Puntuale come uno starnuto allergico, ecco arrivare anche quest’anno, la ricorrenza più retorica dell’intero calendario. Il 25 Aprile, padre di tutte le divisioni (almeno di quelle sostanziali) del popolo italiano e simulacro decadente di un’idea che, forse, fu. Tralasciando lo squarcio di verità storica che una certa storiografia ha inflitto alla tela immacolata della resistenza antifascista, dando per buono quello che ci è stato inculcato in settant’anni di predominio culturale della sinistra, un dubbio non può non farsi strada nella mente del popolo italiano: cos’è rimasto di quell’idea di libertà, di giustizia, di fratellanza che la resistenza ha preteso e pretende di incarnare? Nulla a ben vedere. La stessa sinistra, erede principale delle forze resistenziali, ha da tempo dismesso il fazzoletto rosso in favore di gessati sartoriali che sanno di alta finanza. E poi, caro italiano, quand’è stata l’ultima volta che il tuo voto è stato rispettato dalla politica? Quand’è stata l’ultima volta che è stato fatto il tuo interesse? Credi che tenerti stretto un feticcio come la resistenza possa salvarti dal baratro?

Gli eroi giovani e belli non torneranno a ripianare i torti di questa selvaggia globalizzazione, non scenderanno dai monti per donarti la libertà di avere un lavoro decoroso. Continuerai a dimenarti in un contesto sociale sempre più alienante dove, per essere accettato, ogni tua personale peculiarità dovrà essere sacrificata sull’altare del pensiero unico. Semplice ingranaggio di un motore fatto in serie. Non esistono più legami tra l’Italia che fu e quella odierna, sono stati recisi dal liberismo progressista, un mostro ideologico che si distanzia, anche più del fascismo, dai valori che la resistenza ha inteso rappresentare. Le carnevalate di questa porca giornata non sono altro che l’ultimo disperato grido di un mondo morente, un mondo che vive di miti raccontanti, e non provati, e che grazie alla biologia sparirà presto. Per gli illusi, per i creduloni, per i fessi di ogni grado e risma facciamo finta che ancora fischi il vento. Del resto, un giorno all’anno il padrone te lo concede, caro compagno.