Dopo quasi dieci anni di guerra, la Siria sta attraversando una complessa fase di normalizzazione. Non si è mai potuto parlare di una vera e propria pace ma il legittimo governo siriano, con la complicità di Russia e Iran, è riuscito a contrastare gli attacchi del “blocco occidentale”. Un conflitto terribile, scatenato inizialmente dai cosiddetti ribelli siriani, valorosi combattenti per la democrazia deturpata dal governo Assad, immortalati più volte in compagnia dei loro cari amici dell’ISIS e supportati da Stati Uniti, Francia e dalla maggior parte dei paesi europei tra cui, ovviamente, l’Italia.

È bene ricordare che l’Italia nel 2011, anno in cui iniziarono i disordini in Siria, seguì la linea americana senza batter ciglio, chiudendo ogni tipo di rapporto con Damasco. Giorgio Napolitano il 18 marzo 2010 elogiava così il governo del presidente siriano: «Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la  tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti». Questo tipo di atteggiamento di totale contraddizione rimarrà invariato fino ad oggi e sarà adottato dalla quasi totalità del mondo occidentale. Inoltre verrà messa in moto un’autentica macchina del fango mediatica che contribuirà a dipingere il legittimo governo siriano come criminale, dittatoriale, assassino, attentatore dei diritti umani e della democrazia.

Tornando all’attualità, la partita si gioca perlopiù sulla questione curda. Con un semplice tweet, Trumpsi ritira” – e anche Israele si defila – abbandonando i curdi all’imminente attacco turco: già si contano anche vittime civili. C’è qualcosa di veramente assurdo in tutto questo. Trump e Erdogan (e i curdi) stanno violando costantemente la sovranità e l’integrità territoriale siriana e lo fanno con una “serenità” impressionante. Questa vergognosa situazione rappresenta l’ennesimo colpo basso alla Siria, uno stupro assoluto di uno stato sovrano: nessuno tra americani e turchi può rivendicare quei territori a meno che non si voglia calpestare il diritto internazionale. Per quanto riguarda la legittimità dell’iniziativa turca, è esaustivo il tweet del 9 ottobre in cui Erdogan sostiene l’avanzata turca e dell’esercito nazionale siriano contro i curdi. Ma cos’è l’esercito nazionale siriano? È esattamente l’esercito libero siriano, la formazione dei ribelli moderati “democratici” vicini all’ISIS. Erdogan ha inoltre minacciato l’UE di aprire le porte a milioni di profughi nel caso in cui quest’ultima reputi l’offensiva turca come illegittima. E pensare che in tanti in casa nostra si sono spesso espressi a favore dell’entrata della Turchia nell’UE.

Per i curdi pesa, e non poco, la vicinanza agli USA. Non mancarono infatti gli avvertimenti sia da parte di Assad che di Nasrallah, leader di Hezbollah: «Gli Stati Uniti stanno sfruttando i curdi solo per realizzare i loro piani; gli americani non esiteranno a tradire i curdi, una volta che avranno finito il loro lavoro». Era il 16 febbraio 2018 e in pochissimi diedero ascolto a Nasrallah. Gli eredi di Ocalan si ritrovano oggi accerchiati dagli attacchi turchi e isolati a livello internazionale calcolando inoltre che le forze del Rojava sono considerate organizzazioni terroristiche in Europa – non è un caso che si vociferi di un contatto tra i curdi e Bashar al-Assad. La questione è molto tesa ed è difficile immaginare cosa succederà di qui a poco. Bisognerà analizzare le posizioni di Iran e Russia riguardo l’improvvisa mossa di Trump. Quel che è certo è che dietro all’attacco al popolo curdo vi sia la mano degli imperi occidentali, la stessa che ha armato i terroristi in Siria nel corso di questi otto anni e che ha contribuito a destabilizzare in maniera criminale tutta la Repubblica araba. Se consideriamo inoltre che la zona curda è una sorta di prigione a cielo aperto, satura di soldati dell’ISIS, la mossa di Trump assume dei tratti a dir poco grotteschi in materia di lotta al terrorismo.

Le istanze di autodeterminazione del popolo curdo sono state strumentalizzate dalle grandi potenze come gli Stati Uniti per attaccare uno stato sovrano e minarne l’integrità territoriale. La genuflessione costante dell’Unione Europea, facilmente visibile nello scarno tweet di Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, rende l’idea di come in Europa manchi in maniera assoluta una coordinazione in politica estera, una reale collaborazione volta a costruire piuttosto che a distruggere e radere al suolo, come avvenuto in Siria e come sta avvenendo nel silenzio generale in Yemen.

Se il sogno del Rojava, idealizzato da Ocalan, ha avuto un buon riscontro in Occidente (ricordiamo il sacrificio dell’italiano Lorenzo Orsetti) e merita certamente rispetto anche per via della guerra all’ISIS, nessun rappresentante politico di spicco ha mai preso le parti di Bashar al-Assad e dell’esercito della Repubblica araba di Siria, unico vero baluardo contro il terrorismo islamico. Chi oggi si straccia le vesti per i curdi, molto probabilmente non ha mai speso mezza parola per la Siria: non vi è traccia di una raccolta firme in solidarietà del popolo siriano da parte di Mentana, né foto simboliche di Saviano o Boldrini da sempre impegnati a minare la figura di Bashar al-Assad. Dove eravate in questi anni?