I momenti susseguenti al più o meno meritato trionfo della Francia, hanno segnato per molte realtà urbane, compresa quella della capitale d’oltralpe, una parentesi decisamente indecorosa. Se Place de la Concorde è rimasta praticamente intonsa, agli Champs-Élysées, in mezzo agli strati di polizia antisommossa e di facinorosi – fra cui molti a volto coperto – si è respirata e vissuta una vera e propria guerriglia da strada. Già alla terza rete dei transalpini, il prefetto della polizia Michel Delpuech aveva iniziato a mobilitare le forze dell’ordine in tutta l’area fra l’Arco di Trionfo e la più famosa strada di Parigi, tuttavia ciò non ha impedito il realizzarsi di questi turbolenti festeggiamenti. Si parla di una cifra che vaga dai 12 ai 15 negozi scassinati e saccheggiati dalle orde di vandali tifosi, i quali sono stati persino ripresi durante lo svaligiamento di una drogheria della catena Publicis ed un negozio di moto e articoli connessi, sito in avenue de la Grande Armèe.

E mentre questi assetatissimi giovani ufficializzavano i festeggiamenti tracannando bottiglie di vino e champagne, offerto ma senza consenso dall’État, la polizia già iniziava le operazioni di sgombero con gas lacrimogeni e idranti: gli indistinti cori delle beone frotte si sono pian piano diradati, lasciando spazio necessario per constatare e ammirare con disgusto una scena quasi post apocalittica. Questa vittoria, anziché fortificare l’unità della Francia e riappacificarla sotto i colori nazionali e le gesta sportive, sembra essere divenuta motivo per sfogarsi in modo improprio e dannoso, soprattutto considerando che si è trattato di un contesto di celebrazione e non di infamia. Sempre Michel Delpuech, minimizza e cerca di sistemare come può la pezza, parlando di bilancio dei danni moderato, rispetto alla vastità della folla festante. Nottetempo intanto, sono state fermate una novantina di persone, facenti parte di un gruppo di poco più ampio – 102 – già sotto l’occhio delle autorità.

Sorprende vedere come una occasione per unirsi e festeggiare in armonia, diventi, in un paese evidentemente e profondamente disagiato, motivo per far fuoriuscire livori e aggressività simili. Da anni a questa parte, la Francia e soprattutto la sua capitale, divengono spesso polveriere pronte a far scintille; saranno i traumi del terrorismo di matrice islamica? Oppure la crescente paura che Emmanuel Macron possa meglio/peggio di altri sfaldare e stroncare diritti sociali da sempre sacri ai lavoratori? Quel che è evidente al mondo è che a vincere a Parigi è stato il disordine anziché il decoro, il conflitto interno anziché l’armonia fraterna. Neppure lo sport ne esce tanto meglio: possiamo dire tutto quel che vogliamo, ma quella vittoriosa è una Francia inedita, una nazione europea sempre più multietnica che fa affidamento sulle eccellenti prestazioni fisiche dei figli di quell’Africa tanto vessata ai tempi e ancora oggi facile vittima di soprusi. Possiamo affermare, con amaro sorriso, che questi mondiali sono stati vinti dall’inciviltà delle bande e da quello che fu il secondo impero coloniale francese.