto dopo, tale da generare nuove identità altrettanto complete, trascinanti, totalizzanti, rifondanti.

Allora, due conflitti mondiali. Oggi, sette decenni di splendida e soffocante “democrazia” (le virgolette sono puramente volute), con l’effetto pavloviano di aggrapparsi a quegli eventi di grande portata, a quelle decisioni irrevocabili, a quei sacrifici, a quelle vite immolate per una Causa, a quegli Ideali, giusti o sbagliati ma Ideali, trascendenti la misera esistenza individuale e il “produci-consuma-crepa” in cui ci ha fatti finire il brave new world che i nostri grassi sederi amano tanto – e sempre più invece odiano, magari subconsciamente, i nostri istinti.

La cocaina estremista che regala l’adesione ai due Miti del Ventesimo Secolo italiano, nessun altro la dà. Menarsela ancora da fascisti e antifascisti fornisce una bella appartenenza di comodo, che fa sentire i primi abbastanza reietti da conservare il blasone del perdente (di qui, al contrario, lo sforzo “attualizzante” di Casapound, che questo l’ha capito, benché secondo chi scrive non sappia o non voglia portare l’operazione fino in fondo), e i secondi con un tale senso di superiorità morale da crearsi un gigantesco alibi per non fare i conti con il naufragio dell’utopia marxista. La conseguenza è che mentre assistiamo ad un fascista che a Macerata spara a caso contro gli immigrati e a squadristi che pestano dieci contro uno il segretario palermitano di Forza Nuova, i signori e padroni del Mercato unico dio si permettono di sbeffeggiare impunemente il governo di una nazione gettando sulla strada 497 operai in Piemonte semplicemente perché possono farlo, visto che così è la globalizzazione, voluta e osannata proprio dai farisei come Calenda che ora fanno un’indecorosa sceneggiata.

Anziché parlare, e magari agire, contro le banche internazionali che hanno ripreso a fare paro paro quello che facevano prima della crisi del 2008; invece di discutere di se e come ripensare l’Europa, cominciando con l’intendersi bene sul significato di sovranità, che fa rima con libertà e non con nazionalismo; invece di ricercare idee adatte a questi tempi e non al mesozoico; invece di ricreare, o almeno tentare di ricreare delle comunità ideali e politiche basate sull’oggi, e lasciando che i morti seppelliscano i morti; invece di porre al centro la questione del tipo di vita che facciamo; anziché insomma volgere lo sguardo e le energie al presente (e al futuro), quelli che si vorrebbero rivoluzionari e anti-sistema offrono su un piatto d’argento allo status quo perenne il più tafazziano dei doni: guerreggiare una battaglia vecchia come il cucco, che non ha più radici e motivazioni nella società di qui e adesso, non intaccando così minimamente gli equilibri del vero Potere. Di più: criminalizzando la salutare spinta di rivolta, inducendo la grigia maggioranza, già vile di suo, a starsene alla larga da minoranze inutilmente e masturbatoriamente violente che giocano a indiani contro cowboy.

Basta con l’eterno passato. Basta con gli utili idioti. Basta coi servi sciocchi del Nemico Liberale.