Il prossimo 4 febbraio toccherà ai cittadini della Costa Rica inaugurare l’importantissimo ciclo elettorale che, nei prossimi mesi, porterà al voto presidenziale anche Paraguay, Colombia, Messico, Brasile e Venezuela. La situazione dello Stato centroamericano è molto più tranquilla di quella di alcuni suoi vicini, Honduras e El Salvador su tutti, anche grazie all’abolizione dell’esercito avvenuta nel 1949 dopo la conclusione della guerra civile. La corsa per succedere a Luis Guillermo Solís è più aperta che mai. Il presidente uscente, vittorioso nel 2014 con la più ampia affermazione mai avvenuta al ballottaggio (77,9% contro il 22,1% dello sfidante Johnny Araya Monge), ha guidato una coalizione di stampo progressista interrompendo l’egemonia del Partido Liberación Nacional (Partito di Liberazione Nazionale, PLN). L’impossibilità per Solís a concorrere per un altro mandato difficilmente consentirà al Partido acción ciudadana (Partito Azione Cittadina, PAC) di essere riconfermato alla guida del Paese. La prima scelta per la successione è infatti ricaduta sull’ex ministro del Lavoro Carlos Alvarado Quesada che, a differenza del suo predecessore, non ha riscosso una grande popolarità: i sondaggi lo danno addirittura fuori dal ballottaggio. Inoltre ad erodere ulteriori consensi al governo è lo scandalo del cementazo, una vicenda giudiziaria che riguarda l’importazione di cemento dalla Cina.

Il favorito per il primo turno sembra essere Antonio Álvarez Desanti, membro del socialdemocratico PLN che, però, difficilmente arriverà al 40% necessario per evitare il secondo turno. Su Desanti punta forte la corrente dell’arismo, ovvero la componente riformista vicina al già due volte presidente e Premio Nobel per la Pace nel 1987 Óscar Arias Sánchez. Il programma politico di Desanti unisce riconoscimenti delle unioni civili ad un indurimento delle politiche riguardanti l’immigrazione cercando di pescare sia dall’elettorato di sinistra (finito al PAC nelle ultime elezioni) sia da quello, più vicino a lui, della destra. Proprio da destra dovrebbe arrivare lo sfidante per il secondo turno. Ad aver ufficializzato la propria candidatura sono: il conservatore Juan Diego Castro del Partido Integración Nacional (Partito d’Integrazione Nazionale, PIN), il moderato Rodolfo Piza Rocafort del Partido unidad social cristiana (Partito dell’Unità SocialCristiana, PUSC) e Otto Guevara del Movimiento Libertario (Movimento Libertario, ML). Castro sta svolgendo un’efficace campagna elettorale tramite i social network prendendo di mira il PLN di cui pure fece parte come ministro di Pubblica Sicurezza negli anni Novanta e viene identificato come il Trump locale per via dei suoi toni populisti e antipolitici. Piza Rocafort è sostenuto da un’altra storica corrente politica costaricana, quella del calderonismo, che deve il suo nome allo storico presidente degli anni Quaranta Rafael Ángel Calderón Guardia, annoverabile a tutti gli effetti come “padre della Patria”. Guevara, invece, è al terzo tentativo e punta tutto sul cambio di legge riguardante la cittadinanza proponendo il passaggio dall’attuale Ius Soli (presente in quasi tutto il continente latinoamericano) al più restrittivo Ius Sanguinis. L’obiettivo di Guevara è sicuramente quello di ripetere l’exploit del 2010 quando giunse terzo, con il 21% dei consensi, alle spalle di Solís e della candidata del PLN Laura Chinchilla Miranda.

Ad incidere sulle elezioni saranno di certo due fattori: la forte astensione, che hanno già caratterizzato le più recenti tornate elettorali, e il crescente peso della comunità evangelica che ha raddoppiato i propri elettori negli ultimi quindici anni, con una stima attuale di 500 000 aventi diritto in un Paese che conta poco meno di cinque milioni di abitanti. Altro tema da non sottovalutare sarà la tutela ambientale dato che quasi il 28% del territorio è composto da aree protette. La Costa Rica è anche una delle nazioni con il minor numero di indigeni rispetto alla propria popolazione che, stando all’ultimo censimento, è composta per l’89% da cittadini bianchi di origine europea. Nella stessa data delle presidenziali si voterà anche per l’attribuzione dei 57 seggi del Parlamento monocamerale mentre il ballottaggio è fissato per domenica 1° aprile. Il passaggio di consegne tra l’attuale presidente e il suo successore, invece, avverrà l’8 maggio.