Nel 2018 può avvenire anche questo, se si buttano nel calderone diversi innocui elementi, tra cui una macchina, un mentecatto che lancia uova e un’atleta italiana di origine africana, vittima incolpevole dell’idiozia d’un singolo, allora tale calderone diventerà una bomba ad orologeria, pronta ad esser fatta detonare da quelle stesse personalità, politiche e mediatiche, che lo scontro interrazziale vorrebbero disinnescare. O meglio, ciò è quello che vien detto a parole. Nei fatti, se parliamo di convenienza politica, al Partito Democratico e ai suoi derivati, derelitti oramai privi di qualsiasi progetto politico a lungo termine, farebbe senz’altro comodo se avvenisse un agguato al giorno, come quello di cui è stata vittima Daisy Osakue. Tanto più se pensiamo che il fattaccio è avvenuto in concomitanza con la carismatica presa di posizione di Maurizio Martina, che per contrastare le folli scelte salviniane ha annunciato una manifestazione antirazzista che si terrà a settembre, da realizzarsi con tutti i mezzi possibili (anche i soldi dei contribuenti) affinché rimanga scolpita nella memoria collettiva e giunga fino ai posteri. Pensateci, tra vent’anni si parlerà ancora di Maurizio Martina e della marcia (antirazzista) su Roma: perfetta sintesi tra epica e praxis rivoluzionaria.

Tuttavia, per pubblicizzare ancor più prepotentemente la manifestazione che decreterà senz’altro la fine di Salvini, serviva un bel pretesto. Uno di quei casus belli da mettere in vetrina e da usare come giustificazione universale da qui ai prossimi due secoli. Ed eccoci di nuovo al caso di Daisy Osakue. Basta poco, come dicevamo: prendete una bella pentola, metteteci un’auto, un uovo, un esimio cretino e un’atleta di origine africana. Passate poi il tutto all’interno della cassa di risonanza dei media nostrani ed otterrete un (non) caso montato ad arte, argomento perfetto di cui disquisire a Capalbio coi vostri amici veramente poco proletari, oltre che movente dannatamente perfetto per tirare le orecchie a Matteo Salvini. Poco importa se la polizia ha abbandonato sul nascere la pista razziale, visto che nei giorni precedenti erano già stati denunciati a Moncalieri diversi lanci di uova contro i passanti. Oramai la tavola è imbandita, i commensali sono già seduti e affamati e dal pentolone sale un ottimo odore di fake news da dare in pasto all’opinione pubblica. Non possiamo deluderli, non sia mai.

E lasciamoli allora banchettare con quel poco che gli dona sollievo e gioia, con le verità false, falsissime dentro le quali trovano ristoro. Non ci resta altro che questo, osservare a bordo del ring il Partito Democratico che, come un pugile suonato e oramai messo all’angolo, cerca disperatamente di cingere in un abbraccio il proprio avversario per provare a rifiatare un attimo, per sopravvivere qualche minuto in più alla scarica di colpi e raggiungere la fine dell’ennesimo round. Lasciamo quindi che riprendano fiato con questi mezzucci, poiché sul piano politico l’incontro è già segnato: il Partito Democratico è sul punto di stramazzare al suolo.