Ostia è la croce e delizia di fiction e cronaca, dagli appalti di Suburra ai presunti intrecci tra il clan Spada e la politica, prima il M5S, poi Casapound, infine il PD, neanche stessimo analizzando il trasversalismo della corrente Andreottiana.

Certo è che il caso Dessì, se in una prima fase ha innescato la solita baraonda di commenti da parte di quelli che Craxi, nella sua genialità, definiva “moralisti un tanto al chilo”, nella seconda fase odierna, quella della riammissione tra i pentastellati, tutta questa indignazione il popolo grillino non la solleva, se non scarsamente, in un flebile chiacchiericcio da social network, un brusio reso ancora più cupo dal simpatico silenzio di Di Maio e dei suoi accoliti.

Fermo restando che parliamo di un galantuomo noto alle cronache per la sua dolcezza nei confronti dei romeni e per il suo affitto low cost da 7 euro al mese, non certo di uno statista, tantomeno un politico di chissà quali grandi capacità provate, solo uno sciocco poteva pensare che, nella disperata ricerca di una maggioranza, i giallini borbonici non raccattassero la qualunque pur di fare numero. E’ questo un male? Assolutamente no, è la logica degli eventi nell’attuale contesto storico che stiamo vivendo: splendidamente immorale.

Così, se Platone ci ha insegnato che la forma perfetta di democrazia è quella in cui il popolo elegge a sua rappresentanza e, a sua tutela, le eccellenze della polis, non la casalinga di Correggio, e sua maestà Benedetto Croce ha perfezionato il pensiero greco, apostrofando con il termine “criminale” l’uomo politico incapace, come possiamo definire, se non splendidamente immorali, i grillini che, nel solco della vecchia logica del berlusconismo più spinto, quello dei vari Razzi e Scillipoti, premiano Dessì a soli scopi aritmetici?

Giocando a fare i banalotti, vien da chiedersi: sono persone oneste, o con una qualsivoglia caratura morale, quelle che si candidano a governare un Paese come l’Italia convinte che la Russia si affacci sul mediterraneo? Quelle che pretendono dagli immigrati l’integrazione culturale e non conoscono le regole grammaticali della propria lingua? Quelle che prima sono salite sugli spalti, sbraitando contro l’euro e le grandi lobby della finanza, poi hanno indossato il doppio petto per corteggiare Londra e Bruxelles? I più maliziosi potranno definire queste affermazioni, sempliciotte, luoghi comuni, qualunquismi e trallalero trallallà, ma tant’è, non vi è modo diverso, se non il passare da queste ovvie e risapute oscenità, per comprendere il reintegro di Dessì.

Ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da un partito politico (basta con questa boutade del movimento) che ragiona con parametri stalinisti, punisce il dissenso, impone la non conoscenza, premia l’ingenuità dell’ignoranza e rimodella i confini della sua presunta superiorità morale sui vezzi e le urgenze del capo? No.

Ecco, questo è il caso Dessì, il passaggio dalla teoria alla pratica, il nihil al potere che diviene esso stesso potere e servo del potere, logorato dalla sua mancanza di storia e svilito dalla sua brutale arroganza.

E allora? Fermo restando che, per nostra magra consolazione, il porno è salvo grazie allo scarso 0% di Adinolfi, alziamo i calici per Dessì, il reo di niente se non l’aver seguito fedelmente il suo personalissimo sogno di potere, come è giusto che sia, cavalcando un cavallo dopato e per questo vincente, in una corsa in cui i ronzini sembrano purosangue e non vi sono vedenti in terra caecorum.