La celebrazione del defunto, in Occidente, esibisce in misura sempre maggiore il suo profilo più ascoso, quello dell’esaltazione personale. Non è l’eroe, soltanto, a rivendicare la magnificazione della propria persona, ma si tratta di un modo rituale esteso, che arriva a lambire tanto le figure dei vincitori quanto quelle degli sconfitti. Stephen Hawking è morto: si è sentito il bisogno di cantarne la supposta sovrumanità intellettuale; Fabrizio Frizzi è morto: la magnificazione delle sue virtù umane è sotto i nostri occhi e così è stato dall’arrivo della brutta notizia. Pensare che ciò trovi giustificazione nelle qualità dell’individuo è cadere in inganno. L’esaltazione celebrativa coinvolge ormai anche l’uomo della strada: in molti onorano con fervore deificante la memoria di un parente morto. Ecco, allora, che la causa comune di queste manifestazioni rituali è da cercarsi altrove, si rende necessario indicare la matrice storica che le accomuna tutte quante. Compito arduo, questo, ma il nocciolo dell’Occidente è essenzialmente cristiano ed è proprio in esso che si deve compiere la ricerca: nell’essenza salda, in origine, e oggi indebolitasi, che riconosce le società occidentali come figlie della cristianità.

Due, tra altre, erano le voci fondamentali per il cristiano delle origini: promessa e fine, nel loro legame. La promessa, s’intende, di un compimento, di un fine ultimo che è il Giudizio universale, per la perfezione del quale si attende la seconda venuta di Cristo. Questo significa eschaton. Nell’anelito verso l’eschaton si definiva il senso del tempo che ha cullato l’Occidente in fasce ed è lampante, allora, come la morte fosse in questa prospettiva un avvicinamento al Regno di Cristo, l’uscita dal tempo coincidente con l’ingresso nell’eternità, in attesa della seconda venuta. È proprio l’indebolirsi di questo senso originario del tempo che ha consentito il ribaltamento della concezione della morte. Settant’anni fa, nel suo Escatologia Occidentale, Jakob Taubes attestava “il nesso tra ordinamento del tempo e ordinamento escatologico del mondo”. Cosa è successo all’Occidente? Questo: ha perso di vista l’eschaton e, con ciò, ha smarrito il senso del tempo, che, ancora con le parole di Taubes, può assumere una direzione solo se retto da un fine. L’Occidente ha lasciato crollare l’ordinamento escatologico e, con esso, quello temporale: ora l’individuo si ritrova, solo, a fare i conti con una morte che è un non-senso, come il tempo che conduce ad essa. Quale azione può rivaleggiare con l’abisso vertiginoso di una morte che non conduce a nulla? Evidentemente, l’esaltazione vorticosa del defunto. Eccovi la nuova religione dell’Occidente, che le parole di quello Stephen Hawking da poco defunto ben riassumono: “Il paradiso è una fiaba per chi ha paura del buio”.