La giustizia non ha e non deve avere colore, fede o quanto altro possa offendere un’eguaglianza formale di fronte alle norme. Ciò premesso, è ugualmente vero che la giustizia deve analizzare ogni singolo caso, perché diverse sono le fattispecie, diversi i soggetti e, sovente, diversi i contesti, i corollari dei fatti.

Nella memoria italica degli anni di piombo, esiste però qualcosa di unico, tanto quanto sole, spaghetti e mandolino, che supera i concetti dello Stato di Diritto, ovvero il terrorismo dell’impotenza, per i più pigri, il terrorismo politico, una fattispecie che si traduce negli atti criminali di quattro pensatori grandguignoleschi convinti, sulla linea dei principi Leninisti, che con una spruzzata di sangue si potesse innescare la rivoluzione: sbaam!

Tra i supereroi della nostra generazione di pane, amore e plomo”, in pole troviamo l’eterno fuggiasco, il Peter Pan della calibro 9, il bombarolo dei due mondi, Cesare Battisti, a suo dire, suo e di tutta quella generazione finto intellettuale di una certa sinistra che fu, una vittima politica, un perseguitato al pari di Mazzini, insomma. Per altri, ovvero per i familiari delle sue vittime, nonché per la giustizia italiana, un criminale, punto.

Come si può definire un uomo che nel ’72 venne arrestato per rapina, nel ’74 venne arrestato per sequestro di persona, nel ’77 venne arrestato per aggressione, si porta quattro omicidi sulla coscienza e, ciliegina sulla torta, ha avuto anche l’immeritata fortuna di godere della prescrizione per ferimenti, associazione sovversiva e detenzione di armi? Un Santo, un martire del I° secolo dopo Cristo, una vittima dell’olocausto, se non semplicemente uno… Attenzione alle parole, perché qui arriva l’humus della beffa, perché fu Cossiga, definendolo per primo un ‘criminale politico’, che diede involontariamente il via al suo status di ‘perseguitato politico’.

Involontariamente, perché Ciccio ‘K’ fu frainteso. Il picconatore non era certo un sostenitore della sinistra estrema, per quanto i suoi rapporti con certe frange extraparlamentari fossero conclamati. La sua fu semplicemente una definizione politica delle blande ragioni dietro quei crimini, ragioni che sbeffeggiava senza troppi giri di parole, augurandosi che Battisti scontasse le sue condanne, ma tanto bastò alla giustizia internazionale per definire l’ex membro dei PAC la vittima che non era, un errore a cui poi si sommarono tutta una serie di cavilli legali che gli permisero di starsene sereno e a zonzo tra Messico, Francia e Sud America, almeno fino a poche ore fa.

Oggi, dopo quasi 40 anni, il Brasile, sembra che abbia finalmente deciso di “esportare” in Italia anche Battisti, il perché? Non perché il Presidente Temer sia un noto giurista, un cattolico convinto ed un conservatore, bensì perché avrebbe prevalso il buon senso, almeno a leggere le sue dichiarazioni. Certo è che immaginare Cesarone scontare l’ergastolo in Patria, è dura da credere, come non è difficile supporre che i ‘soliti amici’ lo aiuteranno a prendere la ‘solita’ via di fuga per chissà dove, magari in Kenya dove non c’è estradizione, o in Colombia, accanto ai guerriglieri, facendo sue le ragioni del popolo sfruttato, sulla falsa riga di Pablo Escobar, tra una foglia di coca e qualche puta a buon mercato. Come diceva il detto? Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.