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Non è sempre facile riuscire a cogliere la vera essenza di un genere musicale o di una corrente artistica. Spesso le intenzioni sono celate dietro una cortina di testi, melodie, immagini volutamente contraddittorie che rendono impossibile la comprensione immediata del recondito messaggio che tali creazioni portano con sé. Il caso della Vaporwave e del suo corrispettivo grafico, la Aesthetic, è emblematico in questo senso: entrambe affondano talmente tanto nel no-sense che diventa difficile distinguere ciò che è dotato di significato da ciò che invece ne è privo. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più affascinanti di questa corrente estetica nata all’incirca nel 2010 nei meandri dell’internet.

Musicalmente parlando la Vaporwave è un sottogenere della Chillwave e del SeaPunk ed è contraddistinta da un larghissimo uso di campionamenti e distorsioni di musica LoungeSmooth Jazz e Synth Pop. Dopo un inizio stentato, dove la Vaporwave era stata relegata all’interno dei soli forum dedicati, guadagna un certo grado di popolarità grazie ad alcuni album come Far Side Virtual (2011) di James Ferraro, Eccojams Vol.1 (2010) di Chuck Person 新しい日の誕生 dei 2814 e 0 di Blank Banshee.

Superata questa prima fase di nascita e rapida ascesa, la Vaporwave trova il suo completamento nell’incontro su vari social network (Tumblr, 4chan, Bandcamp) con la Aesthetic, corrente artistica di tipo grafico che nelle sue immagini spesso richiama alla tecnologia, alle serie televisive e alle pubblicità degli anni ’80-’90, con l’inserimento di palme, statue greche e tramonti. È evidente come, soprattutto nella Aesthetic, sia presente una grossa dose di no-sense che non deve però distrarci: sarebbe sbagliato archiviare questa complessa corrente artistica come fosse un inutile mucchio di sciocchezze senza significato. La Vaporwave di significati invece ne ha, eccome se ne ha. Per coglierli bisogna però spingersi oltre la semplice critica musicale o artistica, bisogna addentrarsi nelle motivazioni di chi ha deciso, quasi dieci anni fa, di intraprendere la strada della produzione Vapor.

新しい日の誕生 – 2814

Prima d’iniziare può tornare utile svelare un interessante paragone che può aiutarci nel condurre correttamente la nostra riflessione. Liz, una delle cofondatrici di SPF420 (uno dei siti più importanti nella comunicazione e distribuzione di materiale Vaporwave), ha rivelato che a suo modo di vedere la Vapor rappresenta il Punk del nuovo millennio. Sotterrata l’ascia di guerra della vecchia tradizione Punk e del più giovane Punk-Rock di fine anni ’90 – primi ’00, le nuove generazioni hanno dovuto reinventare il genere ribelle per eccellenza. Quale modo migliore di farlo se non con l’ausilio di internet? Dunque la Vapor sarebbe l’espressione artistica di alcuni ribelli digitali i quali

rubano musica altrui solo per modificarla un po’. Questo è fottutamente Punk. I gruppi punk sapevano suonare solo power chords. È brillante. La vaporwave non è pigra, e nemmeno il punk, penso che questi due generi di musica siano paralleli: brani brevi con messaggi molto letterali, realizzati con un intento minimale.

Le parole di Liz sembrano avere un certo fondamento. La Vapor ha infatti un altro elemento in comune con il Punk, forse il più essenziale. La vena critica. Secondo molti osservatori infatti la Vapor è il genere che più ha, in modo molto poco esplicito, colto e fatto sue le parole espresse da Marx nel Manifesto del Partito Comunista, in funzione di critica al capitalismo.

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Non è un caso che nei video vengano proposti in modo così martellante pubblicità e mezzi di consumo di oltre vent’anni fa. C’è la precisa volontà di risaltare il contrasto tra le pubblicità, espressioni così sgargianti della potenza del mercato (vi ricordate i colori ultra-accessi delle pubblicità anni ’90?), e la totale vacuità della merce venduta. Pensateci: in una società consumistica la merce e il denaro sono tutto. Noi lavoriamo per guadagnare denaro che poi spenderemo per comprare la merce iper-pubblicizzata sui media. Per noi questo è normale, è un sistema in cui siamo nati e non possiamo pensare che possa esistere un sistema di consumo diverso da questo.

L’obiettivo di chi produce Vapor, come per chi faceva Punk, è quello di mettere in crisi questo sistema apparentemente inattaccabile. Tuttavia se da una parte i punkers erano soliti scagliarsi apertamente contro il sistema, gli artisti Vapor perseguono il loro fine in modo molto più velato: i brani e i video Vapor sembrano il trionfo della gioia e del benessere degli anni ’90 e sembrano intrisi di una fortissima connotazione nostalgica (che, come vedremo tra poco, è in realtà davvero presente). In questo modo viene magistralmente messo in risalto un particolare: tutta quella merce così abilmente spettacolarizzata dalle pubblicità anni ’90 ormai non esiste più. È svanita, è evaporata, è scomparsa sia a livello mediatico che a livello fattuale (non crediamo ci sia ancora qualcuno che possegga in casa un Pc del ’95).

0 – Blank Banshee

Tutto ciò in funzione di cui abbiamo vissuto e per cui i nostri genitori hanno lavorato si è volatilizzato, e con lui anche il nostro tempo. Da questo concetto già espresso da Marx nel Manifesto con la frase tutti i solidi si sciolgono nell’aria deriva lo stesso nome della Vaporwave. Il segno del passaggio della filosofia marxiana si può cogliere anche nella struttura musicale dei brani Vapor, dove non sono presenti né ritornelli né segni distintivi di una melodia che possa farci subito associare il brano all’autore che l’ha composto.

Risulta difficile che a distanza di tempo un brano Vapor ci rimanga impresso nella mente per qualche sua caratteristica peculiare, ma ciò non è dovuto all’incapacità degli artisti. La musica deve invece andare a ricalcare quello che è il messaggio fondamentale, ossia che tutto evapora, che tutto nel modello consumistico vola via senza lasciare alcuna traccia di sé e che quindi nel capitalismo tutto ciò per cui noi viviamo detiene, a livello ontologico, un valore prettamente contingente e legato alle logiche di consumo. Modificate quelle anche l’elemento merce si annienta, si annichilisce. E noi con lui.

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Come dicevamo, nella musica Vapor e nella Aesthetic sembra esserci una considerevole dose di nostalgia. Ed è vero. La componente nostalgica c’è, è innegabile. Il continuo riferimento ad un passato pre-adolescenziale di inizio anni ’90 dove tutto era perfetto, dove i problemi erano relativamente risolvibili, dove le relazioni con il mondo erano molto più semplici non è altro che questo: pura nostalgia. In questo senso la nostalgia tradotta dalla musica Vapor va intesa come la volontà di chiusura-al-mondo che Heidegger aveva attribuito all’Io inautentico. Detto in parole povere, nell’età post-adolescenziale l’essere umano inizia a misurarsi con tutta una serie di problematiche non solo materiali ma anche esistenziali che, prima o dopo, lo condurranno verso uno stato di angoscia. È così per tutti, è fisiologico. Tuttavia c’è chi si apre-al-mondo, all’angoscia e quindi al proprio Io autentico e chi invece cerca di nascondersi e di trovare un’ancora di salvezza in qualche categoria predefinita o in qualche meta-luogo in cui la presenza del sentimento di angoscia è ridotta al minimo.

Il meta-luogo che si presta meglio a questo intento è senza dubbio il ricordo della nostra età pre-adolescenziale che, per chi oggi produce e ascolta Vaporwavesi colloca proprio negli anni ’90. Uno dei sintomi più evidenti di questo tentativo di chiusura è la Dreamwave, un sottogenere della Vapor in cui ad una musica estremamente rilassante, che induce quasi al sonno e di conseguenza al sogno, vengono affiancate immagini a noi familiari, estremamente rilassanti e soprattutto rassicuranti. Volendo fare un paragone piuttosto ardito, l’attuale Xanax-Pop rientra senza dubbio nella scia tracciata anni fa dalla Dreamwave. Il fatto che la Vapor rappresenti una forma di chiusura-al-mondo non deve essere tuttavia inteso con un’accezione negativa. Anzi, lo stesso Heidegger fu il primo ad ammettere che nell’Io inautentico, nella nostra ricerca di sicurezze davanti all’angoscia, non c’è assolutamente nulla di errato. È una proprietà intimamente propria dell’essere umano di cui non si può fare a meno.

A night together – Kudasai

A questo punto della nostra riflessione sorge però un dilemma. Abbiamo unito precedentemente due concetti: critica al consumismo e nostalgia. Vien da sé che questi due concetti non sono per nulla complementari tra loro, anzi sollevano una certo grado di contraddittorietà. Come si può essere nostalgici di qualcosa che si critica? È proprio questa la contraddizione che alberga nelle profondità più recondite della Vaporwave e che va risolta. Facciamo un passo indietro. C’è un concetto da cui la Vaporwave non può prescindere, un concetto talmente essenziale da essere adottato per dare il nome al genere: il fenomeno della evaporazione. Nella prima parte della nostra analisi abbiamo già incontrato il concetto di evaporazione in senso marxiano. Esiste però un altro significato per questo termine che è stato teorizzato prima da Jacques Lacan e ora ripreso da Massimo Recalcati: l’evaporazione del padre. Con questo concetto si intende, detto in modo molto sintetico, la graduale perdita di rapporto del Figlio con il Padre e il sempre minore peso specifico della figura paterna all’interno del microcosmo famigliare.

Vi starete chiedendo come tutto ciò abbia a che fare con la Vaporwave. È presto detto. Tutti noi abbiamo avuto in età pre-adolescenziale tre genitori: il Padre, la Madre e la società (nel nostro caso la società dei consumi). Quest’ultima si è palesata attraverso i media, in particolar modo la televisione. Pubblicità, film, serie televisive ci hanno educati ad intendere la vita in un certo modo, ci hanno influenzato nella nostra logica decisionale e, più in generale, nel nostro modus operandi. La società dei consumi, e con lei la televisione come suo mezzo privilegiato, può essere definita a tutti gli effetti un terzo genitore. La società dei consumi tuttavia si caratterizza anche per leggerezza, inconsistenza e, come ci suggerisce la stessa Vaporwave, vaporosità. Quindi a lungo andare tutto ciò che noi avevamo identificato da bambini come terzo genitore è lentamente scomparso. La merce pubblicizzata e le stesse pubblicità che scandivano i nostri pomeriggi sono scomparse nel nulla dell’annichilimento mediatico, dove una pubblicità che siamo abituati a guardare quotidianamente da anni scompare dall’oggi al domani senza spiegazioni. Sebbene non affiori immediatamente in tutta la sua crudeltà, vi è una forma traumatica che è conseguenza di questo fenomeno, causata dalla nullificazione di uno dei genitori a cui eravamo più legati. In questo senso si può parlare di evaporazione del padre in riferimento alla società dei primi anni ’90.

Il concetto di evaporazione del padre è ciò che ci permette di coniugare i due concetti di critica al consumismo e di nostalgia. Se da una parte abbiamo dei ricordi splendidi di quel terzo genitore che ci ha educati al divertimento in un periodo in cui, in quanto bambini, i problemi si contavano sulle dita di una mano, dall’altra vi è una rabbia repressa nei confronti della società che, per sua stessa indole ed essenza, ci ha abbandonati e ci ha reso orfani.

La critica alla società dei consumi suona allora come un monito, come un grido di rabbia del Figlio che ha visto il proprio Padre evaporare ed è rimasto orfano. Ed ecco allora che il Figlio abbandonato cerca una rivalsa nei confronti di quella società che lo ha lasciato solo, criticandola senza pietà e storpiandone il messaggio originale. L’uso diffusissimo di campionamenti e di distorsioni nella Vaporwave rispecchia proprio questo atteggiamento di rivalsa: l’artista prende, per fare un esempio, il tema musicale di una famosa pubblicità distorcendolo quasi all’inverosimile, nel tentativo di abbattere la cortina di plastica e falsità che ricopre lo strumento pubblicitario. Nell’atto di rivalsa l’artista Vaporwave non si ferma al solo distorcere, ma grazie al campionamento crea una sorta di terzo elemento, a metà tra la pubblicità originale e la distorsione totale. D’altronde la stessa Vaporwave è il terzo elemento tra nostalgia (pubblicità originale) e critica (storpiatura totale).

In definitiva, se la Vapor e l’Aesthetic sono il terzo elemento tra nostalgia e critica, allora la Vaporwave è essa stessa l’evaporazione, ossia il termine medio tra il nostro passato e il nostro presente, tra l’amore e l’odio per un sistema che ci ha accudito e distrutto. In quanto termine medio la Vapor si contrappone alla società dei consumi ma è anche parte di essa, perciò la sua prerogativa rimarrà sempre la stessa: criticare rimanendo sospesa in un non-luogo (internet) e attraverso dei brani e delle immagini che, come sostiene Grafton Tanner, sono caratterizzate dal non-tempo e dal non-valore intrinseco. Proprio come il consumismo.