Uno degli artisti più dibattuti del ‘900, colui che trasforma i fatali quindici minuti di celebrità, pertinenti a ogni essere umano, in una vita intera, la sua. La propria fama, come spesso accade, non attende il termine dell’esistenza, ma dentro una frenesia tutta artistica, si avviluppa insieme al suo creatore in un mito vivente. Divo dell’arte, alimenta la propria celebrità nell’atto di deificare altre divinità. Cade proprio il 22 febbraio di questo anno, il trentennale della morte di Andy Warhol; artista completo e complesso, eminente figura di un movimento che ha sede nella Pop Art. Corrente, che nasce negli Stai Uniti intorno alla metà degli anni ’50, celebra l’appuntamento tra l’arte e l’oggetto consumistico, festeggiato dai mass media. Oltre i nomi di Claes Oldenburg, Tom Wesselmann, James Rosenquist, Roy Lichtenstein, troneggia su tutti quello di Andy Warhol.

La sua immagine figura, anche per delle peculiarità estetiche – dumb blond – la fotografia dell’evanescenza.

Recentemente alcune aziende si sono mostrate interessate a comprare la mia “aura”. Non volevano i miei prodotti. non facevano che dirmi: “Vogliamo la tua aura”. Non ho mai capito cosa volessero. Ma erano disposti a pagare un sacco di soldi. Ho pensato allora che se qualcuno era disposto a tirare fuori tanti soldi avrei dovuto cercare di capire cosa fosse. Penso che l’aura sia qualcosa che solo gli altri possono vedere, e ne vedono solo quel tanto che vogliono vedere. Sta negli occhi altrui.

Andy Warhol

Il rimando di una percezione; qualcuno che è nel proprio tempo, ma lo indaga da lontano: un’ assenza presente. Nella singolarità di essersi attribuito un nome e nella farsesca discrezione nei rapporti con la stampa, risiedono le importanti contraddizioni di colui che domanda luce nell’atto di eclissarsi: la commedia di apparire a sua insaputa. Un’andatura colmata da numerosi scritti, aforismi, pensieri e due libri autobiografici. Incline al presenzialismo mondano, sovente per vezzo, si lascia surrogare da un sosia. Episodio che contempla persino l’occasione del galà per il suo primo film come regista: The Chelsea Girls.

Oltre l’eccentricità propria del personaggio, il riconoscimento per Warhol va nel verso di numerose e considerevoli innovazioni. Con Warhol, l’immagine dell’artista, cessa di essere quella di un bohémien di ascendenza maudit, con l’anima e il cuore dentro l’atto creativo. Al contrario, indossa gli abiti del business man. L’arte non è necessariamente associata alla tela di una malagiata soffitta parigina o newyorchese. La creazione, dal primo afflato di una pennellata, sino all’ultimo marchio di una compravendita, non si dissocia dall’inevitabile circuito monetario. Warhol sdazia la fotografia dell’artista indigente e maledetto in favore di un creatore danaroso, e sì, ancora maledetto. È pensabile dipingere nella difficoltà di una piccola mansarda o in un fosco seminterrato, ma, qualora possibile, perché non farlo da un elegante loft di Manhattan?!

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Rotolo di Banconote- 1962, Matita, pastelli e pennarello su carta

La più rilevante innovazione è nei soggetti della sua arte. La star, mediante il tocco fotografico o serigrafico di Warhol, entra di diritto nell’eternità. Uno spazio accessibile con i caratteri del sociale, un’altezza non solo vagheggiata, ma di fatto conseguibile. La notorietà perde la solennità e si accomoda nei salotti della popolarità. Poco importa se in questa New York del trapasso tra gli anni ’50 e ’60, l’estetica commerciale venga discussa come disdicevole. Warhol è troppo nell’empirico per un mutamento e un adeguamento alla corrente dell’Espressionismo Astratto proprio di quel periodo.  Marilyn Monroe è presumibilmente il magnete principe del suo lavoro. Diva tra le dive, bella tra le belle, si fissa nell’eminenza della Pop Art  come il preminente modello della sua peculiare lavorazione artistica: l’attrice veste l’abito “warholiano” dello spirito eterno, ma praticabile.

Talvolta penso che la bellezza estrema dovrebbe essere assolutamente priva di humor. Poi penso a Marilyn Monroe: le migliori battute erano le sue. Avrebbe potuto essere divertentissima, se solo avesse trovato il posto giusto nel mondo della commedia.

MARILYN, 1964 serigrafia su tela

Marilyn- 1964 serigrafia su tela

Marilyn è altresì l’ipotetica proiezione di Warhol: ambedue dal nulla al tutto, dalle origini povere alla ricca celebrità. La diva figura lo scatto della donna con un fardello massiccio: dall’infanzia problematica sino alle vette erotiche delle immagini mentali di un popolo. Al fianco, il trono di un altro divo che si fascia nel medesimo percorso: Elvis Presley. Andy, Marilyn ed Elvis cristallizzano il tanto decantato sogno americano. L’America – dove Warhol giunge a diciotto anni – è quel posto dove tutto può accadere: il camionista Presley evolve nell’icona capace di scatenare scene di isteria collettiva. Norma Jeane avanza prima in Marilyn e poi nel sogno proibito di una nazione. Warhol dona loro al contempo eternità e accessibilità, li umanizza nell’oltremondano. Da un lato descrivono i simboli di uno Stato e dall’altro, quello più intimo, disegnano la proiezione di una psiche, figlia di un immigrato minatore, che percorre le stesse strade impervie.

Elvis Triplo- 1964 Inchiostro di serigrafia e tinta argento su tela

Elvis Triplo- 1964 Inchiostro di serigrafia e tinta argento su tela

L’elemento che permette all’artista newyorkese una visione diversa e paradossalmente più acuta, è proprio il distacco di colui che non nasce a New York. La “Grande Mela” diviene nella sua mente un curioso oggetto di osservazione, da trascinare nel cuore pulsante della sua arte. Le origini slovacche fanno dei suoi occhi, lo sguardo di un fanciullo al cospetto dei primi impulsi in un mondo magico, una sorta di parco giochi dove l’andare a zonzo è già una prima creazione. L’innovazione di Warhol è anche nel gesto di una mutazione o di una liberazione, nello specifico quella di trasformare un’antinomia dell’arte in oggetto d’arte. Se un bene di consumo disegna il prodotto più lontano dall’opera, Warhol lo sveste del fattore avverso, trainandolo di filato all’interno dell’atto creativo.

Io amo tutti i movimenti di liberazione perché dopo la liberazione le cose da mistiche si trasformano in comprensibili e noiose, e allora nessuno si sente più tagliato fuori se non prende parte a ciò che sta accadendo.

È la minuziosa attenzione al reale a permettere un capovolgimento dell’accadere. Simbolica l’operazione compiuta sulla grossa scatola di minestra Campbell: l’oggetto prettamente consumistico finisce insieme a Marilyn, Liz Taylor ed Elvis nell’Olimpo degli dei. Warhol si cala nel basso del Bronx e del Quincy, per ascendere all’alto di una dimensione che non domanda divisioni di classe o quartiere. Nel suo lungo cammino dentro l’arte, alcune serigrafie occupano un posto di particolare rilievo; in modo traslato si volgono alla morte. La suggeriscono senza nominarla; così la sedia elettrica e i diversi ritratti – tredici – di pericolosi ricercati dalla legge. Warhol non crede nella morte, non è pronto e ritraendo dimensioni, che in qualche modo la evocano, rappresenta una modalità per conoscerla. O per vampirizzarla.

È incredibile quanta gente appende nella propria camera da letto un quadro raffigurante la sedia elettrica, soprattutto quando i colori del dipinto sono uguali a quelli delle tende.

Grande sedia elettrica- 1967 Acrilico e serigrafia su tela

Grande sedia elettrica- 1967 Acrilico e serigrafia su tela

Un artista completo, mosso da Marilyn, approdato a Mao sino ai Rolling Stones. Tuttavia non lascia nell’ombra l’opera dei grandi maestri. Il Rinascimento feconda nel re della Pop Art, la rivisitazione di alcuni baluardi del periodo: S.Giorgione e il drago di Paolo Uccello, L’Annunciazione e L’ultima cena di Leonardo da Vinci. Non a torto, nell’anno del trentennale della sua morte, Andy Warhol è pensabile come una sorta di moderno Virgilio che attraversa la realtà con tutto il suo peso e giunge a una dimensione ultraterrena nel paradosso del commerciale e consumistico . Una guida, che tende la mano a molti artisti, nel dono di una consapevolezza: l’arte è un congegno in grado di segnare e nel mentre svegliare la coscienza sociale. Un pop apparato che spalanca gli occhi di tutti su tutto.

… Guadagnare denaro è arte;

lavorare è arte; e fare affari è l’arte

per eccellenza.

A.W.