Nulla si muove in Germania. Gli incontri si susseguono senza capire se si farà sul serio l’ennesima versione della Grande Coalizione. Dopo il colloquio nel castello di Bellevue di giovedì sera scorso non si è ancora arrivati a un’intesa tra CDU, CSU e SPD. Angela Merkel, Horst Seehoffer e Martin Schultz hanno ancora problemi in merito ai contenuti e alle forme dell’accordo. Chi spinge maggiormente per la formazione di un governo è il Presidente del Bundesrat Frank-Walter Steinmeier il quale arriva dalle fila del SPD. L’alternativa alla coalizione? Un governo di minoranza che per ora non è ancora preso in considerazione.

Oggi assisteremo all’ennesimo rendez vous, o meglio, a un altro disperato tentativo di formare una Grossekoalition che permetta alla Merkel di governare. Eppure il capo del SPD Martin Schultz non rende le cose facili poiché, come ha dichiarato, punta a realizzare il maggior numero delle promesse elettorali.

Il candidato socialdemocratico (sic) ha basato la sua campagna sull’assicurazione sanitaria ai cittadini, sul lavoro e sulla riforma delle pensioni. La discussione che si porta avanti dalla prima grande ammucchiata con la Merkel è proprio quella sull’assicurazione sanitaria: mentre la cancelliera pensa a un’assicurazione in cui ogni assicurato paga la stessa cifra, Schultz vorrebbe invece che tutti i lavoratori (impiegati, lavoratori con partita IVA etc.) versassero una quota per creare un fondo comune, così da dare la possibilità a tutti di godere dell’assicurazione sanitaria.

Martin Schultz non si trova però in buone acque. Alle elezioni l’ SPD ha raccolto una delle più basse percentuali mai viste da quando esiste la Repubblica federale e in meno di un mese è passato dal no secco alla coalizione con i socialdemocratici a un tiepido sì. Inoltre il movimento giovanile del SDP, lo JUSOS, ha dichiarato di essere contrario alla coalizione. Ci ricorda poi lo Spiegel che questa è la “grande coalizione” più piccola che ci sia mai stata sotto la Merkel. I partner dell’accordo detengono circa il 56% delle poltrone al Bundestag, ma rimane che senza CSU non ci sarebbe alcuna maggioranza.

Christian Linder, volto giovanile e sorriso ammiccante, capo del partito FDP (liberali) ha invece abbandonato la settimana scorsa il tavolo delle trattative. La causa le posizioni, soprattutto sulla Green Economy, troppo lontane da quelle dei Grüne (i verdi). Dopo sei anni di lontananza dal Bundestag, si può ben dire che è stato uno dei vincitori di queste elezioni. La ricetta è stata una campagna che ha messo al centro l’innovazione con social network e dialogo con i giovani, pur mantenendo nel nucleo del programma i valori del liberismo economico. Potrebbe non stupire se non fosse l’unico partito autodefinitosi liberale a ottenere buoni risultati in Europa.

Nel frattempo se i politici si dichiarano comunque pronti in caso di nuove elezioni, il popolo non è dello stesso avviso. Uno dei motivi per cui l’idea di un nuovo voto non è generalmente apprezzata, oltre allo spreco di denaro pubblico, è la consapevolezza di cosa sta succedendo dai vicini francesi. Il treno dell’innovazione europea che porta nome Macron potrebbe infatti non fermarsi alla stazione di Berlino se non ci sarà nessuno ad accoglierlo.

L’occasione per il giovane delfino di Francia è più che ghiotta e comunque vada ha davanti un roseo futuro. Se ci fossero le nuove elezioni slitterebbero molte decisioni in sede europea e avrebbe tempo per rafforzare la sua leadership a livello nazionale, mentre se si riesce ad arrivare all’ennesima coalizione è ormai evidente che la Merkel ha perso la sua supremazia e non c’è ancora nessuno pronto a prendere il suo posto, in Germania.

Intanto il passaggio di corona sembra essere confermato dall’annuncio di sabato: il famigerato premio europeo Karl Preis di Aquisgrana sarà consegnato proprio a Macron. L’onoreficienza, dedicata a Carlo Magno, viene consegnato ai personaggi che hanno contribuito a costruire e cambiare l’Europa, lo stesso premio è andato nel 2016 a Papa Francesco e nel 2015 a Martin Schultz. Sembra chiaro, quindi, che la cavalcata francese sia appena iniziata e la direzione è oltralpe .