Zar? Despota? Dittatore? La stampa mainstream si è sbizzarrita nel trovare tutti gli appellativi più abominevoli per definire, ancora una volta, Putin dopo la messa in onda dell’intervista/documentario/evento realizzata da Oliver Stone.

Tutti i media occidentali hanno costituito una linea compatta contro le dichiarazioni rilasciate dal presidente russo durante l’intervista, desiderosi tutti di beccarsi una pacca sulla spalla e una menzione di merito per aver buttato un’altra palletta di fango sulla montagna che ricopre la reputazione di Putin in Occidente. Tutti detrattori nei confronti di una verità che mette a nudo tutti i grandi politici occidentali, troppo impegnati a nascondersi dietro ad un muro di gomma edificato coi mattoni delle fake news.

Oliver Stone oggi è l’ennesimo agnello sacrificale sulla gogna mediatica, che oggi lo ritiene un amante dei dittatori, per un’altra grande intervista con Fidel Castro.

Nessuno, accanto all’ansia di smentire Putin sulle leggi contro la propaganda omosessuale, i presunti omicidi politici, la corruzione e le accuse di censura, menziona però la rinascita della Russia dopo le razzie occidentali durante la presidenza Eltsin. Nessuno menziona l’allargamento della NATO fin sotto i confini della Federazione, così come i finanziamenti statunitensi ai gruppi terroristici durante la crisi sovietica in Afghanistan, preludio di Al Qaeda e di Daesh. L’intervista più famosa degli ultimi anni ha generato grande sdegno, che cela allarmismo, nei paesi occidentali per la grande diffusione che queste parole potenzialmente avranno.

Oliver Stone, in questo caso, ha avuto il merito di portare in Occidente la grossa voce di un uomo che ha avuto, per la prima volta dal 1991, la capacità di mettere in crisi il monopolio americano nella politica internazionale, impedendo così agli yankee di continuare a bullizzare il Medio Oriente a proprio piacimento. Ma i media occidentali, quelli no, continuano a produrre ritagli sempre meno pregiati, di tessuti grezzi atti a coprire le vergogne di questo sovrano, che oggi è sempre meno pudico nell’esibire il proprio inqualificabile e spocchioso atteggiamento.