Das ist Kunst oder kann weg? (Questo è arte o posso buttarlo?) ci chiedevamo non troppi giorni fa assieme agli addetti alle pulizie del Museion di Bolzano che hanno rimosso l’installazione “Dove andiamo a ballare questa sera?” non riuscendo –e come dargli torto-  a vedere null’altro che rifiuti nelle bottiglie e i coriandoli sparpagliati a terra. Sbattuto il mostro in prima pagina e scaduto il tempo per indignazioni, polemiche o elogi, oggi alla domanda “Arte o spazzatura?” possono seguire considerazioni su come l’attuale panorama artistico-culturale, la cui apertura coincide col raggio di apertura del mercato- ponga spesso nell’ imbarazzo della scelta fra estetica e gusto, arte pop ed esclusiva, banalizzazione dell’arte ed esclusivizzazione del banale.

“Arte o spazzatura?” L’uomo medio, il rampante borghesuccio colto, cosmopolita, moderno, ha una risposta che gli ronza per la testa ma che non osa dare. La gente che l’arte moderna non la capisce e senza vergogna e senza paura la getta nel cestino, ha in sé ogni saggezza. Imitare questo atteggiamento, in tutta sincerità, equivarrebbe però a negare quanto ci si professa di essere e ad arrestare le proprie aspirazioni di ascesa. Meglio quindi non identificarsi con la fiera ignoranza dei cestinatori e ripudiare con sdegno la loro posizione.

I non cestinatori, che sono capaci di tacciare di ignoranza ma che preferiscono non pronunciarsi su rifiuti e lavabi come “oggetti d’arte” (del resto li considerano spazzatura pure loro), preferiscono piazzare in salotto soprammobili informi, 100% plastica, targati Ikea; riempire la cucina di utensili dal design futuristico, di rendere così la propria casa in linea con un gusto “moderno”, che richiama le linee di quell’arte moderna così criptica e così élitaria (a loro dire).  Beati i poveri di spirito ma dannati i ricchi per finta, incapaci persino di distinguere laddove l’arte è arte, e laddove le sue derive la rendano invece spazzatura.

I non cestinatori non hanno risparmiato alla contaminazione nemmeno lo stile “antico”. Svilito ed inflazionato, trova negazione nel genere d’arredamento “retrò”, che si richiama ad un certo gusto imitandolo nelle tappezzerie, nei mobili in stile, nella disposizione di oggetti, oggettini, soprammobili spesso in sovrannumero che vanno a creare un ambiente soffocante, feticcio, sovraccarico più che accogliente. Modernismo dell’ultima ora e antiquariato di maniera non sono che due facce di una stessa medaglia. Sul piano del quotidiano, costituiscono segnali precisi di quale direzione stia prendendo la reificazione dell’arte: sempre più lontana dal proporre modelli in pezzi unici, sforna matrici, stampi per la serializzazione di oggetti di mercato.
La medietà, nello sforzo di evadere dalla dimensione del carino, non fa che alimentare la fiera del kitsch. Ma non era meglio la vecchia gondola sul televisore? Brutta e feticcia come solo un souvenir può essere, ma di una onestà cestinatrice che sa dire ancora “a me non piace”.