Nella notte fra il 12 e il 13 Novembre, la contrada di San Basilio, nel territorio di San Foca, è stata chiusa al pubblico, con la successiva militarizzazione dei punti di accesso, compresi la litoranea e la pineta, aree di pubblico interesse. Da allora, si sono rivelati sempre più frequenti i controlli rigidi sui passeggeri in transito. Viene di norma preteso un documento di riconoscimento, oltre che un pass rilasciato dalla questura dov’è riportato che solo i residenti hanno diritto d’accesso all’area di San Basilio. Il tutto è stato pianificato affinché i No Tap, poveri illusi, “ignoranti”, noncuranti delle “esigenze di mercato” non potessero rallentare o impedire i lavori, giusto per ipotizzare un qualsivoglia discorso liberista in merito alla faccenda. Per quali leggi democratiche un gasdotto straniero può arrogarsi il diritto di impedire la libera circolazione ai cittadini? In secondo luogo, la militarizzazione del cantiere è l’ennesima conferma dell’esistenza di interessi economici forti, di un progetto dal quale fin troppi uomini d’affari trarranno profitto, abbattendo qualsiasi ostacolo di natura statale e nazionale.

Un risultato che non può non destare paranoie negli affaristi e costruttori della Tap che, per scongiurare qualsiasi imprevisto, hanno ben pensato di creare una zona rossa, un luogo di abuso di potere nei confronti di un territorio che non gli appartiene. La questione costituisce l’emblema dello svilimento della sovranità popolare dinanzi all’autorità dei mercati internazionali, gli ingegneri sociali della globalizzazione. Quanto all’esercizio di questo potere illegittimo, il sindaco Marco Potì afferma che sono stati schierati 650 agenti, per una spesa oscillante fra i 50 e gli 80mila euro al giorno. Si tratta di cifre sbalorditive, probabilmente in grado di calmierare i sentimenti ostili di qualsivoglia poliziotto, sia quest’ultimo salentino o meno, di deliziarne il portafoglio.

La Tap, dunque, non comporta soltanto dei rischi ambientali (fra i quali l’eradicazione e lo spostamento di 18000 ulivi, il deturpamento paesaggistico o i danni alla fauna marina derivanti dalla pratica dell’ “air gun”), ma anche economici. Di fatto, la chiusura dell’accesso alla zona di San Basilio e l’irrigidimento dei controlli nel territorio di Melendugno potrebbe costituire un ostacolo al raggiungimento di importanti mete turistiche, fra le quali San Foca e Torre dell’Orso, luoghi prediletti della movida estiva salentina, danneggiando le attività economiche delle marine leccesi. Fatta eccezione per i cosiddetti “comuni ribelli” della fascia costiera orientale e della Grecìa salentina, le istituzioni del comune leccese non sembrano volersi occupare seriamente della faccenda, ma limitarsi a un debole gemito di contrarietà, magari emesso da qualche comunicato stampa. E l’Università del Salento? Quest’ultima ha assunto delle posizioni ambigue nei confronti della Tap, non schierandosi apertamente dalla parte dei cittadini di Melendugno, bensì tenendo, recentemente, un workshop a porte chiuse fra esponenti accademici, politici locali e i rappresentanti della Tap nella sede del Rettorato. Quali ragioni hanno indotto la massima istituzione culturale del territorio a incontrare gli imprenditori del gasdotto? Quali accordi potrebbero derivare da tale meeting?

È un mistero che non è stato ancora svelato, dal momento che l’accesso alla struttura è stato per lungo tempo bloccato dalle forze dell’ordine; ad attendere i giovani contestatori e studenti è stato, piuttosto, un contingente di polizia, alcun tipo di istituzione si è preoccupata di eventuali dimostrazioni di dialogo con il popolo studentesco o di fornire giustificazioni ufficiali a tal proposito. Il neo-sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha espresso la propria volontà d’opposizione al progetto Tap. Tuttavia, nei fatti non si riscontra il medesimo dissenso; egli non ha preso parte al corteo No-tap della scorsa primavera, mentre i suoi interventi sulla questione sembrano essere frutto di sollecitazioni da parte della società civile, più che da un’autonoma preoccupazione nel volersi interessare alla faccenda.

Le uniche e autentiche manifestazioni di dissidenza provengono dal basso, dai cittadini, dai movimenti, dalla galassia associazionista e da alcuni partiti dello scenario politico locale (M5S, PRC, SI) ecc. Per il resto, permangono i problemi che caratterizzano l’intero tessuto sociale da anni; l’incapacità di comprensione dei problemi inerenti alla collettività, la sempre più frequente spoliticizzazione delle masse, il sempre maggiore disinteresse verso la cosa pubblica, l’aumento della disponibilità degli strumenti d’intrattenimento e distrazione, ma soprattutto la mistificazione portata avanti dai media. In molte zone d’Italia ci si domanda chi vi sia dietro il movimento No Tap. Mentre l’informazione mainstream spaccia questa protesta per una contestazione frutto delle sole componenti tradizionalmente ribelli o rivoluzionarie (“anarchici o rossi dei centri sociali” ecc..), noi invece vi riveliamo la vera natura dei No Tap: si tratta di un movimento di lavoratori, precari, insegnanti e famiglie, in buon sostanza uomini, donne e bambini inclini a una contestazione pacifica. Melendugno e i suoi abitanti, nel cui territorio sorgono San Foca e San Basilio, le zone interessate dalla questione, sembrano talvolta abbandonati a sé stessi, fatta eccezione per l’importante contributo dei paesi limitrofi (Martano, Calimera ecc..).

Se le forze d’opposizione al progetto non cresceranno, si profilerà il desolante scenario di una muraglia dall’estetica tipicamente nazista: mura di cinta, filo spinato e “truppe” di sorveglianza che contribuiranno non soltanto allo svilimento della sovranità democratica di un popolo, ma al deturpamento della costa. Si parla spesso di “risveglio” del Salento, di un nuovo attivismo, ma le forze sono ancora molto esigue e le menti offuscate. La cultura e la sensibilizzazione sociale e politica necessitano di nuovi strumenti, di nuove modalità di coinvolgimento popolare, che sostituiscano le forme tradizionali di “propaganda” e diffusione del sapere critico. Il mondo della dissidenza ci prova ogni giorno, attraverso l’informazione virtuale e il materiale video ma, soprattutto, il contatto diretto con la realtà sociale quotidiana.