«Il Ministro della Cultura Bonisoli vuole abolire le domeniche gratuite al museo. Solo nel 2017 3,5 milioni di persone hanno visitato gratis il nostro patrimonio. Vogliono le bellezze d’Italia per pochi e non come bene pubblico. È già pronto lo slogan: meno cultura per tutti». Maurizio Martina ha twittato. L’apocalisse è giunta, siamo alla fine della civiltà e le orde barbariche gialloverdi hanno ormai invaso le culle della cultura -i musei- e ne hanno sbarrato le porte al grande pubblico. Siamo rovinati. Addio chilometriche code, addio affollatissime sale, addio schiamazzi, addio spintoni, addio. Non vedremo più l’attonita sorpresa sul volto dei turisti alla vista del biglietto gratuito; niente più sgomitate davanti a un’opera d’arte; e – orrore! – i giovani annoiati e intellettualoidi la prima domenica del mese saranno costretti a pagare per poter immortalare le loro epifanie davanti a un’opera d’arte, per poi immancabilmente postarle sui social con tanto di hashtag e didascalie ad effetto.

Eppur non pare una grave perdita: checché ne dica il caro Maurizio Martina – abile mistificatore della realtà e delle parole altrui -, il ministro Bonisoli non ha intenzione di precludere a nessuno l’accesso alle bellezze d’Italia. «Non si tratta di vietare in assoluto la possibilità di aprire le porte dei musei in modo gratuito, ma semplicemente di superare l’obbligo di farlo ogni prima domenica del mese. Per tutti. Da Pompei a Milano. Dando più libertà ai musei di scegliere secondo le proprie necessità». Superare l’obbligo di gratuità stabilito per ogni prima domenica del mese (tra l’altro giudicato positivamente dallo stesso ministro Bonisoli come iniziale lancio pubblicitario – come se l’arte avesse bisogno di pubblicità! -), non abolire la possibilità di giornate gratuite. Il messaggio è chiaro, eppure Martina lo stravolge: Nessun attentato alla cultura, solo una mistificazione propagandistica per il Maurizio Martina Show. Anche perché l’ingresso gratuito a musei e monumenti, per tutti, in un giorno imposto non è il miglior mezzo per la diffusione della cultura: molto più indicate sarebbero riduzioni – o gratuità – mirate: per i residenti, per gli studenti, per le fasce di reddito più deboli… Oppure giornate gratuite per tutti, ma nei periodi di minor affluenza.

Per assaporare l’arte e la cultura – e tutto il loro valore – c’è bisogno di tempo, di spazio, di silenzio. Per assaporare l’arte bisogna interiorizzarla: e ciò diventa impossibile se i visitatori di un museo sono ammassati come il pubblico di un concerto al parterre dello Stadio Olimpico. Inutile difenderle a spada tratta: le domeniche gratuite nei musei non danno accesso alla cultura, ma ad una sua misera e illusoria parvenza.