Con quell’arroganza, che è propria degli ignoranti e degli invidiosi, con la banalità di chi non possiede storia, con la proverbiale sfacciataggine anglo-sassone è stata inanellata l’ennesima stortura del politicamente corretto.

 Come mai gli Stati Uniti si sono impegnati in un controverso processo di smantellamento del suo passato confederato, la Francia si è liberata di tutte le strade intitolate al maresciallo collaborazionista Pétain e l’Italia ha permesso ai suoi monumenti fascisti di sopravvivere incontrastati?”

Questo il livello del contendere, questo lo spessore del progresso d’oltreoceano. E’ difficile da credere ma sulle colonne del più autorevole foglio della “sinistra” americana (scusate l’ossimoro) a firma di un docente universitario si possono leggere domande del genere. Rifiutarsi di rispondere è scelta autonoma e più che rispettabile ma allo stesso tempo è possibile ribaltare la frittata; domandano a gran voce: come riuscite a ragionare come l’ISIS a Palmira, com’è possibile che la libertà altrui debba finire a seconda dei vostri, umorali, canoni? Come fate ad essere così aridi da non cogliere la grandezza di opere architettoniche che travalicano il periodo in cui sono state edificate?

E’ questo che bisognerebbe domandare alla signorina newyorchese, la sua risposta non potrebbe essere nulla di più che un laconico lamento: “….una reliquia di un’aberrante aggressione fascista”. Si ferma qui l’eloquenza di Ruth Ben-Ghiat, si condanna autonomamente all’oblio dell’intelligenza, pagando lo scotto di rappresentare una visione , o ancor meglio, una fazione ideologica senza storia, senza spessore e senza alcuno scopo umano.

Noialtri, dall’alto della nostra millenaria esperienza umana, continueremo a contornarci del bello, dell’utile, dell’appagante, sonnecchiando, magari, sulle scalinate di marmo del palazzo delle civiltà (tutte) all’ombra dell’ultimo sole d’occidente.