Matteo Salvini ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina il principale tema della sua campagna elettorale, promettendo un nuovo corso politico basato sul ripristino dell’importanza dei confini nazionali, sul contrasto al traffico degli esseri umani e sulla linea dura contro le numerose organizzazioni non governative operanti nel Mediterraneo che dal 2014 hanno trasformato l’Italia, con il tacito assenso dei governi Renzi e Gentiloni, nel principale punto d’arrivo dei migranti in fuga da Medio Oriente e Africa.

L’Aquarius, una nave da ricerca e soccorso di proprietà dell’organizzazione non governativa SOS Méditerranée, battente bandiera di Gibilterra, ha lanciato la prima importante sfida al governo Conte. Una sfida che l’esecutivo ha raccolto e vinto, nonostante l’intensa campagna propagandistica messa in atto dall’intellighenzia pseudo-intellettuale anti-italiana rappresentata dal fronte Saviano-Tommasi-Strada e sostenuta all’unisono dal mondo mediatico e dello spettacolo e dall’opposizione a guida piddina.

L’equipaggio dell’Aquarius era intenzionato a scaricare in Italia le 629 persone a bordo, nonostante le concessioni dei porti pervenute da Malta e Spagna in seguito ad un delicato lavoro di pressione diplomatica, non aveva risposto alla richiesta avanzata da Salvini di poter trasferire soltanto le donne incinte e coloro dallo stato fisico più precario, e aveva sprecato un’intera giornata lungo il confine italo-maltese sostenendo di non aver ricevuto alcuna direttiva da parte italiana e spagnola inerente la possibilità d’attracco a Valencia, quindi paventando l’imminente fine delle scorte di acqua e viveri e le pessime condizioni meteo-marine. I rischi di uno spaccamento tra Lega e Movimento 5 Stelle ci sono stati, alla luce della campagna d’odio lanciata contro l’esecutivo, ma infine hanno prevalso il buonsenso e la solidarietà ai fini dell’unità nazionale.

Il governo Sanchez ha annunciato che si prenderà la responsabilità del carico dell’Aquarius, ribadendo allo stesso tempo che forse farà ricorso in sede internazionale per sanzionare l’Italia di quanto avvenuto. Gabriel Attal, il portavoce di En Marche!, il partito del presidente Emmanuel Macron, ha dichiarato che la posizione del governo Conte è stata vomitevole.

La Spagna è lo stesso paese che mantiene in territorio marocchino due realtà coloniali quali Ceuta e Melilla, difese attraverso una barriera di separazione sorvegliata e l’utilizzo della forza da parte della autorità di confine.

La Francia è invece quel paese in cui i cittadini delle ex colonie sono stati stipati in quartieri-dormitorio lontani anni luce dai centri cittadini, privi dei servizi di base essenziali e aiutati soltanto nell’apprendimento della lingua francese. Sotto l’egida di Macron ci sono stati respingimenti violenti dei rifugiati lungo il confine con la Liguria e con il Piemonte, culminati lo scorso marzo nella morte di una donna nigeriana, incinta, respinta mentre tentava di attraversare le Alpi, deceduta per gli stenti e per la mancata assistenza medica, ma non prima di dare alla luce una nuova vita all’ospedale sant’Anna di Torino.

L’intera galassia gialloverde si è schierata a difesa della linea dura di Salvini, soprattutto dopo i commenti provenienti da parte francese: Luigi di Maio, Alessandro di Battista, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, ed anche alcuni commentatori e giornalisti non considerabili come dei simpatizzanti del nuovo governo, ad esempio Enrico Mentana, hanno rispedito le offese al mittente.

Le offese provenienti da En Marche! avrebbero spinto il primo ministro Conte a valutare l’annullamento del vertice previsto per venerdì con Macron. Non si tratta di semplici indiscrezioni, dal momento che sono state anche commentate dal ministro Toninelli, che su Radio 105 si è detto contrario ad un annullamento, ma anche contrario a dialogare con chi lancia accuse infondate.

Mentre la Germania ha manifestato una posizione più cauta rispetto a quelle di Francia e Spagna, i premier di Ungheria, Slovacchia e Austria hanno dichiarato d’appoggiare la linea dura sull’immigrazione clandestina seguita dal nuovo governo; un segno che l’Unione Europea è sempre più divisa e che la rivoluzione del buonsenso del governo del cambiamento sta racimolando più consensi di quanto il mondo mediatico, gli intellettuali e l’opposizione a guida piddina non vogliano ammettere.

La sfida dell’Aquarius è stata indubbiamente il primo, importante banco di prova per il nuovo esecutivo che, pur condensando posizioni diverse al proprio interno, si è rivelato molto più unito e solidale di quanto la propaganda antigovernativa si aspettasse.

Un governo che concretizza le promesse elettorali nel giro di una settimana e la solidarietà tra forze politiche unitesi per il conseguimento del bene comune, due eventi ai quali l’Italia non era più abituata dai tempi della Prima Repubblica, assefuattta dalla spettacolarizzazione della politica, dal trasformismo e dal personalismo dell’era berlusconiana.

Dopo la prova di forza contro le organizzazioni non governative adesso serve l’abilità di difendere l’interesse nazionale internazionale, ossia l’abbandono della folle retorica antirussa e dell’appiattimento alle direttive franco-tedesche, la difesa dei confini e il ripristino dell’ordine pubblico ma, soprattutto, scegliere da che parte stare nella guerra fredda tra Stati Uniti e Germania.

Intanto, la prima partita è stata vinta con tenacia e gioco di squadra, avanti i prossimi e palla al centro.