Che siano in vista di elezioni nazionali, regionali o amministrative, tutte le campagne elettorali si distinguono le une dalle altre per un tema cardine su cui l’opposizione, per mesi, martella la stampa e l’opinione pubblica presentandosi come paladina e salvatrice immediata. È il caso dell’Umbria, con lo scandalo sanità, o dell’Emilia Romagna con il caso Bibbiano. Ma arriviamo al nostro caso: i pastori in Sardegna.

Cinque mesi fa accadeva lo scandalo che, per giorni, avrebbe occupato i titoli di cronaca: le proteste degli allevatori sardi contro il crollo del prezzo del latte di capra e di pecora. La grande eco che i pastori erano riusciti ad ottenere fu suscitata dal forte gesto simbolico di rovesciare il loro latte, oramai senza alcun valore, sulle strade della Sardegna, in alcuni casi bloccando anche la circolazione stradale e minacciando chi non avesse aderito alla protesta. Insomma, un’escalation di rabbia e malcontento che Christian Solinas, candidato sostenuto dalla Lega, aveva ampiamente cavalcato, risultando infatti vincitore alle immediatamente successive elezioni regionali.

A questo punto, in pompa magna, Matteo Salvini e Gian Marco Centinaio si erano recati a un’assemblea con una delegazione di pastori insieme a rappresentanti di consorzi, imprenditori, cooperative e industriali con la promessa di alzare il prezzo del latte da 60 cent/L a 1 euro in sole 24 ore. Inutile dire che così non è stato. Uno dei portavoce del Movimento, intervistato su Lettera 43, ha spiegato che in Consiglio regionale non si parla di loro ma soltanto di vitalizi, e rispondendo a una domanda diretta sugli impegni presi da Salvini ha dichiarato: «Siamo stanchi e delusi da tutti, presi in giro».

Oltretutto le proteste, che ora continuano nonostante sembrino aver perso il favore della stampa, non si limitano a una richiesta di innalzamento del prezzo del latte. Il calo del prezzo è strettamente legato all’andamento del mercato del Pecorino Romano DOP, per la cui produzione viene impiegata più della metà di tutto il latte prodotto in Sardegna. L’eccessiva produzione di Pecorino degli ultimi anni, spinta dagli alti prezzi che aveva raggiunto il prodotto, ha fatto accumulare a moltissimi caseifici grandi scorte di formaggio invenduto con un conseguente abbassamento dei prezzi del prodotto al consumo che ha coinvolto indirettamente anche i produttori di latte. Nel frattempo sono anche arrivate le denunce a chi, lo scorso febbraio, aveva protestato; il presidente del consorzio del Pecorino Romano DOP dopo le dimissioni è tornato in carica; il prezzo del formaggio, a cui erano agganciati gli aumenti di novembre, è rimasto fermo – i conguagli non arriveranno dunque all’euro promesso. Inoltre per Floris – portavoce del movimento dei pastori sardi – la rivendicazione del prezzo del latte a un euro è un falso problema: «Abbiamo avuto già il latte a un euro, e oltre, ma se contemporaneamente aumentano i costi di tutto ciò che ruota attorno a questa filieradalle industrie farmaceutiche a quelle della meccanizzazionesiamo punto e a capo. Ecco perché è fondamentale applicare la legge sui costi di produzione e controllare chi aumenta il prezzo dei trattori o dei medicinali per gli animali. La realtà è che ci sono poteri forti che impediscono che questa situazione possa cambiare, ma devono stare attenti: a febbraio c’è stato un movimento spontaneo, il prossimo sarà più organizzato».

È sempre Floris che ci aiuta a comprendere se il nuovo governo stia aiutando o meno i pastori in difficoltà: «La Bellanova a Cagliari? Non fosse venuta qui in Sardegna, sarebbe stato lo stesso. Come sempre, non ci rimane che la mobilitazione. Abbiamo detto a Bellanova che ci piace come persona, non come ministro. Non ci piace quando viene qua a proporci una minestra riscaldata: ci ha parlato di 14 milioni per il ritiro di eccedenze da destinare agli indigenti, ma la verità è che non verranno utilizzati perché non esistono esuberi. Si parla di 10 milioni estrapolati da un fondo nazionale di 400 milioni per piani integrati di filiera, ma non verranno utilizzati perché il contributo in conto capitale è solamente del 30-40%, ma in Sardegna si viaggia al 70%. Nessuno potrà utilizzare quelle risorse».

Bellanova o Salvini poco cambia: la voglia di mettersi in luce, di cavalcare l’onda dei problemi, di suscitare approvazione con dichiarazioni poco realistiche è molto più conveniente che una silenziosa operosità. Di sicuro i pastori sardi non fermeranno le proteste, ma anzi avvisano che sono pronti per una nuova stagione più organizzata. Resta solo da capire chi sarà il prossimo deus ex machina che, giunto sul carro del Sole nei territori della Sardegna, prometterà di risolvere, in quattro e quattr’otto, i problemi di quella splendida isola, defilandosi altrettanto velocemente una volta ottenuto il premeditato consenso.